
di STEFANIA PAPALEO
Assolta "perché il fatto non sussiste". Si chiude così il processo che ha trascinato sul banco degli imputati la titolare di un'azienda che si occupa della lavorazione dei marmi e delle pietre, operante nel Soveratese, per il presunto scarico di rifiuti reflui industriali e il presunto deposito non autorizzato ed incontrollato di rifiuti. Il Tribunale di Catanzaro – I Sezione Penale – alla luce delle risultanze dibattimentali, ritenendo totalmente infondate le accuse, ha accolto la tesi difensiva portata avanti fin dall'inizio dall'avvocato Marco Grande del Foro di Catanzaro, scagionando l'imprenditrice con la formula più ampia.
Cadono così le accuse messe su dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sulla base delle attività ispettive e di vigilanza portate avanti nel febbraio 2024 dagli uomini dell’Ufficio Circondariale Marittimo–Guardia Costiera di Soverato, che avevano proceduto al sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) dell'azienda per quel presunto scarico di rifiuti, da loro ritenuti anche "pericolosi”. Da lì la richiesta da parte della Procura di convalida del sequestro accolta dal gip con un dispostivo che, tuttavia, già nella fase cautelare, il mese successivo, fu impugnato dal legale e revocato dal Tribunale del Riesame.
Revoca che non impedì alla Procura di andare avanti, procedendo con l’esercizio dell’azione penale e dando il via al dibattimento, con tanto di prove testimoniali e documentali, durante il quale, però, la difesa è riuscita a dimostrare che l’azienda aveva specificamente rispettato tutte le prescrizioni normative, in virtù dell'esistenza di un regolare impianto idrico a circuito chiuso per la separazione del materiale di lavorazione dall’acqua che lo trasportava, con i rifiuti raggruppati nello stesso luogo in cui erano stati prodotti, correttamente conservati per categorie omogenee e senza che fosse decorso il termine di un anno per il loro smaltimento.
Dunque, ha chiarito l'avvocato Grande, "non si trattava affatto di rifiuti pericolosi, avendo l’azienda (prima dell’intervento della polizia giudiziaria) proceduto a fare analizzare, da una ditta specializzata, tutte le categorie di rifiuti prodotte". E la tesi del legale ha convinto il giudice Graziella Costantino, che ha emesso la sua sentenza di piena assoluzione rispetto a "reati che, peraltro - ha commentato il legale -, sono oggetto di grande attenzione da parte del legislatore che, pure di recente, è intervenuto per inasprire le pene nei riguardi di coloro che commettono queste tipologie di illeciti penali".
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