L'avv Conidi Ridola: "Oltre il consenso, la giustizia riparativa e il nuovo equilibrio tra individuo e collettività"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images L'avv Conidi Ridola: "Oltre il consenso, la giustizia riparativa e il nuovo equilibrio tra individuo e collettività"


  25 aprile 2026 11:02

di M.CLAUDIA CONIDI RIDOLA*  

Nel diritto penale esiste un principio tanto semplice quanto potente: se il titolare di un bene giuridico acconsente alla sua lesione, lo Stato si fa da parte. È il consenso dell’avente diritto, una delle espressioni più limpide di una concezione in cui la persona viene prima dell’ordinamento, in cui la libertà individuale delimita l’intervento punitivo. L’idea di fondo è chiara: non tutto ciò che è astrattamente lesivo merita una sanzione, se chi subisce quella lesione la accetta. È, in qualche misura, il punto più alto della fiducia del diritto nella capacità dell’individuo di autodeterminarsi.  Proprio per questo, la traiettoria intrapresa con la riforma Cartabia in materia di giustizia riparativa colpisce. L’ipotesi che si possa accedere a percorsi riparativi anche senza il consenso della vittima sembra incrinare quella centralità, o quantomeno ridimensionarla. Non si tratta di negare valore alla volontà della persona offesa, ma di collocarla all’interno di un orizzonte più ampio, in cui il reato non è più soltanto una questione tra due soggetti, bensì un fatto che riguarda la tenuta complessiva delle relazioni sociali.

È qui che emerge il vero cambio di prospettiva. Il consenso, da confine invalicabile dell’intervento penale, diventa un elemento tra gli altri, non più decisivo in via assoluta. Lo Stato non si limita a prendere atto della volontà individuale, ma rivendica un interesse proprio alla gestione del conflitto, alla sua possibile ricomposizione, alla responsabilizzazione dell’autore del reato. In questa logica, la giustizia riparativa non è più solo uno spazio di incontro tra autore e vittima, ma uno strumento di politica criminale, orientato a obiettivi che travalicano la dimensione privata. La domanda, allora, non è tanto se questo sia legittimo, quanto se sia coerente con l’impianto del nostro diritto. Perché è vero che il consenso dell’avente diritto non ha mai avuto portata illimitata: esistono beni indisponibili, esistono interessi che l’ordinamento sottrae alla disponibilità del singolo. Ma è altrettanto vero che quel principio ha sempre rappresentato un presidio contro l’espansione del potere punitivo, un argine a favore della persona.

Si può leggere questa evoluzione come un adattamento necessario. In una società complessa, il reato non può essere ridotto a un rapporto bilaterale; le sue conseguenze si propagano, incidono sulla comunità, richiedono risposte che non siano solo sanzionatorie. Da questo punto di vista, il superamento del consenso come condizione assoluta può apparire come un passo avanti, un modo per rendere il diritto più aderente alla realtà dei conflitti che è chiamato a regolare. Ma si può anche intravedere una linea di tensione più problematica. Quando la volontà della vittima perde centralità, il rischio è che il diritto si allontani da quella matrice personalistica che lo ha storicamente orientato. Che la dimensione pubblica finisca per assorbire quella individuale, trasformando strumenti nati per valorizzare la relazione in meccanismi gestiti dall’alto. In questo senso, la giustizia riparativa potrebbe correre il pericolo di essere meno “riparativa” di quanto prometta, se non mantiene al centro la libertà effettiva dei soggetti coinvolti. Alla fine, più che di una rottura, si tratta di uno spostamento di equilibrio. Il consenso dell’avente diritto non scompare, ma smette di essere il perno esclusivo attorno a cui ruota la risposta al reato. Al suo posto emerge una visione più articolata, in cui convivono esigenze individuali e interessi collettivi. Resta da vedere se questo nuovo equilibrio saprà reggersi senza sacrificare ciò che il principio originario custodiva: l’idea che, anche nel diritto penale, la persona non sia mai solo un mezzo, ma sempre un fine.

*Avvocato


Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy . Chiudendo questo banner, o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.