
In questi giorni è stato reso noto il Decreto del Ministero dell'Interno (22 gennaio 2026) che stanzia oltre 1 milione di euro per il potenziamento della video sorveglianza nelle periferie di Catanzaro.
L'operazione, promossa dal Sottosegretario Wanda Ferro, prevede un ampliamento capillare della rete di telecamere finanziato attraverso il POC "Legalità 2014-2020", uno strumento che nasce con obiettivi opposti: contrasto alla povertà educativa, coesione sociale, inclusione di giovani a rischio, legalità democratica. Arci Catanzaro ritiene che questa scelta tradisca lo spirito del programma stesso e rappresenti una sconfitta civile per la città. Una decisione che snatura il POC "Legalità"
Il "Programma Operativo Complementare Legalità 2014-2020" è stato concepito per agire sulle cause della marginalità: educazione, lavoro, partecipazione, comunità.
Usarne i fondi per saturare la periferia di telecamere significa tradire questo mandato. Non è coesione sociale: è controllo. Non è legalità democratica: è sorveglianza di massa.
Le comunità in difficoltà non hanno chiesto occhi elettronici: chiedono scuole aperte, spazi pubblici attrattivi, servizi educativi, opportunità di lavoro, riconoscimento civico.
Il paradosso della città "osservata"
Catanzaro si presenta così alle proprie periferie:
- Vi promettiamo di osservarvi, non di includervi
- Vi garantiamo controllo, non opportunità
- Vi installiamo telecamere, non educatori
Questo messaggio rafforza la stigmatizzazione dei quartieri periferici e dei giovani che vi vivono. Messaggio che riceveranno è: "Voi siete il problema, vi sorveglieremo."
È il contrario di ciò che serve. La ricerca scientifica è chiara. Studi europei e italiani dimostrano che la videosorveglianza massiva:
- Ha efficacia limitata sulla “prevenzione” dei reati (5-20% in circostanze ottimali);
- Interviene soprattutto “dopo” il fatto, non prima;
- Aumenta il senso di pericolo nelle aree monitorate, generando una spirale di paura;
- Non riduce i problemi, spesso li sposta altrove.
Quello che “riduce davvero criminalità e devianza” sono: educazione, lavoro dignitoso, spazi di aggregazione, partecipazione civica. La proposta concreta di Arci Catanzaro
Chiediamo alla Giunta Comunale, al Consiglio Comunale e al Governo di riconsiderare questa priorità e di riorientare una quota significativa dei fondi POC verso:
- Centri educativi di quartiere: doposcuola, laboratori creativi, orientamento professionale
- Spazi culturali e sportivi: biblioteche, palestre, laboratori di musica e arte, sport popolare;
- Occupazione giovanile: borse di formazione, tirocini, sportelli di orientamento;
- Presidi di prossimità del terzo settore: ascolto, mediazione, autodeterminazione civica
Costo complessivo per un piano triennale di inversione: lo stesso dell'investimento in telecamere (1-1,5 milioni di euro) darebbe risultati incomparabilmente superiori in prevenzione reale e coesione sociale.
Un tavolo pubblico con il Sottosegretario e l'Amministrazione
Arci Catanzaro chiede “immediatamente”:
1. Un tavolo di discussione pubblica con il Sottosegretario Ferro, il Sindaco, gli Assessori competenti, il Consiglio Comunale, le associazioni e i cittadini;
2. Una valutazione comparativa tra investimenti in video sorveglianza e investimenti in prevenzione sociale;
3. La redazione di un documento di co-programmazione sui fondi POC "Legalità" che privilegi interventi educativi, culturali e occupazionali
4. Trasparenza amministrativa su mappe delle telecamere, costi di gestione, misurazione dell'impatto
Il diritto a una città diversa
Una città sicura non è una città osservata. È una città con diritti garantiti, servizi pubblici, comunità consapevoli, giovani con futuro, fiducia istituzionale.
Catanzaro merita un investimento diverso. Le periferie meritano di essere riconosciute non come "zone da controllare", ma come quartieri da rigenerare, con educazione, cultura e opportunità.
Arci Catanzaro rimane disponibile al dialogo costruttivo. Ma chiede con forza un cambio di rotta.
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