Il Tribunale di Catanzaro scagiona una 51enne di Pentone dall'accusa di aver derubato l'anziano che accudiva

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images Il Tribunale di Catanzaro scagiona una 51enne di Pentone dall'accusa di aver derubato l'anziano che accudiva
L’avvocato Frank Santacroce

  22 giugno 2026 08:13

Si chiude con una formula assolutoria piena, «perché il fatto non sussiste» , la complessa ed amara vicenda giudiziaria che ha visto sul banco degli imputati la cinquantunenne A. F., originaria di Pentone. La donna era accusata di aver tradito la fiducia di un anziano pensionato del luogo che accudiva da circa un anno e mezzo , sottraendogli la carta postamat per effettuare prelievi illeciti e appropriandosi di una cassetta di sicurezza contenente oltre tremila euro in contanti. 

Il Giudice Monocratico della prima sezione penale del Tribunale di Catanzaro, dott.ssa Elisa Fabio, accogliendo in toto le argomentazioni della difesa rappresentata dall'avvocato Frank Mario Santacroce del Foro di Catanzaro, ha pronunciato sentenza di assoluzione. La vicenda trae origine dall'estate del 2019, a seguito della denuncia orale presentata ai Carabinieri di Pentone dall'ottantunenne Francesco Luciano Guarna.

L'anziano aveva riferito ai militari che, insospettito dal temporaneo smarrimento del proprio libretto postale e della carta di debito , aveva scoperto tramite gli uffici postali l'esecuzione di quattro prelievi consecutivi  per diverse migliaia di euro effettuati presso lo sportello di Catanzaro Pontegrande. A gravare sulla Fava vi era inoltre la contestazione relativa ad una cassetta di sicurezza contenente 3.050 euro in contanti. Secondo il denunciante, il bene le era stato consegnato spontaneamente per motivi di mera custodia , ma non era mai stato restituito nonostante i solleciti fatti tramite la figlia dell'imputata.

Da qui erano scattate le pesanti accuse di indebito utilizzo di carte di pagamento e appropriazione indebita, culminate nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Pubblico Ministero, dottor Saverio Sapia. La strategia difensiva dell'avvocato Frank Mario Santacroce si è concentrata sull'evidenziare l'assoluta inconsistenza delle prove raccolte. Un «processo delle ipotesi e dei sospetti» , privo di filmati di videosorveglianza, testimoni oculari o tracciamenti informatici in grado di collocare l'imputata dinanzi allo sportello postale nei giorni dei prelievi.

A far pendere definitivamente l'ago della bilancia verso l'assoluzione sono state le forti contraddizioni emerse tra i testi dell'accusa. Le dichiarazioni del denunciante sono state infatti ridimensionate dalla moglie dello stesso e smentite dalla figlia , delineando un quadro di profonda incertezza. All’esito il Giudice ha pronunciato la sentenza assolutoria liberando la cinquantunenne da un gravoso fardello giudiziario durato anni.


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