L’allarme di Legambiente e Regione: la Calabria resta ostaggio del cemento illegale

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Abusivismo edilizio, solo l’11 per cento delle demolizioni eseguite negli ultimi 20 anni

  14 gennaio 2026 15:47

di FRANCESCO IULIANO

In Calabria l’abusivismo edilizio continua a resistere a leggi e controlli. Dal 2004 al 2023, nei 105 Comuni che hanno risposto al monitoraggio di Legambiente in collaborazione con la Regione Calabria, sono state emesse 11.398 ordinanze di demolizione, ma solo l11 per cento è stato realmente eseguito. Ancora più esiguo il numero degli immobili acquisiti al patrimonio comunale,  appena 135.

A fotografare questa realtà è il dossier  dal titolo “Abbatti labuso in Calabria”, presentato questa mattina nella sala Verde della Cittadella regionale. Numeri che raccontano un fallimento amministrativo e culturale, con il 77 per cento degli abusi concentrati nei Comuni costieri. Aree tra le più fragili ma anche le più preziose dal punto di vista ambientale.

Il dossier, nato da una collaborazione istituzionale tra Regione Calabria e Legambiente, formalizzata con un Protocollo d’intesa nell’aprile del 2024 e rinnovata nel 2025, è un lavoro che ha consentito di raccogliere dati ufficiali non solo dai Comuni, ma anche da Prefetture e Procure della Repubblica, offrendo una mappatura completa dell’azione – e delle omissioni – nella lotta all’abusivismo edilizio. 

Un monitoraggio che ha evidenziato che i Comuni che hanno risposto sono raddoppiati rispetto al 2023, passando a 105, pari al 26 per cento del totale regionale, rappresentativi di circa il 48 per cento della popolazione calabrese. Un segnale di maggiore attenzione, che tuttavia non basta a invertire la rotta.

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Alla presentazione hanno partecipato il presidente della Regione Roberto Occhiuto, l’assessore Antonio Montuoro, il dirigente regionale Pasquale Celebre, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, la presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta ed il responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità, Enrico Fontana.

Ha aperto i lavori il presidente Roberto Occhiuto che ha commentato come “la Calabria continui a segnalarsi per tantissimi esempi di abusi edilizi, pur essendo una regione esposta a gravi criticità dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Combattere il consumo di suolo non è una scelta, è una necessità”.

Occhiuto ha quindi individuato due freni principali all’esecuzione delle demolizioni: la carenza di risorse ed il peso del consenso elettorale.
“Smaltire i materiali dopo l’abbattimento costa ed i Comuni spesso non hanno fondi sufficienti. Ma molte volte ci si ferma perché manca il coraggio di andare fino in fondo: l’immobile abusivo è spesso di un elettore, e demolirlo ha un costo politico”.

Secondo Stefano Ciafani, il problema non è normativo ma operativo: “le regole esistono, ma non vengono applicate con continuità. Servono risorse, chiarezza e coordinamento tra Comuni, Prefetture e Procure. La collaborazione con la Regione Calabria può diventare un modello nazionale”.

Più deciso il giudizio di Enrico Fontana. ”Il mattone illegale consuma suolo, aggrava il rischio idrogeologico e danneggia le imprese sane. Quando gli abusi restano in piedi per anni, il messaggio è chiaro: violare la legge conviene”.

 

Il dossier “Abbatti labuso in Calabria”, dunque, restituisce l’immagine di una regione sospesa tra consapevolezza e immobilismo. ”Le leggi ci sono, i dati anche - ha commentato Antonio Montuoro -. Quello che ancora manca è una vera assunzione di responsabilità collettiva. Perché, come emerge con forza dal monitoraggio, il cemento illegale non è solo un problema urbanistico: è una questione di sicurezza, di legalità e di futuro. E finché resterà impunito, continuerà a raccontare la storia di una Calabria che fatica a liberarsi dalle proprie contraddizioni”.

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Anna Parretta, in ultimo, ha ribadito come la Calabria resti una delle regioni più colpite.“Nonostante gli sforzi delle istituzioni e delle associazioni - ha detto -, il fenomeno resta gravissimo. Questo dossier dimostra che l’abusivismo è tutt’altro che un problema superato”.

Un dossier che, nelle risultanze, non si è limitato alla denuncia, ma ha indicato anche una strategia operativa articolata. 

Tra le principali proposte: il monitoraggio costante dei procedimenti sugli abusi edilizi; diffide e commissariamenti per i Comuni inadempienti; l’individuazione delle aree più critiche; lo stanziamento di risorse regionali dedicate alle demolizioni; l’applicazione sistematica dell’acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio comunale; l’istituzione di un Tavolo regionale permanente con enti locali, Prefetture, Procure, Forze dell’ordine, Capitanerie, associazioni di categoria e ambientaliste, con l’obiettivo di rasformare il contrasto all’abusivismo da emergenza cronica a politica strutturale.

 

 

 


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