Fondi emergenza Covid. Il centro studi “Don Francesco Caporale” e l’associazione “Avvocati dei consumatori” ne chiedono l'utilizzo

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Coronavirus (Foto d'archivio)

La diffida è rivolta ai ministeri della salute e degli affari generali che con "il presente atto sono tenute a provvedere, immediatamente, a strutturare un piano di riorganizzazione delle strutture ospedaliere, impiegando le risorse economiche messe a disposizione”

  26 dicembre 2020 12:53

Porta la firma del Centro studi politico sociali “Don Francesco Caporale” e dell’Associazione “Avvocati dei consumatori” la diffida indirizzata al Ministero della Salute e al Ministero degli Affari generali con cui si intima alle Amministrazioni pubbliche chiamate in causa a “a provvedere, immediatamente, a strutturare un piano di riorganizzazione delle strutture ospedaliere, impiegando le risorse economiche messe a disposizione”. A darne notizia sono Pietro Donato Ippolito, Paola Bellomo, Saverio Macrina , Lello   Fedele Talarico, Paolo Ferrise, Fabio Lagonia, Elena Grimaldi, Antonio Bitonte, Pietro Romeo, Domenico Lomanni, Alberto Tiriolo del Csps “Don Caporale” che spiegano i gravi inadempimenti da cui deriva una lesione “concreta, diretta e attuale degli interessi di tutti i cittadini calabresi, fruitori della sanità pubblica”.

“Il decreto  n. 91 del 18 giugno 2020 ha disposto il riordino della rete ospedaliera in emergenza COVID-19 in ottemperanza al decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34. prevedendo la dotazione di 3500 posti letto di terapia intensiva, nonché il potenziamento di tutta la rete ospedaliera regionale in Calabria, come previsto dal "Documento di riordino della Rete Ospedaliera in Emergenza Covid-19" di cui all'allegato "A" del suddetto provvedimento – si legge nella diffida -. A tal fine, sono stati messi a disposizione della sanità calabrese fondi per circa 86 milioni di euro. A causa delle gravi inadempienze poste in essere dal Commissario, generale Saverio Cotticelli, la Regione Calabria, tuttavia, non ha sviluppato alcun piano di potenziamento sanitario, tant’è che, con DPCM del 3.11.2020, veniva dichiarata zona rossa, al fine di limitare al minimo la circolazione dei cittadini, come unica precauzione dal diffondersi del contagio, nonostante invece siano state disposte le risorse per il miglioramento della rete sanitaria. Le ASP Calabresi, hanno improvvisato le riorganizzazioni delle proprie strutture e del personale, in totale assenza dei fondi stanziati".

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"Nessun dato di spese e/o rendicontazione è stato pubblicato in questi mesi – spiegano ancora Ippolito, Bellomo, Macrina , Talarico, Ferrise, Lagonia, Grimaldi, Bitonte, Romeo, Lomanni e Tiriolo richiamando i contenuti della diffida -.  A causa dei suddetti gravi inadempimenti deriva una lesione concreta, diretta ed attuale degli interessi di tutti i cittadini Calabresi che sono stati privati delle risorse necessarie che avrebbero permesso agli ospedali calabresi di erogare un servizio decoroso con maggiori garanzie per gli stessi, in relazione all’aumento dei posti letto in terapia intensiva e semi intensiva, dell’aumento del personale sanitario. Le misure previste ma non attuate avrebbero scongiurato la proclamazione della Calabria come zona rossa, con tutte le inevitabili ripercussioni sul, già fragile, comparto economico. Alla luce di quanto sopra esposto, le amministrazioni pubbliche intimate con il presente atto sono tenute a provvedere, immediatamente, a strutturare un piano di riorganizzazione delle strutture ospedaliere, impiegando le risorse economiche messe a disposizione”.

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Il Centro studi politico sociali “Don Francesco Caporale” e l’Associazione “Avvocati dei consumatori” diffidano il Ministero della Salute e il Ministero degli Affari ad emanare “gli atti idonei ad utilizzare i fondi stanziati dal decreto - n. 91 del 18 giugno 2020 per provvedere, entro il termine di 90 giorni dalla notifica della diffida: all’ampliamento dei posti letto in terapia intensiva e semi intensiva, all’aumento degli interventi di Pronto Soccorso, all’implemento dei Dipendenti delle Terapie Intensive, all’aumento dei dipendenti dei mezzi di soccorso come indicato nel suddetto decreto”.

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