
di MARIA CLAUDIA CONIDI RIDOLA* Negli ultimi mesi il dibattito pubblico sulla futura pianificazione urbana di Catanzaro si è riempito di espressioni ambiziose e suggestive: “consumo di suolo zero”, “rigenerazione urbana”, “polarità”, “mobilità sostenibile”, “città dei 15 minuti” secondo il nuovo Piano Strutturale Comunale o PSC. Concetti certamente condivisibili sul piano teorico, perché richiamano un’idea di città più moderna, più vivibile e più attenta alla qualità della vita.
Ma il problema nasce quando la narrazione urbanistica si scontra con la realtà concreta vissuta ogni giorno dai cittadini.
Ed è qui che emerge una domanda inevitabile: Catanzaro oggi possiede davvero le condizioni minime per definirsi una “città dei 15 minuti”? Perché una città non diventa moderna attraverso gli slogan.
Diventa moderna quando riesce a funzionare. La distanza tra teoria e vita reale appare abbastanza evidente e lunga. La “città dei 15 minuti” dovrebbe consentire ai cittadini di raggiungere servizi essenziali — ospedali, scuole, uffici, attività commerciali, trasporti — in tempi brevi e con facilità.
Eppure basta attraversare Catanzaro nelle ore di punta per comprendere quanto questa definizione appaia, almeno oggi, profondamente distante dalla realtà. Sfido chiunque a raggiungere rapidamente l’ospedale dal centro cittadino in condizioni di traffico congestionato. Sfido chiunque a sostenere che la viabilità urbana attuale sia compatibile con un modello moderno di accessibilità.
La verità è che Catanzaro continua a soffrire criticità storiche mai realmente risolte: traffico congestionato; collegamenti difficili tra i quartieri,trasporto pubblico insufficiente, carenza cronica di parcheggi, viabilità spesso inadeguata, accesso al centro storico critico e rimesso alla caotica situazione di un traffico sempre più incontrollato e incontrollabile,con parcheggi in seconda fila e fermate degli autobus paralizzanti. In alcune aree del centro, inoltre, perfino il transito dei mezzi di emergenza può diventare problematico a causa della conformazione dei vicoli e dell’assenza di una pianificazione realmente funzionale. E allora il tema non è più la teoria urbanistica, ma la capacità concreta della città di garantire sicurezza, accessibilità e servizi essenziali. Il centro storico rappresenta forse la contraddizione più evidente. Da anni si parla di valorizzazione, recupero e rilancio.
Ma nella pratica molti cittadini percepiscono un progressivo isolamento dell’area centrale, senza che sia stato costruito un vero piano di sviluppo e vivibilità.Limitare il traffico o pedonalizzare alcune aree può avere senso solo se esiste contestualmente un sistema che assicuri quei 15 minuti famosi ovvero: parcheggi efficienti con una una mobilità alternativa credibile e sostenibile, un trasporto pubblico realmente funzionale, una strategia per sgomberare spazi inutilizzati e attualmente occupati da ruderi cadenti persino ancora ponteggiati e pericolanti ,come ormai è così da anni,in una delle "arterie " principali del centro storico,Via De Grazia ,ridotto a un tragitto di speranza rimesso al fato( se si dovesse fermare lì un mezzo si paralizzerebbe tutta la viabilità), attività economiche fiorenti e non sacrificate sull'altare dei centri commerciali invasi dalla cineseria ormai dilagante, servizi igienici adeguati o per lo meno esistenti! Altrimenti il rischio è svuotare ulteriormente il centro anziché rigenerarlo. Una città non si riqualifica rendendo più difficile viverla. La distanza tra la retorica della città moderna e la realtà quotidiana emerge anche nei dettagli apparentemente più semplici.
A Catanzaro, ad esempio, manca persino una rete efficiente e stabile di servizi igienici pubblici funzionanti. In passato è stata segnalata pubblicamente la chiusura o l’inutilizzo di bagni pubblici già esistenti nel centro storico. Eppure i servizi igienici non rappresentano un elemento marginale: sono essenziali per anziani, famiglie, turisti, persone fragili e cittadini che vivono quotidianamente gli spazi urbani.
Questo dettaglio racconta molto più di tante formule urbanistiche.Perché una città realmente moderna si misura anche dalla capacità di garantire servizi basilari, manutenzione urbana, accessibilità,
pulizia, sicurezza, funzionalità quotidiana. La pianificazione non può essere solo comunicazione
Da avvocato, ritengo che ogni progetto urbanistico debba essere valutato non soltanto per la sua impostazione teorica, ma soprattutto per la sua effettività concreta. Le amministrazioni hanno il dovere di costruire città realmente accessibili e funzionali, non semplicemente città raccontate bene.
I cittadini non vivono dentro i rendering o nei documenti programmatici. Vivono nel traffico quotidiano, nella difficoltà di trovare parcheggio, nei ritardi dei collegamenti, nei servizi mancanti, nelle aree abbandonate.Per questo la credibilità di qualunque piano urbanistico si misurerà solo sui risultati concreti: riduzione dei tempi di percorrenza,in..15 minuti reali non immaginari,
collegamenti efficienti, servizi realmente accessibili, recupero autentico del centro storico,
miglioramento della qualità della vita. Il punto non è rifiutare il cambiamento, né contestare in astratto concetti come sostenibilità o rigenerazione urbana. Il punto è evitare che parole moderne vengano utilizzate per mascherare problemi antichi mai affrontati fino in fondo. Prima della “città dei 15 minuti”, Catanzaro dovrebbe probabilmente diventare una città raggiungibile, accessibile,
collegata, funzionale.
Solo allora certe definizioni potranno smettere di apparire come semplici slogan politici e diventare finalmente una prospettiva concreta di sviluppo urbano.
*Avvocato
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