Il "risentimento" di Sabatino Nicola Ventura dopo le Regionali in Calabria

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Sabatino Nicola Ventura
  20 ottobre 2021 16:59

C’è un risentimento che mi fa stare male, e sono certo che accomuna tante migliaia di persone in Calabria: è il sentimento di rabbia, frustrazione, ma anche desiderio di rivalsa che mi angustia, è causato dall’esecrabile scelta di affrontare la campagna elettorale alle regionali nel peggiore dei modi, mi riferisco alle forze non di destra: i partiti, i movimenti che sono scesi in campo contro la coalizione di Occhiuto e, purtroppo, anche contro loro stessi.

Il risentimento è oggi più grande, visto il successo del centrosinistra prima e dopo i ballottaggi nelle più importanti città d’Italia, e anche a Cosenza; probabilmente si sarebbe potuto vincere anche in Calabria, se nelle forze di contrasto alla destra non fosse prevalso l’infantilismo, l’incompetenza, l’arroganza e i personalismi.

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Il Partito Democratico ci ha messo molto di suo per costruire un’altra sconfitta, dopo quella subita con Callipo, ma anche gli altri partiti e movimenti della coalizione di centrosinistra hanno fatto la loro negativa parte, PSI, Art.1 e gli altri. Il percorso che ha portato alla scelta della definitiva candidatura alla presidenza, è la cartina al tornasole delle difficoltà in cui versano il PD e gli alleati in Calabria.

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Non può essere, ritengo, derubricato quanto è successo. Il percorso è stato inconcepibile ed inaccettabile. Prima di arrivare alla candidatura definitiva, in zona cesarini, si sono bruciate, con fare da censurare totalmente, quella di una personalità interna al PD, Irto, e successivamente della imprenditrice Ventura, che ha ritirato la disponibilità.

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Dalla morte della Santelli, la coalizione di centrosinistra calabrese ha avuto disponibili undici mesi per riorganizzarsi e competere con serie possibilità di successo alle regionali di ottobre 2021. Invece è arrivata all’appuntamento elettorale, forse il più importante dalla nascita della Regione, per il futuro della Calabria, nel peggiore dei modi.

Il Partito Democratico calabrese, forza principale di opposizione alla destra, ha palesato, anche in questa circostanza, i gravi problemi interni di democrazia e di linea politica, già presenti un anno prima, e ulteriormente aggravati: dolose ed ingiustificate sono le responsabilità del gruppo dirigente, che si è rivelato mediocre, incompetente, privo di ogni aspetto politico e tutto asservito alle dispute per la conquista di collocazioni personali.

La grave situazione del PD calabrese, peraltro da anni abbondantemente conosciuta, è stata alimentata da una imperdonabile sciatteria degli organismi nazionali, che hanno ritenuto di affidare la “soluzione” dell’enorme problema ad un commissario che, per difficoltà oggettive e per chiari limiti personali, nulla di positivo ha potuto combinare.

Il centrosinistra ha, dunque, affrontato l’armata della destra calabrese senza alcuna speranza di successo.

Ma la “storia” della pre e poi campagna elettorale che ha riguardato in Calabria tutto il fronte di opposizione alla destra è però più ricca di avvenimenti, che vanno ben oltre le questioni particolari del Partito Democratico e del centrosinistra.

È, ad esempio, la storia di personaggi esterni al PD ed al centrosinistra che hanno utilizzato le difficoltà per tentare di cogliere successi personali.

È, anche, la storia di chi ritenendo destra e centrosinistra alla stessa stregua, male assoluto, senza alcun distinguo, e indegni di poter governare la Calabria, è sceso in campo, forte della “purezza che rappresenta”, ammantato di qualità taumaturgiche, per offrirle per la salvezza della Regione.

È la storia di chi ha ritenuto di doversi vendicare, favorendo di fatto il successo della destra, anteponendo questo sentimento a quello dell’amore per la Calabria.

È la storia di chi si è messo nella posizione comoda per osservare e rilevare la crisi, le difficoltà delle forze (quelle vere ed importanti del centrosinistra) scese in campo contro la destra, per fare sermoni aspettando la loro sconfitta, per poi pensare di salire in “cattedra” senza essere docente e senza avere studenti.

È la storia di chi a Catanzaro ha scelto di non dichiarare la volontà di voto, probabilmente per non guastarsela con nessuno, e poter poi, ora, essere da tutti gli oppositori della destra, ma anche di chi è oppositore del centrosinistra, tenuto in alta e valida considerazione per ogni prossima investitura. Così non va bene.

Colgo l’occasione per ribadire la domanda a Franco Fiorita, Nunzio Belcaro, Gianmichele Bosco e Jasmine Cristallo: perché non vi siete dichiarati ed esposti in piena campagna elettorale informando dell’intenzione di voto, per chi avevate scelto di votare? Siete persone che hanno l’obbligo politico di renderle note. 

Intendo dedicare, perché assume particolare importanza politica, e che non dovrà essere lasciata cadere, un’attenzione alla scelta di De Magistris e di chi ha ritenuto di sostenerla, di scendere in competizione elettorale in Calabria.

