"Ikaros". La spregiudicatezza dell'avvocato e la preoccupazione dell'agente di polizia dell'ufficio Immigrazioni di essere scoperto

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  18 febbraio 2021 17:56

Era tutto falso. False le dichiarazioni di ospitalità, false le registrazioni di contratto dei fitti, falsa la documentazione anagrafica  e falsi i certificati di idoneità abitativa. Lo si evince dall’analisi dei documenti presenti nei fascicoli - passati al setaccio dagli investigatori - dell’avvocato Salvatore Andrea Falcone,   coinvolto nell’inchiesta denominata "Ikaros"  coordinata dalla Procura di Crotone che, ieri mattina, ha portato all’esecuzione di 24 misure cautelari per favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

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Le verifiche compiute nel corso dei sopralluoghi avrebbero infatti consentito di accertare che si trattava di indirizzi inesistenti ovvero di immobili inagibili che, come tali, non avrebbero potuto ospitare nessuno.

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“Un soggetto abitudinario nell’espletamento della sua attività” così lo definiscono gli inquirenti che ricorreva sempre "all’indicazione di due imprese datrici di lavoro ai richiedenti". Era lui che organizzava l’attività delittuosa finalizzata a favorire la permanenza nello stato dei propri clienti in assenza dei necessari requisiti. Il costo - dai 400 ai 1500 euro - veniva corrisposto in due tranche all'inizio della trattativa. Lui che suggeriva le storie da raccontare per far sembrare tutto vero. 

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Un meccanismo “fuori da ogni controllo” che, ovviamene doveva avere l’aiuto  dall’interno.  E a questo ci pensava Rocco Meo,  assistente capo in servizio presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Crotone, e che si sarebbe occupato almeno di sei dei tredici fascicoli relativi ai migranti rispetto ai quali venivano riscostruiti  i fatti oggetto dei reati fine dell'Associazione. Era lui a ricevere le richieste di protezione presentate, ed era lui a fornire suggerimenti  per “eludere i controlli” . E' una conversazione intercettata ad avvalorare le tesi della procura da dove emerge con chiarezza  la consapevolezza di Meo rispetto alle omissioni nei controlli relativi ai passaporti nell’ambito delle pratiche dei migranti. Anche "se forse era preoccupato - scrivono gli inquirenti - che potesse essere scoperto il meccanismo di cui lui stesso faceva parte".  E aveva ragione. 

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