Il Museo del costume arbëreshë di S. Sofia d’Epiro, Taverniti: "Vestiti che rappresentano un'identità"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Il Museo del costume arbëreshë di S. Sofia d’Epiro, Taverniti: "Vestiti che rappresentano un'identità"

  26 gennaio 2021 22:18

di GIANPIERO TAVERNITI

"Un museo molto curato, da un decennio aperto, oggi per causa covid rimane ancora chiuso, lo stesso riscopre e ripropone gli abiti delle donne arbëreshë di S.Sofia d’Epiro, costumi autentici che si usavano per diverse occasioni, dalla quotidianità, alle feste popolari, ai matrimoni o per i lutti, ritrovati e donati da tantissime cittadine del centro cosentino per rispolverare, per conservare la storia, gli usi e costumi di una minoranza etnica che più di 500 anni fa si insediò in Calabria.

Banner

Banner

Ci troviamo in provincia di Cosenza, tra la città di S.Umile di Bisignano e l’altrettanto identitaria S. Demetrio Corone. S.Sofia d’Epiro (Shën Sofia in lingua arbëreshë) è un comune italiano di 2.911 abitanti ,è un paese arbëreshë (italo-albanese) della Calabria, che conserva ancora oggi le tradizioni portate dai padri albanesi, quali l’antica lingua albanese, il rito bizantino-greco, proprio degli arbëreshë, i costumi, gli usi e le tipicità etniche. Inserita in una riserva naturale, mantiene la sua fisionomia architettonica medievale d’origine, con la forte impronta balcanica.

Banner

La visita, ci attira verso il museo, molto curato, nel largo Trapeza, adiacente al municipio (Bashkia), allestito  nel palazzo Bugliari. Questo museo riscopre e ripropone gli abiti delle donne arbëreshë di S. Sofia d'Epiro, e’ forte l’identità , e’ “palpabile”, gli abiti esposti originali e usati dalle donne del passato, palesemente  mostrano la loro originalità e i colori predominanti di questa minoranza culturale che si insediò nella nostra regione e che a distanza di un secolo e mezzo, cura e innaffia la propria identitaria lingua, mostra le sue usanze e tradizioni nelle feste e nella cucina. Che dire, questi gioielli culturali luccicano di luce propria, conservandosi e tramandandosi, con gli attori principi, la gente comune, da tutto questo, la nostra terra potrebbe solo trarne dei benefici, potrebbe arricchirsi più di quanto non lo sia già, aggiungendo quel valore aggiunto etnico-culturale che non tutte le regioni italiane possono fregiarsene.

Oltre al museo del costume, è presente anche una nota accademia dell’arte e della musica. Presenti due gruppi musicali, infatti, che da più di un decennio, suonano e cantano in albanese, riprendendo i canti tradizionali polivocali e la tradizione musicale e culturale arbëreshë. La fondazione di Santa Sofia d’Epiro è anteriore alla venuta di albanesi greco-ortodossi provenienti dalla regione di Epiro nella Calabria Settentrionale alla fine del XV secolo, la stessa fu infatti costruita vicina ad una piccola masseria abbandonata preesistente.

Nel centro del paese spicca anche la chiesa di S. Anatasio il Grande, che merita una visita, accurata , è la chiesa principale del paese e una delle più belle dell’Eparchia Greco – Albanese di Lungro, alla quale Santa Sofia d’Epiro appartiene. L’edificio risale al 1742 ed è la sede della parrocchia, dal punto di vista architettonico si presenta ad aula unica con abside quadrata, le pareti interne e la volta sono state affrescate interamente negli anni ’80 dal pittore cretese Nikos Jannakakis. Rimaniamo attratti e affascinati dall’arte, dalla cultura e dalla spiritualità che esprimono queste comunità arbereshe, albanesi di Calabria che assieme ai greci di Calabria dell’area grecanica e ai valdesi di Guardia Piemontese, compongono quel tris d’assi, che nella manica di questa terra rimane nascosto, pronto per essere calato nella vittoria dignitosa della valorizzazione e della promozione più produttiva possibile". 

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner