L’armonia di "Umoja" illumina il Parco: con Nicola Conte cala la musica sul Catanzaro Jazz Fest

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Dal San Giovanni al Politeama fino alla Biodiversità: il festival saluta Catanzaro dopo un percorso fatto di ascolto e partecipazione nei luoghi simbolo della città.

  05 ottobre 2026 13:39

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Il vento leggero dell’ottobre catanzarese accarezza le gradinate in pietra dell’anfiteatro, mentre le luci del palco tagliano il buio del Parco della Biodiversità Mediterranea. C’è un brusio denso che attraversa la platea prima che la prima nota prenda forma: famiglie, appassionati della prima ora, giovani arrivati poco prima delle nove per prendere posto sui gradini ancora caldi di inizio autunno. Quando Nicola Conte imbraccia la chitarra e lascia fluire il primo accordo, la dimensione dello spazio urbano si trasforma in un abbraccio collettivo. È la notte di “Umoja”, la tappa finale del Catanzaro Jazz Fest 2026, ed è la musica stessa a riappropriarsi di uno degli angoli più vivi della città.

Conte e la sua formazione portano sul palco un’architettura sonora dove il jazz dialoga senza filtri con il soul, lo spiritual e le pulsioni ritmiche dell’Africa e dei Caraibi. Non è un semplice esercizio di stile, ma una dichiarazione d’intenti racchiusa nella stessa parola che dà il titolo al progetto: Umoja, che in lingua swahili significa unità. Un’idea di convergenza che la chitarra di Conte guida con misura, intrecciandosi con il sax tenore di Pasquale Calò e le trame armoniche stese da Pietro Lussu al pianoforte e alle tastiere.

 

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A dare corpo profondo e viscerale a questo racconto in musica è la voce di Sera Kalo. La cantautrice si muove tra le pieghe dei brani con una presenza scenica naturale, trasformando ogni flessione vocale in un ponte tra platea e musicisti. Attorno a lei, l’impalcatura ritmica costruita da Ameen Saleem al basso, Enrico Morello alla batteria e Gabriel Prado alle percussioni sostiene il flusso sonoro con un battito continuo, dinamico, capace di far battere il tempo ai piedi di chi siede nell’anfiteatro.

Il pubblico non si limita ad assistere: abita lo spazio. Tra i viali alberati del parco e il perimetro semicircolare della struttura, la risposta della gente misura il valore della serata. Le mani che accompagnano i controtempi, gli sguardi rivolti verso il centro della scena, le persone rimaste in piedi lungo i camminamenti superiori raccontano di un luogo che torna a essere punto di ritrovo culturale e sociale.

Questo appuntamento rappresenta l’ultimo tassello di un disegno più ampio, sviluppato attraverso tappe differenti del tessuto urbano. La rassegna ha attraversato Catanzaro partendo dal Complesso monumentale del San Giovanni durante i giorni della Notte Piccante, è passata per le atmosfere avvolgenti del Teatro Politeama con l’esibizione di Davide Shorty insieme alla Nuova Forma Amry, ed è arrivata infine ai quattro appuntamenti programmati all’interno del Parco della Biodiversità durante l’Oktober Park.

Un itinerario diffuso che ha dimostrato come la musica dal vivo possa diventare uno strumento concreto di riappropriazione degli spazi. Portare le persone fuori di casa, abitare i monumenti e i parchi cittadini, offrire occasioni di incontro: la XXVI edizione del Catanzaro Jazz Fest ha confermato la propria natura di appuntamento ormai riconoscibile nel calendario culturale catanzarese, capace di far dialogare linguaggi differenti e territori.

Quando i riflettori si spengono e l’anfiteatro comincia lentamente a svuotarsi, resta la sensazione che la città abbia ritrovato nelle note di “Umoja” un momento autentico di condivisione. Il festival manda in archivio questa edizione lasciando nei luoghi attraversati un’impronta sonora visibile, in attesa del prossimo viaggio.