Il Collettivo Valarioti, tra elezioni e problemi radicati in Calabria: “Questa terra deve sentirsi regione d’Europa”

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images Il Collettivo Valarioti, tra elezioni e problemi radicati in Calabria: “Questa terra deve sentirsi regione d’Europa”
Martina Iuliano, Giorgia Sorrentino, Sarah Procopio, Federico Tosi, Marco Rotella

Tra le iniziative, una petizione in cui si chiede il voto via posta per studenti e lavoratori fuori sede

  18 dicembre 2020 12:51

di CLAUDIA FISCILETTI

Un laboratorio di idee, un Think Tank che analizza i problemi presenti in Calabria e propone soluzioni per risolverli, così si definisce il Collettivo Peppe Valarioti, che dimostra la stessa determinazione dell’uomo da cui prende il nome, nascendo proprio nel bel mezzo di una pandemia che, a quanto pare, non è abbastanza per far perdere di vista ai suoi membri i tanti, longevi, ostacoli presenti in terra calabrese. Sono giovani, non solo calabresi o di origini calabresi, ma anche abruzzesi, pugliesi, veneti: “Proprio perché siamo convinti che la Calabria presenta problematiche diffuse in Europa, che accomunano tanti territori”, spiega una delle rappresentanti del Collettivo, Giorgia Sorrentino. Quindi, si tratta di un gruppo aperto a chiunque voglia studiare a fondo la storia della regione, in virtù del fatto che "la Calabria può e deve sentirsi una regione d'Europa". C'è un lavoro attivo dietro le proposte, le iniziative, le campagne fatte dal Collettivo, dal momento che per poter proporre soluzioni devono andare alla radice del problema e conoscerne la storia. Con le elezioni Regionali ormai alle porte e con il fermento politico che ne deriva, il Collettivo ha avviato una petizione (FIRMALA QUI) che guarda agli studenti e ai lavoratori fuori sede e alla loro eventuale difficoltà di votare durante il periodo emergenziale.

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IL VOTO PER TUTTI, ANCHE PER CHI NON TORNA IN REGIONE - "L'idea della petizione (QUI) nasce all'indomani dell'ordinanza di convocazione delle elezioni regionali per il 14 febbraio", spiega Giorgia Sorrentino, esponendo una serie di incorenze che, secondo il Collettivo, derivano da questa decisione. "Innanzitutto questa data comprime la campagna elettorale, già particolarmente complessa", incognita che si aggiunge alla tanto, ormai conosciuta, poca affluenza alle urne delle Regionali di Gennaio 2020: "Le elezioni, quindi, saranno nel pieno di quella che è prevista essere la terza ondata pandemica e questo pone i fuori sede nelle condizioni di non poter tornare in Calabria per votare". Ciò che più lascia sbigottito il Collettivo è che nessuno, tra le istituzioni di qualsiasi rappresentanza politica, si sia ancora posto il problema di cosa fare per ovviare alla situazione e per gestire gli eventuali flussi del rientro. "Abbiamo cominciato a contattare tutte le componenti della rappresentanza calabrese in Parlamento, dal PD al Movimento 5 stelle a Forza Italia, facendo presente questa nostra petizione, per arrivare ad un'interrogazione parlamentare in forma scritta nelle forme più brevi possibili, ma non abbiamo riscontrato alcun interesse da nessuna delle forze politiche, né quelle della maggioranza di Governo né quelle della Giunta regionale uscente", continua Giorgia Sorrentino, che pone in evidenza la contraddizione tra il parlare della poca affluenza alle urne e il porre i fuori sede nella condizione di non poter tornare per votare: "O, ancora, si stanno invitando le persone a mettere a rischio se stesse e le loro famiglie, in una Regione in cui, come sappiamo, la situazione sanitaria non è delle migliori". In qualità di Think Tank, naturalmente il Collettivo propone la soluzione di "adottare il voto via posta, come si usa per gli italiani all'estero, che presenterebbe meno rischi".

IL PUNTO D'INCONTRO TRA CITTADINI ED ISTITUZIONI - Le Regionali di Gennaio 2020 hanno posto il terreno fertile per un'altra iniziativa: la campagna di ascolto "Calabria da Costruire". "Ci siamo resi conto che le elezioni avevano lasciato scontente la maggior parte delle persone perché non c’era stata una vera fase di campagna elettorale, comprimendo qualsiasi discussione sui contenuti, col risultato di far allontanare emotivamente gli elettori", descrivendo il lancio della campagna, Giorgia Sorrentino racconta la volontà del Collettivo di colmare questi contenuti rimasti in sospeso o del tutto sconosciuti, in un momento storico dove, a ragione, l'unico problema di cui si parla più spesso è il covid19, tentando di portare sul tavolo di discussione anche altre problematiche che sono gravi in egual misura, ma che per forza di cose sono passate in secondo piano: "E' un modo per il cittadino di dialogare con i rappresentanti delle istituizioni, facendo presenti delle istante e delle necessità, ma è anche un modo per spingere i cittadini a capire che se si vuole il cambiamento della classe dirigente questo non può che poggiarsi su una società civile che dialoga, che fa rete". Ricucire gli strappi fra cittadini e classe politica, dunque, con l'impegno di entrambe le parti. La campagna di ascolto è rivolta a tutti, dalle associazioni ai singoli individui e, la settimana scorsa, un primo incontro ha visto al centro del dialogo il problema dello sviluppo nelle aree interne, con la partecipazione di Maria Antonietta Sacco, Direttore amministrativo Gal dei due Mari, Paola Gallo (Gal Terre Vibonesi), Francesco De Vuono (Direttore Gal della Sila), Francesco Angilletta (Sindaco del Comune di Mongiana), Silvio Greco, Francesco Amato (Segreti Mediterranei) e Progetto Itaca Catanzaro: "Tutti si sono dichiarati disponibili ad iniziare un percorso di lavoro insieme a dimostrazione del fatto che non è vero che la società civile, se la chiami, non risponde. Il fatto è che non viene più chiamata". 

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IL FUTURO DEL THINK TANK - Il progetto da mandare avanti, al momento, è la petizione, dal momento che i tempi si restringono. Tuttavia il Collettivo Valarioti continua a portare avanti la problematica per cui è nato in prima istanza, durante la prima ondata pandemica: "Ci chiamiamo così perché, in un certo senso, abbiamo preso il testimone di Valarioti che aveva guidato le rivendicazioni dei braccianti nella Piana", afferma Giorgia Sorrentino, spiegando come il settore agricolo e i problemi ad esso legati, nella maggior parte dei casi sono totalmente sconosciuti e, quindi, non vengo affrontati a dovere, nonostante sia il primo vettore di sviluppo della regione: "Abbiamo osservato la situazione della tendopoli di San Ferdinando e ci siamo chiesti come, l'ondata pandemica, sia affrontata in un luogo in cui la vita è ben lontana dagli standard a cui solitamente siamo abituati e ci siamo approcciati al problema non solo a livello umanitario ma anche studiandolo come un caso di sfruttamento del lavoro". Continuano, quindi, ad analizzare ogni ostacolo presente in terra calabrese in chiave europea e mediterranea facendo uscire la regione dalla concezione di essere lontana da tutto il resto: "Perché molti di questi problemi, come il bracciantato, non è limitato solo alla Calabria, o alla Puglia, ma si estende anche alla Spagna, al confine franco-tedesco, è veramento diffuso in Europa".

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