Il futuro del PD, la riflessione di Lorenti: "Tornare a parlare con il linguaggio della realtà"

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  29 dicembre 2025 19:31

di ELIGIO LORENTI

Dopo 18 anni, vari governi e innumerevoli elezioni penso che sia arrivato il momento per il Partito Democratico di capire  se il progetto originario di 18 anni fa' sia funzionato veramente oppure no.

 

Oggi infatti, il PD si trova davanti a un bivio : rassegnarsi a un ruolo di testimonianza o tornare a essere il motore trainante del centro sinistra e quindi ritornare ad essere il protagonista della scena.

 

Qualcuno potrebbe pensare che l'unica salvezza per il partito sia un cambiamento radicale che comporti di conseguenza un cambio di nome o un eventuale scioglimento.

Penso invece che il partito democratico possa ripartire dall' unico suo vero punto di forza, ovvero il popolo.

Infatti per cambiare le sorti di un partito non serve scioglierlo o cambiargli nome, ma basta semplicemente investire sul popolo.

 

La sfida del 2025 non è vincere una singola battaglia elettorale, ma ricostruire un patto di fiducia con quegli elettori che si sono rifugiati nella brutta scelta dell' astensionismo o che, delusi, hanno cercato risposte altrove. 

 

Serve un partito che torni a parlare il linguaggio della realtà, che sappia coniugare la giustizia climatica con quella sociale e che non abbia paura di scegliere da che parte stare.

E per tornare a questo, penso che il PD debba investire su alcuni punti fondamentali.

 

Innanzitutto bisogna avere un’Identità chiara:

Bisogna smettere di cercare di accontentare tutti e di conseguenza si dovrebbe ritornare a quella ideologia di centrosinistra che l'ha sempre contraddistinto.

 

Altra cosa fondamentale come dicevo è ritornare ad essere il partito del popolo : per risollevarsi, bisogna riaprire i circoli nelle zone industriali e nelle periferie dimenticate.

 La militanza deve tornare ad essere ascolto attivo dei problemi reali: trasporti, sicurezza urbana e decoro.

 

Inoltre, l'istruzione deve tornare a essere il motore del cambiamento. Il PD deve battersi per la gratuità dei libri di testo e dei trasporti per le fasce a basso reddito, oltre a un massiccio aumento degli stipendi dei docenti per essere in linea con la media europea. Investire sulla scuola significa combattere la povertà educativa e garantire un futuro alle nuove generazioni.

 

In conclusione, per vincere, il PD non può essere autosufficiente, ma non può nemmeno essere l'ancella di altri movimenti. 

Deve farsi promotore di una coalizione basata su 5-6 punti programmatici chiari e condivisi con le altre forze di opposizione, offrendo agli elettori la vera alternativa che tutti noi stiamo aspettando.

La sfida del Partito Democratico non può essere solo elettorale, ma deve essere anche culturale: tornare a far sognare noi elettori per un'Italia più giusta, moderna e solidale.


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