I primari di Cardiochirurgia del Policlinico e del Gom contro il ds del S.Anna: "Parole contro la Calabria"

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Sant'Anna hospital di Catanzaro

Pasquale Mastroroberto, del “Mater Domini” di Catanzaro, e il dottore Pasquale Fratto, del Gom di Reggio, commentano al veleno le dichiarazioni arrivate dal S.Anna Hospital

  05 febbraio 2021 19:14

"In relazione a tutte le informazioni che sono state fornite negli ultimi tempi, soprattutto a mezzo stampa, sulle prestazioni cardiochirurgiche della nostra Regione, ci corre obbligo di chiarire alcuni elementi", è una lettera infuocata quella che il professore Pasquale Mastroroberto, direttore U.O.C. e Scuola di Specializzazione della A.O.U. “Mater Domini” di Catanzaro, e il dottore Pasquale Fratto, direttore U.O.C. Cardiochirurgia Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria, hanno indirizzato al Commissario Ad Acta Guido Longo e al Dirigente Generale Dipartimento Tutela della Salute, Servizi Sociali e Socio Sanitari della Regione Calabria,  Francesco Bevere.

Un vero e proprio sfogo quello dei due sanitari: "Lascia perplessi e stupiti - scrivono Mastroroberto e Fratto - la dichiarazione da parte del Direttore Sanitario del Sant’Anna Hospital che ha affermato che per soddisfare la richiesta di interventi di Cardiochirurgia e Chirurgia Vascolare ha “dovuto autorizzare e dare nulla-osta ai cardiochirurghi e ai chirurghi vascolari per portare i pazienti in altre strutture fuori Regione perché erano in condizioni di estrema urgenza…”.  Riteniamo che tali dichiarazioni siano estremamente gravi per la regione Calabria tutta e lesive delle professionalità di chi invece si adopera per un ottimale funzionamento del sistema sanitario regionale. L’elemento primario del nostro lavoro quotidiano è quello di frenare la cosiddetta “migrazione sanitaria” contro l’esercito di professionisti che effettuano visite ambulatoriali in Calabria per “reclutare” pazienti e indurli a rivolgersi quasi sempre presso strutture private extraregionali. Un macigno per le casse della Regione e un’ingiustizia per le tante famiglie che devono emigrare per trovare risposte alle loro patologie. Combattere la migrazione sanitaria non significa utilizzare facili slogan e poi agire esattamente al contrario ed è necessaria un’azione forte da parte sia di chi governa la sanità regionale che di tutte le forze politiche a tutela sia della professionalità degli operatori sanitari sia di pazienti e familiari che rappresentano l’anello debole di questa catena. E’ assolutamente legittimo che un paziente possa scegliere da chi e dove farsi curare ma diventa ingiustificabile quando questa decisione viene influenzata ed è frutto di una non corretta conoscenza della realtà sanitaria regionale soprattutto quando si tratta di patologie che necessitano di interventi di alta specialità come nel caso della cardiochirurgia".

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"Non si vuole entrare nel merito circa le vicende del Sant’Anna Hospital, anche se auspichiamo una soluzione positiva - aggiungono i direttori - Siamo, piuttosto, fermamente convinti che il rapporto pubblico-privato debba essere finalmente regolamentato e che le dotazioni in termini di posti-letto accreditati sia per la degenza ordinaria che per la terapia intensiva post-chirurgica debbano essere equilibrate. Un solo esempio? Dal DCA n.64 del 5.7.2016: Cardiochirurgia A.O.U “Mater Domini” 14 posti letto di degenza ordinaria e 4 p.l. di terapia intensiva, Sant’Anna Hospital 20 p.l. di degenza ordinaria e 10 p.l. di terapia intensiva".

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