
Lettera aperta dagli agricoltori calabresi
Siamo Paolo Lentini, Luana Guzzetti e Tommaso Gualtieri. Tre dei tanti agricoltori Calabresi che in questi due anni si sono mobilitati contro la crisi. Oggi. anche a nome dei tanti che continuano a coltivare e allevare nel nostro Sud, ci rivolgiamo a tutti voi perchè torniate in campo per far sentire le nostre ragioni.
Il 9 gennaio saremo in piazza a Milano per gridare il dolore, la rabbia e la dignità della nostra terra.
Chiediamo al Governo Italiano di non sacrificarci al Mercosur e di difendere realmente l’agricoltura italiana.
Noi non possiamo più stare fermi e non possiamo più tacere mentre le importazioni senza regole ci stanno già strozzando. Oggi si parla di firmare nuovi accordi commerciali che metterebbero definitivamente in ginocchio i nostri campi, le nostre aziende, le nostre famiglie. Mentre noi affoghiamo, qualcuno pensa di firmare la nostra condanna a morte.
Da anni siamo sui trattori, nei campi, negli allevamenti, nelle aziende agricole che resistono solo grazie al sacrificio personale. Non per scelta, ma per sopravvivere. In questo tempo passato sulla terra, tra frutteti che non hanno mercato, tra uliveti schiacciati da speculazioni e crollo dei prezzi, tra stalle che chiudono e pastori costretti a lasciare, abbiamo imparato la lezione più dura: alla protesta deve sempre affiancarsi la proposta. Ma come si può proporre quando la realtà intorno sta svanendo?
I numeri dell’agricoltura italiana oggi parlano chiaro. I dati Istat, Ismea e Inps dicono che la micro, piccola e media impresa agricola sta morendo. Ma ai numeri freddi si aggiungono le nostre vite.
La frutta prodotta nelle nostre campagne non ha mercato, resta sugli alberi o viene svenduta sotto costo.
Il nostro olio, simbolo della Calabria, vede crollare i prezzi ed è invaso da prodotti stranieri, spesso senza gli stessi standard di qualità e sicurezza.
La pastorizia è allo stremo, tra costi insostenibili, latte pagato una miseria e il peso crescente delle zoonosi, che scaricano responsabilità e costi sugli allevatori invece che su una gestione seria e nazionale del problema.
Non si riesce più a vivere del proprio lavoro. Non si riesce più a garantire futuro alle aziende, ai figli, alla nostra terra.
Chi resiste e continua a lavorare non è un eroe: è un cittadino che chiede solo dignità.
Il 9 gennaio alle ore 11 saremo in Piazza Duca d’Aosta a Milano, con i nostri colleghi, fra i trattori, con la nostra voce e con la nostra dignità.
Saremo arrabbiati, sì, ma saremo anche giusti: durante la mobilitazione doneremo derrate alimentari alle mense sociali e a chi ha bisogno. Perché il cibo è un diritto di tutti, ma chi lo produce deve essere pagato in modo giusto, non umiliato mentre il valore cresce cento volte dal campo allo scaffale.
Ringraziamo chi in Calabria ha aperto tavoli di crisi e momenti di ascolto, ma oggi la partita è nazionale: è il Governo Italiano che deve decidere se stare con noi o sacrificarci.
Ci rivolgiamo ai nostri colleghi di tutta Italia: se sta morendo la Lombardia, se sta soffrendo il Nord, se resiste a fatica il Sud, allora la situazione è davvero gravissima.
Il 9 gennaio saremo a Milano per dire che l’agricoltura italiana non è morta. Resiste. Lotta. Chiede rispetto.
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