
La presentazione delle liste per le elezioni comunali del 24-25 maggio conferma una tendenza preoccupante: l’abbandono della politica
28 aprile 2026 15:06di FRANCO CACCIA*
Sono oltre dieci i piccoli comuni calabresi, di cui ben sei concentrati nella provincia di Catanzaro, in cui la scelta del sindaco e dei futuri amministratori comunali non si baserà sul confronto tra gruppi e visioni diversi. In questi comuni infatti è stata presentata una sola lista e l’unica sfida è contro il quorum da raggiungere. Un fenomeno assai preoccupante sia sotto l’aspetto politico, ma anche per la tenuta e la qualità della stessa democrazia di queste comunità.
Partecipazione civica in crisi
Mettere insieme un gruppo di persone, unite dal desiderio di dare un concreto contributo al miglioramento delle condizioni di vita di una sia pur piccola comunità, non è un mero esercizio burocratico. Dietro la scelta di dare vita ad un progetto collettivo che miri al bene comune, vi è un patrimonio immateriale di fondamentale importanza costituito da passione politica, solidarietà, progettualità. Si tratta di risorse preziose con cui affrontare i problemi di un territorio e cercare di costruire sviluppo e nuove opportunità. La politica nelle realtà medio-piccole è innanzitutto spirito civico in cui il punto di partenza non è l’appartenenza partitica, quanto la volontà comune di concentrare energie e risorse per dare un senso concreto alla parola futuro. L’impegno politico-amministrativo in questi contesti, dove vi è una stretta relazione tra amministratori ed amministrati, è innanzitutto una scelta di servizio e di testimonianza che alimenta l’idea stessa di comunità come luogo animato dai legami tra le persone.
I rischi del disimpegno
Il tema dello spopolamento dei comuni delle aree interne è spesso indicato come una priorità nazionale. E’ tuttavia necessario superare l’approccio meramente statistico per affrontare con convinzione e nuove progettualità il tema della valorizzazione del patrimonio territoriale. La chiusura di scuole, uffici postali e presidi sanitari, eventi ben conosciuti da chi vive a queste latitudini, rappresenta una naturale conseguenza di uno stato di abbandono che, prima di essere di tipo “istituzionale”, è di tipo emotivo e comunitario. I recenti dati sullo scarso utilizzo dei fondi SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) pari al 55%, con cui questi comuni avevano la possibilità di ottenere finanziamenti per migliorare l’offerta dei servizi essenziali: istruzione, medicina di prossimità; trasporti, servizi digitali, sono la conferma che a mancare non sono le risorse economiche. Mancano persone con entusiasmo ed idee innovative e coinvolgenti ed animate da forte senso civico. Se in un comune viene meno la partecipazione civica, è un comune già morto, a prescindere dal numero di residenti all'anagrafe. Il messaggio, collegato a questa scelta, è di un territorio in cui è venuta meno la speranza di un progetto di rilancio. Naturale pensare ad un clima collettivo dove vi è poco spazio per la fiducia, un luogo da cui è bene che le giovani menti facciano presto le valige alla ricerca di fortuna in altri lidi. L'impegno politico-amministrativo, proprio in questi centri, diventa resistenza civile con una missione ben precisa: volontà di trasformare il luogo del passato in un laboratorio del futuro, dove il bene comune è l'unico bene capace di generare una nuova forma di economia e di convivenza. Ci sono diverse comunità di piccole dimensioni, anche in Calabria, in cui è stato avviato, con successo, un percorso innovativo che interessa le politiche di welfare, il turismo, le energie alternative, l’agricoltura.
La crisi dei partiti
Un fenomeno complesso, come quello in esame, richiede chiavi di lettura differenziate e risposte integrate. Non si può tuttavia tacere la responsabilità dei partiti. Nei decenni passati quando la politica era senso di appartenenza e spirito di missione, i vari rappresentati, dai deputati nazionali, ai consiglieri regionali, consumavano le suole per incontrare ed ascoltare le popolazioni dei diversi comuni, ma anche per alimentare la crescita di referenti locali da coinvolgere nei diversi appuntamenti elettorali locali. Oggi quell’impegno, a dare lustro e visibilità al proprio partito, è venuto meno. Il partito non è più una casa comune in cui condividere ideali e progettare soluzioni. L’interesse verso le comunità locali e verso le popolazioni residenti, è concentrato esclusivamente nei dieci giorni precedenti le competizioni elettorali, regionali e nazionali. I rituali sono a tutti noti: i leader e i candidati "appaiono" miracolosamente, manifestando un autentico interesse verso i cronici problemi: sanità, occupazione, viabilità. In campagna elettorale, ogni stretta di mano è un investimento. Una volta ottenuto il risultato atteso, cala il sipario. L'eletto entra in una dinamica di gestione del potere (riunioni, commissioni, esigenze di partito), che lo assorbe totalmente, facendogli percepire il contatto con la base non più come una risorsa, ma come un'interferenza o, peggio, una perdita di tempo, al punto da alzare barriere e diventare inaccessibile. L'eletto, che per legge e per vocazione dovrebbe essere espressione e voce del territorio, diventa paradossalmente la figura più inaccessibile. Pare evidente che la crisi di rappresentanza politico-amministrativa nei piccoli comuni parta anche da qui.
La fiamma della speranza
Se lo scenario tracciato non offre molti motivi per essere ottimisti, è necessario tuttavia riuscire a guardare oltre per costruire nuove visioni di partecipazione e di sviluppo. E’ prioritario costruire, in maniera partecipata, da tutte le realtà istituzionali e dalle stesse famiglie, un senso di appartenenza alla comunità. Rivitalizzare le connessioni emotive, riscoprire il valore delle relazioni umane e della socialità quali beni essenziali per vivere meglio e sperimentare forme innovative di vita comunitaria e di sviluppo locale. Le soluzioni tecniche ed amministrative, una volta ricostruito lo spirito di comunità “di chi ha voglia di resistere”, si trovano. La scintilla del noi attiva un'intelligenza collettiva capace di trovare soluzioni inedite ai problemi di sempre ed a vincere le sfide del futuro. Chissà, forse, anche quella di rivitalizzare i partiti politici, sperando che non sia troppo tardi.
*sociologo
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797