Frana di Cavallerizzo, l’appello di Terranova: “È tempo di agire prima che sia troppo tardi”

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images Frana di Cavallerizzo, l’appello di Terranova: “È tempo di agire prima che sia troppo tardi”


  03 dicembre 2025 21:28

di GIUSEPPE TERRANOVA

Da oltre vent’anni, la frana di Cavallerizzo è una ferita aperta nella Calabria settentrionale. Non è solo un dissesto geologico: è un trauma che ha spezzato la vita di un’intera comunità. Ha interrotto legami sociali e familiari, creato isolamento, generato abbandono scolastico e cancellato il rapporto storico tra l’area urbana di Cosenza e la valle dell’Esaro.

Quella frana ha portato via una strada che manca come l’aria. Una strada vitale che toglie ossigeno al presente e al futuro: soffoca lo sviluppo, impedisce ai giovani di muoversi, alle famiglie di vivere, alle imprese di crescere. È un polmone chiuso da troppo tempo. Ogni giorno che passa è un respiro in meno per questo territorio.

E non riguarda solo il Comune di Cerzeto: questa frana colpisce un vastissimo comprensorio, decine di comuni e migliaia di cittadini che da oltre vent’anni vivono isolamento, difficoltà quotidiane e mancata sicurezza.

Negli ultimi anni e anche recentemente, la Regione Calabria ha deliberato ingenti risorse per il dissesto idrogeologico, ma della frana di Cavallerizzo non c’è ancora una volta traccia. E ci chiediamo: ma possibile che a Genova, in un solo anno, il Ponte Morandi sia stato ricostruito, e qui, a Cavallerizzo, non si muova foglia?

Se non si utilizza ora il PNRR per ripristinare quella strada, rischiamo di perdere per sempre l’opportunità di restituire vita, sicurezza e futuro a questo territorio. Dopo, non ci saranno altre possibilità: quella strada rimarrà spezzata, e con essa il sogno di una Calabria settentrionale viva e connessa.

Si chiede con forza e urgenza a tutti:
 • Regione Calabria: assumetevi finalmente la responsabilità e intervenite subito con risorse adeguate;
 • Provincia di Cosenza: sostenete questa comunità e difendete i suoi diritti;
 • Prefetto di Cosenza: garantite attenzione costante e coordinamento istituzionale;
 • Governo nazionale e Parlamento Italiano: fate di Cavallerizzo una priorità nazionale;
 • Parlamento Europeo: vigilare e intervenire per garantire equità, coesione e tutela dei territori più vulnerabili;
 • Presidente della Repubblica: farsi portavoce dei cittadini dimenticati;
 • Commissione Europea: sostenere il diritto alla sicurezza, alla coesione e alla vita del territorio;
 • Sindaci, amministrazioni e consigli comunali del territorio: assumete un ruolo attivo per difendere la comunità;
 • Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado: denunciare l’impatto educativo e sociale;
 • Università degli Studi della Calabria: contribuire con competenze scientifiche e tecniche per soluzioni efficaci;
 • Camera di Commercio e Assindustria: difendere lo sviluppo locale;
 • Procura della Repubblica di Cosenza: vigilare su eventuali omissioni e responsabilità;
 • Movimenti ambientalisti: unirsi a chi difende il territorio, la vita e la memoria di Cavallerizzo;
 • Chiesa e società civile: continuare a dare voce a chi è dimenticato;
 • Politica di ogni livello: non voltare lo sguardo, è il momento di agire.

E una domanda resta sospesa, dolorosa e urgente:

Se tutto questo fosse accaduto nel Nord Italia, o in un’altra parte d’Europa, quella strada sarebbe ancora spezzata dopo vent’anni? O dobbiamo davvero continuare a pensare che, qui in Calabria, siamo figli di un dio minore?

Cavallerizzo merita aria.
Merita respiro.
Merita sicurezza, giustizia e futuro.

Ogni giorno perso è un giorno in meno per salvare il territorio e la dignità delle persone.
Dopo vent’anni, questo non è più un semplice appello: è un grido civile, un diritto negato, un’urgenza morale.

È tempo di agire. Adesso. Prima che sia troppo tardi.


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