
di FILIPPO COPPOLETTA
Si è conclusa nei giorni scorsi, presso il Tribunale di Catanzaro, una drammatica vicenda giudiziaria che ha visto protagonista un uomo straniero, Sulaiman Lawale Fasasi, condannato in primo grado a 3 anni di reclusione per i reati di atti persecutori e tentata violenza sessuale aggravata dall'uso di un'arma impropria.
La vicenda affonda le radici nel tardo 2024. Secondo quanto emerso dagli atti della Procura, l'uomo aveva preso di mira una giovane donna di Catanzaro che lavorava come commessa in un negozio della città. Quello che era iniziato come un interesse molesto si è presto trasformato in un vero e proprio incubo: appostamenti costanti fuori dal luogo di lavoro, pedinamenti lungo il tragitto verso casa e avances verbali sempre più pesanti e degradanti. La vittima, sprofondata in un grave stato di ansia e timore per la propria incolumità, era stata costretta a modificare radicalmente le proprie abitudini, chiedendo a conoscenti di accompagnarla per evitare di rimanere sola.
Il punto di rottura è avvenuto a metà dicembre 2024. In un primo episodio, l'aggressore ha fatto irruzione nel negozio dove la donna si trovava sola, minacciandola pesantemente e brandendo una forchetta di metallo. Nonostante l’intervento di terzi accorsi in difesa della vittima, l'uomo non ha desistito, arrivando a minacciarla di morte e tentando di colpirla con l'utensile nel vano tentativo di costringerla a un rapporto sessuale. Il giorno seguente, l'uomo si è ripresentato sul posto di lavoro reiterando le pretese sessuali e le minacce. Tale condotta ha portato all'emissione di una misura di custodia cautelare in carcere, eseguita pochi giorni prima di Natale.
Nella sentenza emessa dalla prima sezione penale, il collegio giudicante ha riconosciuto la colpevolezza dell'imputato, confermando l'impianto accusatorio per i gravi fatti contestati. La giovane donna, che ha affrontato l'intero iter processuale assistita dall'avvocato Antonio Ludovico del foro di Catanzaro, ha visto riconosciute le proprie ragioni con la condanna dell'uomo non solo alla pena detentiva, ma anche a severe sanzioni accessorie che ne limitano i diritti civili e professionali.
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