
di MARILINA INTRIERI
La scelta della Regione Calabria, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, di introdurre un “reddito di merito” fino a 1.000 euro al mese per gli studenti che restano a studiare negli atenei calabresi è una misura che va guardata con attenzione, e senza pregiudizi.
Perché il punto non è il contributo economico in sé ma un altro: orientare le scelte dei giovani.
La Calabria perde da anni studenti, competenze, futuro.Intervenire nel momento in cui si forma il capitale umano significa provare a interrompere questo ciclo.
Certo, una buona idea non basta.
Serviranno criteri chiari, sostenibilità, continuità, collegamenti reali con il lavoro.
Ma c’è un elemento che rende questa scelta ancora più significativa.
Dopo 17 anni, il Consiglio dei ministri ha chiuso il commissariamento della sanità.Non è solo un fatto tecnico.
È un passaggio politico: la Regione torna a esercitare pienamente le proprie responsabilità.
E allora il messaggio cambia.
Il “reddito di merito” e la fine del commissariamento, letti insieme, possono segnare l’inizio di una fase diversa:meno emergenza, più governo.
Ora la sfida è tutta qui.
Se questa misura sarà costruita bene, potrà diventare una vera politica di sviluppo.Se resterà un annuncio, sarà l’ennesima occasione persa.
Non è ancora un risultato. È una possibilità concreta.
Ma è da qui che si capisce se si vuole davvero cambiare passo , oppure continuare a inseguire.
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