IRA Festival 2026: a Soverato un viaggio tra mare, teatri e spazi urbani

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  25 giugno 2026 12:06

di GIULIA CRICELLI 

Per quattro giorni Soverato ha accolto artisti, performer e spettatori provenienti da luoghi e percorsi differenti, trasformandosi in un laboratorio diffuso di arti performative. La seconda edizione di IRA Festival ha attraversato il mare, le piazze, gli spazi urbani e quelli più intimi del posto, costruendo un dialogo continuo tra ricerca artistica e territorio. IRA Festival nasce con l’obiettivo di creare nuove connessioni attraverso la danza e le arti performative contemporanee, costruendo occasioni di incontro tra pubblico, artisti e operatori culturali. Un progetto di riequilibrio territoriale che, sotto la direzione di Pietro Monteverdi e la curatela artistica di Settimio Pisano, punta ad avvicinare la Calabria alle reti nazionali e internazionali della contemporaneità , trasformando il territorio non in semplice sfondo, ma in parte integrante dell’esperienza artistica. (AGGIUNGERE LINK About - IRA FESTIVAL)

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Fortuna - Naufragio all’inverso, foto di Angelo Maggio

 Ad aprire il festival è stato Fortuna – Naufragio all’inverso di Piergiorgio Milano, andato in scena al Teatro sul Mare. Una riflessione sul viaggio, sulla perdita e sulla possibilità di risalire la corrente degli eventi. Una partenza che ha immediatamente definito il tono del festival, sospeso tra dimensione poetica e ricerca sul movimento.

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Manifestus - foto di Angelo Maggio

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Under control - Foto di Angelo Maggio

Nei giorni successivi il programma ha continuato ad alternare linguaggi e prospettive. Al Teatro sul Mare, Manifestus di Jacopo Jenna ha interrogato il rapporto tra immagine, corpo e memoria collettiva, mentre al Teatro del Grillo Under Control di Luka Piletič ha portato in scena una riflessione sul controllo e sulle dinamiche che regolano la vita quotidiana.

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The perfect moment- Foto di Angelo Maggio

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Daughter of the Factory - foto di Angelo Maggio 

All’Hotel San Domenico, The Perfect Moment di Matteo Sedda ha preso ispirazione dall’universo di Robert Mapplethorpe per esplorare il rapporto tra desiderio, identità e corpi, mentre Daughter of the Factory di Silvia Viviani ha invece esplorato il rapporto tra essere umano e sistema produttivo, interrogandosi su quanto il lavoro e l’industrializzazione siano in grado di modellare il corpo, i comportamenti e le relazioni.

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Focu Meu - foto di Angelo Maggio

Particolarmente significativa la presenza delle nuove creazioni. Al Teatro Comunale, Focu Meu di Benjamin Kahn, presentato in prima nazionale, ha intrecciato memoria, identità e radici in un lavoro capace di dialogare profondamente con il contesto del Sud e del Mediterraneo.

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Nico, Desertshore - foto di Angelo Maggio

NICO, DESERTSHORE di Giovanfrancesco Giannini, ospitato nel cortile dell’Istituto Don Bosco, ha invece rappresentato uno dei momenti più attesi della programmazione, offrendo al pubblico l’opportunità di assistere alla nascita di una nuova opera in prima assoluta.

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 E la bella stanza è vuota - foto di Angelo Maggio

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 Bodysweat (for Elsa) - foto di Angelo Maggio

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 Diluvio - foto di Angelo Maggio

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Chucao - Sensitive Interface Biome - foto di Angelo Maggio

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Vorreirë ca scisse la lunë - foto di Angelo Maggio

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Malia - studio sull’incanto, foto di Angelo Maggio

Accanto agli spettacoli compiuti, IRA ha dedicato ampio spazio alla ricerca attraverso gli Open Studio. All’Istituto Don Bosco, E la bella stanza è vuota di Gianmaria Borzillo, Bodysweat (for Elsa) di Giorgia Lolli , Diluvio di Nicola Galli, Chucao: Sensitive Interface Biome di María Catalina Jorquera e Vorreië ca scisse la lunë di casagrande//giorgini hanno aperto una finestra su processi creativi ancora in evoluzione, mentre MALIA – studio sull’incanto della compagnia Parini Secondo in scena al Teatro del Grillo ha proposto una ricerca capace di intrecciare immaginari contemporanei e suggestioni rituali.

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Amazzoni - foto di Angelo Maggio

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Special K - foto di Angelo Maggio

Il programma ha accolto inoltre Amazzoni di Silvia Gribaudi al Teatro Comunale, Special K di Davide Tagliavini al Teatro del Grillo e Stanza di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, ospitato in una camera dell’hotel San Domenico trasformata per l’occasione in spazio performativo, contribuendo a costruire una mappa articolata delle molte direzioni che oggi attraversano le arti performative contemporanee.

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NU - foto di Angelo Maggio

Al Teatro del Grillo, NU di Virginia Spallarossa e Déjà Donné ha proposto una ricerca ispirata all’estetica barocca, attraversando le tensioni tra bellezza e sofferenza, umano e inumano, piacere e dolore, in una riflessione sul corpo contemporaneo e sulla sua dimensione più profonda.

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Todo lo Que me Falta - foto di Angelo Maggio

 A chiudere il festival è stato Todo lo Que me Falta di Juan Pablo Galimberti al Teatro Comunale, presentato in prima europea. Un titolo che sembra quasi riassumere lo spirito dell’intera manifestazione: la ricerca di ciò che manca, di ciò che ancora deve essere scoperto, immaginato o costruito. Più che una semplice rassegna, IRA si conferma così un luogo di incontro tra artisti, pubblico e territorio. Un progetto che, alla sua seconda edizione, continua a interrogare il presente attraverso il linguaggio del corpo e della scena, contribuendo ad ampliare lo spazio dedicato alla contemporaneità culturale in Calabria.


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