Sin dall’inizio dell’anno il sindaco di Napoli De Magistris ha deciso di autocandidarsi alla Presidenza della Regione Calabria. In un tempo che nulla aveva di ostativo per avviare un ragionamento, un percorso atto ad aiutare a costruire una forte coalizione contro la destra. Ma la Sua, da subito, è stata una candidatura dichiarata contro la destra e contro il centrosinistra. È stata una candidatura robustamente sostenuta, anche con chiari contenuti in un appello/programma da un gruppo nutrito ed importante di intellettuali calabresi. A supporto di De Magistris si sono raccolti esponenti significativi della sinistra e di area. La collocazione politica dei sostenitori, basta leggere il loro appello, e anche dello stesso De Magistris è stata di alternativa e rottura profonda con tutta la politica calabrese, istituzionale e partitica, a prescindere da chi espressa.

De Magistris non ha mai previsto alcuna alleanza con il centrosinistra classico; o meglio l’ha proposta ponendo precise condizioni: accettazione piena della sua candidatura a Presidente, senza sé e senza ma, e la subalternità ed accoglienza del PD e delle forze del centrosinistra del Suo programma e dell’appello firmato dagli intellettuali, cioè, in ogni caso, sarebbero stati accolti quali alleati sostenitori, dopo essersi cosparsi il capo di cenere, mesti e pentiti dei loro gravi errori.

In sintesi, ciò che ha differenziato le coalizioni attorno a De Magistris e quella attorno alla Bruni è di profonda sostanza; non si tratta di questioni marginali e facilmente superabili. Infatti, esprime Piero Bevilacqua, primo firmatario dell’appello pro De Magistris, estrapolo da una Sua nota pubblicata all’inizio di settembre, alcuni contenuti da me colti: incondizionato sostegno a De Magistris, perché è l’unico che ha un progetto chiaro per la Calabria (cosa ovviamente non vera, si possono non condividere i programmi, visibili, presentati dalle altre coalizione, ma non denunciarne l’assenza o la chiarezza). Dice ancora, che tutti gli altri, compreso la coalizione di centrosinistra, sono l’ennesima, avvilente replica di una vecchia storia: il ritorno della regione in mano a gruppi di potere che amministrano clientele e non promuovono alcun progetto di trasformazione profonda della Calabria. Dunque, al di là di De Magistris c’è solo negatività, anche in quella parte della sinistra e dei progressisti rappresentati dal PD, dal PSI, da Art.1, Animalisti, da Tansi, Europa Verde, 5stelle, ecc. Tale collocazione è in evidente contrasto con quanto è successo nel resto del Paese.

In questa tornata elettorale ammnistrativa in Italia, che ha visto unito, quasi ovunque, tutto il centrosinistra in schieramenti ampi, e che ha vinto, battendo la peggiore destra dal dopoguerra, solo in Calabria si è verificato, peraltro con un sistema elettorale senza possibilità di ballottaggio, la grave rottura promossa da De Magistris, e favorita dalla debolezza del centrosinistra, che non hanno giustificazione.

In tutta Italia si è dimostrato una cosa certa, che De Magistris avrebbe dovuto capire: non si batte la destra senza il PD o peggio contro il PD. Il centrosinistra si costruisce attorno al PD, anche in Calabria (partito che dovrà essere aiutato a recuperare pienamente il prestigio ed il ruolo che gli spetta). Bisognerà, questo è un mio pensiero, aiutare implementando da sinistra le coalizioni attorno al PD. Altre scelte, oggi, vedi la Calabria, sono improponibili, prive di respiro politico e velleitarie. Bisognerà lavorare per battere la peggiore destra in Italia ed Europea, e questo è possibile, lo dimostra la vittoria nelle grandi città conseguita dall’ampio schieramento che ha battuto la Meloni, Salvini, ed altri, che sono gli alfieri di un ritrovato pensiero oscurantista e di vergogna, realizzando una grande unità dei riformisti, dei progressisti, della sinistra. Marcare i distinguo fra le diverse anime della sinistra, in questa fase, servono solo a fare vincere, anche culturalmente, il pensiero più retrograde e pericoloso per la democrazia e la civiltà italiana ed europea.

Il prossimo appuntamento in Calabria saranno le elezioni per il nuovo sindaco della città di Catanzaro; una tornata importante che riguarda il capoluogo di regione. Il centrosinistra dovrà arrivarci unito, senza alcuna esclusione, e nel modo migliore. Il tavolo di coalizione realizzato in questi mesi, dovrà ovviamente essere arricchito, implementato con personalità autorevoli della città, con rappresentati di forze sociali, culturali, economiche, del sindacato, delle istituzioni nazionali e regionali. Sarà necessario, una volta avviato un percorso di alto profilo e consistenza, individuare la personalità, donna o uomo, a cui chiedere la disponibilità di scendere in campo, accettando la candidatura a sindaco. Le elezioni comunali a Catanzaro saranno certamente una partita difficile, ma anche a Catanzaro la destra non è imbattibile. Si potrà vincere, se si sarà capaci di affidare la riscossa della città a persona autorevole e di qualità, abile nell’allargare molto il perimetro tradizionale del centrosinistra. La coalizione dovrà mettere in campo liste di alto spessore, capaci di esprimere candidati forti. Alle comunali non basterà avere un forte candidato a sindaco per vincere.

Ci aiuterà molto l’esempio di Cosenza, che dovrà essere tenuto in particolare considerazione. Il nuovo Sindaco della città Bruzia, il socialista Franz Bruno, ha fatto un egregio lavoro ed ha vinto nella città degli Occhiuto, peraltro a distanza di pochi giorni della vittoria alla Regione della destra. Lo stesso nuovo sindaco di Cosenza potrà, se contattato, offrire un contributo di pensiero e d’idee per spingere alla vittoria il centro sinistra a Catanzaro.

di Sabatino Nicola Ventura

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