






All'Hotel Guglielmo debutta il movimento del generale: dodici comitati sotto i tre colli pronti alla sfida di giugno a Roma
22 maggio 2026 22:19di GUGLIELMO SCOPELLITI
Lo strappo del generale Roberto Vannacci scuote la Calabria e ridisegna i confini del centrodestra sotto i tre colli. La scossa si consuma nella sala dell’Hotel Guglielmo, ai giardini di San Leonardo, dove il neonato movimento Futuro Nazionale lancia la sfida ai vertici della coalizione regionale.
In prima fila, ad ascoltare sguardi e sussurrare riflessioni, spuntano l’ex sindaco Sergio Abramo e i consiglieri comunali Alessandra Lobello e Manuel Laudadio. Un segnale chiaro del forte interesse che il progetto del generale suscita anche tra i moderati. A tessere le fila del dibattito ci pensa Orlando Pio Guerra, mentre la platea si riscalda per l'affondo di Rossano Sasso, l’uomo scelto per guidare l’onda sovranista nel Mezzogiorno. L’ex sottosegretario all’Istruzione, fondatore storico della Lega nel Meridione, usa parole taglienti per blindare il neonato avamposto calabrese.
Sasso parla di “una casa per tutti quegli italiani” delusi e avverte che “senza i voti di Vannacci il centrodestra non vince”. Un attacco frontale diretto alla Cittadella regionale. “Ho stima del presidente Occhiuto, è un bravo amministratore” — mette in guardia il coordinatore meridionale — “sul piano politico però forse non si rende conto che molti calabresi hanno già scelto da che parte stare”. Lo strappo fa male, è indubbio. Sasso ha alle spalle dodici anni di militanza nella Lega, eppure il malessere covava da tempo. A far traboccare il vaso ci hanno pensato le ultime dichiarazioni dei vertici al Senato.

“Purtroppo ieri il capogruppo al Senato ha dichiarato che la Lega non è mai stata di destra” — confida Sasso con una smorfia — “quindi forse ho dormito per dieci anni”. Una delusione che nasce dalla debolezza su temi identitari come la lotta all’ideologia gender, la sicurezza e la difesa dei confini nazionali, ridotta ormai a slogan sbiadito.
La linea tracciata a Catanzaro è dura, fiera. Sul tavolo ci sono la tutela delle divise e la difesa della proprietà privata. Il caso del gioielliere Roggero, condannato a risarcire i parenti dei rapinatori, diventa il simbolo della lotta. Sasso attacca l'ala moderata della maggioranza di governo, colpevole di aver bocciato l'emendamento per cancellare quell'indennizzo. “Ci hanno bocciato questo emendamento” — tuona l'esponente sovranista — “un centrodestra sbiadito, moderato, molliccio e anche un po' fluido”. C’è spazio anche per la proposta del ritorno al servizio militare di leva, esteso alle donne per cinque mesi, per ridare disciplina e valori a una gioventù smarrita.
Sotto i tre colli l’entusiasmo si misura nei numeri reali. Catanzaro vanta già dodici comitati attivi su quarantasei totali in tutta la regione. Un piccolo primato locale che l'ex consigliere comunale Andrea Amendola rivendica con orgoglio. In linea di massima, la base scalpita in vista dell'assemblea costituente nazionale all'Auditorium della Conciliazione a Roma, fissata per il 13 e 14 giugno, dove la delegazione calabrese proverà a esprimere due rappresentanti nazionali. Per quanto di nostra conoscenza, lo stallo sul simbolo imposto dal presidente Massimiliano Simoni durerà per tutto il 2026. Non è detto che i militanti restino a guardare a lungo: l'orizzonte delle comunali di maggio 2027 a Catanzaro è già nel mirino, e la base si dice pronta a scendere in campo sotto le insegne ufficiali del generale.
Prima di correre verso Castrovillari, insieme a Eugenio Salerno per chiudere una campagna elettorale solitaria contro gli apparati di potere, il leader lancia un'ultima stoccata all'assenza di contestatori dei centri sociali: “Vuol dire che non siamo abbastanza bravi, dobbiamo fare più politica”. Un sorriso che nasconde una sfida reale.
La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa. Il percorso verso l'assemblea costituente di Roma a metà giugno è tracciato, ma la strada del centrodestra calabrese appare da oggi molto più in salita.
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