
di FRANCO CIMINO
È bello Giuseppe Spadaro, nuovo presidente del Tribunale del Capoluogo. É bello d’aspetto. Sempre giovane e con il passare degli anni, ancora giovani con i suoi sessantadue, e bello. Ha gli occhi e il viso belli. Lo sguardo é bello. É sguardo di padre. Amorevole ed educante. Di due figlie belle. Di sposo. Di una signora molto bella. É figlio bello. Di genitori belli. E di questa Città, amaramente bella. É bello di cuore. Pino Spadaro ha un cuore molto bello. Pulito. Onesto. Generoso.
Un cuore bambino con il battito sempre adagiato su quello dei bambini del mondo. E del nostro piccolo mondo, di cui ha avuto in cura quelli più difficili. Perché violati. Abbandonati. Emarginati. Sfruttati da una società che non li vede. Da una famiglia che si è rotta o rovinata per la rovina materiale e morale di chi l’ha formata e non l’ha curata. Cuore di bambino, il su, su cui non ha fatto cadere i volumi pesanti del codice e delle sue leggi pesanti, schiacciandolo.
Ma la tenerezza del padre, che comprende il ragazzo e non giudica i fatti a prescindere dal ragazzo che li ha consumati. O subiti. É bello il giudice, che è in lui. É bello perché ha studiato sempre con intelligenza e zelo. Ha studiato Legge e le leggi. Dottrina e filosofia. Della filosofia e del diritto. E in seguito agli studi necessari per conseguire titoli e ruoli, primeggiando sempre, ha studiato la realtà sociale in cui avrebbe operato e tutte le discipline sociali che gliel’avrebbero fatta meglio comprendere. Ché non c’è Legge giusta se non la si applica al contesto.
E non c’è reo, presunto o accertato, senza conoscenza piena dei fenomeni che hanno attraversato l’ambiente in cui i fatti delittuosi si sarebbero verificati. Non è sociologia della Giustizia, questa. Ma Giustizia umana. Per l’uomo, che la riceve come uno dei primi diritti nel dovere di rispettarla. É bello il giudice Spadaro, perché in tutta la sua vita professionale ha sempre fatto il giudice senza ambizioni secondarie o fini diversi, che avrebbero, raggiunti o no, potuto disturbare la severità e l’indipendenza del ruolo.
È bello il Presidente, per aver dimostrato, in ben quasi quant’anni di attività- come sua storia professionale dice e la valutazione del Consiglio Superiore della Magistratura lungamente elenca- una grande capacità di direzione degli uffici unita ad un ancora più grande capacità di lavoro e di produttività attraverso di esso. É bello quest’uomo che ha dedicato quasi l’intera vita alla Giustizia, perché ama. Ama tutto ciò che fa. Ama i suoi studi e i suoi libri da cui ricava una cultura vasta e profonda.
E un pensiero autonomo, come cultura vera detta. Ama i suoi amori intensi. Ama la Giustizia, quale essenza della Democrazia e forza della Libertà. Ama il suo lavoro, che senza amore per la Giustizia sarebbe ben altro. Magari qualcosa di monotono e oziosamente burocratico. Io sono felice che sia tornato qui. Perché finalmente, se mi capitasse di incontrarlo per strada, ove gli sfuggisse un po’di tempo per sé stesso, potrei conoscerlo più da vicino e dirgli con tutto il mio cuore di bambino e la mia mente adulta, il mio affetto di persona, la mia gratitudine di cittadino, la mia ammirazione di catanzarese di Calabria.
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