
di CARLO MIGNOLLI
Il Catanzaro si affaccia alla finale playoff di Serie B con entusiasmo, consapevolezza e una città intera pronta a spingere. Dopo l’impresa del “Barbera” contro il Palermo, i giallorossi tornano al “Ceravolo” per il primo atto contro il Monza: 180 minuti per inseguire un sogno che manca da oltre quarant’anni.
Un percorso costruito passo dopo passo, senza scorciatoie, dalla crescita continua durante la stagione fino alla maturità mostrata nelle sfide decisive. Ora, davanti, c’è un’altra corazzata: il Monza, squadra costruita per la Serie A, capace di eliminare la Juve Stabia e arrivare all’ultimo atto con ambizioni chiare, come ha detto anche mister Bianco ieri nella conferenza di vigilia.
“Siamo arrivati all’atto finale, alla partita che volevamo giocare tutti”. Esordisce così in conferenza stampa Alberto Aquilani, con la lucidità di chi sa cosa ha costruito: “Ci credevamo, perché vedevamo una squadra con qualità importanti. Ci siamo arrivati con la nostra forza e con le nostre idee, ed è questo che mi rende più orgoglioso”. Una finale che si prepara in pochi giorni, tra fatica e adrenalina: “Si prepara più in video che in campo, perché il tempo è poco. Ma vedo i ragazzi concentrati, pronti. Partite così si preparano quasi da sole”.
E poi il concetto chiave, quello che accompagnerà la sfida: “Domani si azzera tutto. L’energia arriva da dentro. Bisognerà ascoltare più il cuore che le gambe”. Il Catanzaro arriva alla sfida con certezze consolidate, rafforzate dalla semifinale vinta contro il Palermo: “Il modo in cui abbiamo superato il turno ci ha dato ancora più consapevolezza. Queste partite si vincono con tante componenti: il gioco, la capacità di restare dentro la gara, di non spostarsi di un centimetro nei momenti difficili”.
Una crescita mentale evidente, che non cambia però l’identità della squadra: “Noi non abbiamo mai pensato di essere belli e basta. Il nostro modo di lavorare ci permette di competere e vincere. Anche in finale non ci snatureremo”. Il rispetto per l’avversario è totale: “Il Monza è una grande squadra, costruita per la Serie A. Ha individualità forti ed è qui anche per dettagli. Servirà massima umiltà: se pensiamo che sia tutto scontato, non abbiamo capito niente”.
Eppure, dentro lo spogliatoio, c’è qualcosa di più: un legame che va oltre il campo. “Quando succedono certe cose in un gruppo vuol dire che nasce qualcosa di magico. Non c’è niente di costruito, è tutto naturale. E quando è così, possono succedere cose importanti”. Simbolo di questo legame è il capitano Pietro Iemmello, figura centrale anche per Aquilani, come ha testimoniato l'abbraccio finale in Sicilia, con lacrime annesse: “È un ragazzo che vive per questa città. Ci sono delle similitudini con Totti per la Roma, con le dovute proporzioni. Ha qualcosa dentro che è difficile spiegare”.
Il tema della leggerezza torna centrale, ma con un significato preciso: “Quando parlo di leggerezza non significa che non vogliamo vincere. Significa avere la testa libera per giocare bene. Per vincere dobbiamo giocare bene al calcio, questa è la nostra forza”. Sullo sfondo resta anche la gestione delle energie, dopo una serie ravvicinata di partite: “È un dato da considerare, ma è la finale. Dentro il sangue entra qualcosa di diverso. Non vedo una squadra stanca, vedo una squadra pronta”.
E proprio dalla semifinale arriva uno dei segnali più forti: “Dopo il gol preso a freddo a Palermo tante squadre sarebbero crollate. Noi no. Siamo rimasti dentro la partita, abbiamo creato occasioni. In uno stadio così non è scontato”.
Un bel passaggio anche su Favasuli, uscito col naso sanguinante dalla battaglia di Palermo e il mister ha voluto soffermarsi non solo sull’aspetto fisico, ma soprattutto su quello umano: “È un ragazzo che ho visto nascere calcisticamente, lo conosco molto bene anche dal punto di vista emotivo. Ha un cuore enorme, è un ragazzo forte e ha fatto miglioramenti impressionanti”. Il tecnico ha poi aggiornato sulle sue condizioni dopo il colpo al naso: “Adesso sta valutando se utilizzare la mascherina o meno, però sta bene ed è carico”.
Ora l’ultimo passo, il più difficile: “Manca l’ultimo scalino. Dobbiamo restare umili, concentrati e fare qualcosa di straordinario”. Il “Ceravolo” sarà ancora una volta un fattore: un popolo intero pronto a spingere il Catanzaro verso un sogno che, oggi più che mai, sembra possibile.
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