
La Procura di Catanzaro ha chiuso le indagini su un presunto sistema strutturato di liste di attesa e interventi, "privatizzati" nel Reparto di Oculistica della Dulbecco a carico di Vincenzo Scorcia, 48 anni, di Catanzaro; Rocco Pietropaolo, 44 anni, di Gioia Tauro; Maria Battaglia, 50 anni, di Catanzaro; Giuseppe Giannaccare, 40 anni, di Bologna; Andrea Lucisano, 45 anni, di Crotone; Giorgio Randazzo, 59 anni, di Lamezia Terme; Maria Aloi, 62 anni, di Catanzaro; Adriano Carnevali, 37 anni, di Catanzaro; Giovanna Lionetti, 41 anni, di Cirò; Laura Logozzo, 53 anni, di Catanzaro; Andrea Bruni, 38, di Aiello Calabro; Eugenio Garofalo, 38 anni, di Santo Stefano di Rogliano.
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Secondo la ricostruzione dell'accusa, agli esami e agli interventi non si accedeva con alcun ticket, nè prenotazione. Ma bastavano contanti, assegni o pagamenti con bancomat. Un sistema ben collaudo. Dove ognuno avrebbe avuto un ruolo, per una migliore gestione degli interventi chirurgici favorendo i pazienti privati. Lo si legge nell'ordinanza cautelare applicativa degli arresti domiciliari emessa dal Gip presso il Tribunale di Catanzaro, Chiara Esposito su richiesta della Procura, nei confronti di Vincenzo Scorcia, 48 anni, di Catanzaro, e Maria Battaglia, 50 anni, di Catanzaro indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere, peculato, concussione, truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio
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Nessuna lista di attesa per chi pagava: somme che andavano da 200 in su. Il "sistema" era semplice: dopo l'intervento chirurgico i pazienti venivano indirizzati nello studio privato e visitati nuovamente a pagamento. Oppure venivano contattati telefonicamente dal personale del reparto di Oculistica per l’espletamento degli accertamenti di rito per la pre-ospedalizzazione, poi ricoverati e nella quasi totalità dei casi sottoposti personalmente dal professore Scorcia a intervento chirurgico. Di fatto, il paziente, o anche un suo familiare, contattava la segretaria Battaglia per prenotare una visita oculistica specialistica con il prof. Scorcia.
"Assoluta urgenza" o "necessità di essere operati": così ol paziente veniva "dirottato" verso l'intervento. E così, dopo aver pagato - a secondo dell'intervento e della prestazione -, il nominativo del paziente privato veniva girato allo studio del Reparto di Oculistica per il successivo inserimento nelle “Agende di prenotazione” e nelle liste operatorie. Condotte che per il gip avrebbe determinato "un ingiusto profitto a vantaggio degli indagati con pari danno per i pazienti stessi".
Determinanti, per ricostruire il "sistema", le dichiarazioni dei pazienti ma anche dei loro familiari, che avrebbero riferito, "in maniera dettagliata le modalità di fissazione degli appuntamenti - come scrive il gip -, le somme di denaro versato, lo svolgimento degli interventi presso l'ospedale e le successive viste private".
Nel collegio difensivo, tra gli altri, sono impegnati gli avvocati Francesco Gambardella, Nicola Cantafora, Andrea Cardinali, Eugenio Felice Perrone, Carlo Petitto, Ermenegildo Massimo Scuteri, Enrico Moracvaallo, Vincenzo Gatto, Francesco Iacopino.
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