
di FILIPPO COPPOLETTA
Non abbiamo niente da perdere: andremo a Monza sereni, come ragazzi che vanno al parco a divertirsi”. È il messaggio più forte lanciato da Alberto Aquilani al termine della finale d’andata playoff di Serie B persa dal suo Catanzaro contro il Monza al “Ceravolo”, un 2-0 pesante nel risultato ma che, nelle parole del tecnico giallorosso, non cancella la prestazione e soprattutto la speranza.
Davanti a un “Ceravolo” infuocato, il Catanzaro ha retto per oltre settanta minuti contro una squadra costruita per tornare immediatamente in Serie A. Poi l’eurogol di Hernani da fuori area e il contropiede finalizzato da Caso hanno indirizzato il primo atto della finale verso i brianzoli.
Aquilani, però, non si è nascosto dietro il punteggio. Anzi, ha rivendicato la prova dei suoi: il rammarico più grande nasce dalle occasioni mancate prima del vantaggio ospite. “Ora dovremo scalare una montagna? In realtà la scalata era già iniziata da un po’” ha ribadito il tecnico romano, in riferimento ad un percorso straordinario che ha visto i giallorossi assoluti protagonisti di prestazione di livello in ogni campo.
“Ci sono state due o tre situazioni dove dovevamo far gol. Se segni cambia la partita”. Il riferimento è soprattutto alle opportunità costruite da Pittarello, Pontisso e Di Francesco, episodi che avrebbero potuto cambiare l’inerzia della gara. Per Aquilani, infatti, “non sembrava una partita da 2-0”. Il suo Catanzaro ha provato a giocare, ma si è scontrato contro la forza fisica e tecnica di un Monza che ha saputo colpire nel momento decisivo. “Soffrivamo la fisicità del Monza, è normale. Hanno un motore diverso e lo hanno sfruttato nei singoli”, ha ammesso il tecnico giallorosso.
L’allenatore ha riconosciuto apertamente la superiorità della panchina biancorossa, senza però trasformarla in un alibi. “È una squadra costruita per vincere il campionato. I cambi hanno spaccato la partita perché entrano giocatori che fino all’anno scorso stavano in Serie A”. Un concetto ribadito più volte nel postgara, quasi a certificare la differenza di organico tra le due finaliste.
Eppure, nonostante la delusione, Aquilani ha cercato subito di riaccendere l’orgoglio del gruppo. “Nel calcio non si sa mai”, ha detto ricordando la semifinale contro il Palermo, quando il Catanzaro era riuscito a difendere il prezioso 3-0 dell’andata conquistato al Ceravolo. Stavolta servirà un’impresa ancora più grande all’U-Power Stadium, ma il tecnico vuole una squadra libera mentalmente. “I ragazzi erano distrutti più mentalmente che fisicamente. Dobbiamo prepararci in maniera semplice, naturale, senza cercare troppe cose” ha aggiunto.
Il passaggio più emozionante della conferenza è arrivato parlando del pubblico giallorosso, capace di applaudire la squadra fino al 94’. Aquilani ha confessato tutto il suo dispiacere per non essere riuscito a regalare una notte storica a una città che sogna la Serie A da oltre quarant’anni. “La vera soddisfazione sarebbe stata regalare qualcosa di incredibile a questo popolo, a questa regione, a questa cultura che aspetta da tanto tempo. Però mai dire mai”.
Eppure, anche nella sconfitta, il Catanzaro esce tra gli applausi. Perché la finale resta aperta almeno nello spirito di una squadra che continua a crederci. “Mai dire mai”, ripete Aquilani. E in fondo è proprio questo il messaggio che il tecnico ha voluto lasciare alla sua gente: la salita è durissima, ma il Catanzaro non ha alcuna intenzione di smettere di scalare.
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