
Ieri sera si è svolto presso la chiesa di San Giovanni a Catanzaro l’incontro musicale e divulgativo “L’eco dell’eternità: il Requiem incompiuto”, che ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e attento, coinvolto in un’esperienza di ascolto e riflessione particolarmente intensa con il divulgatore musicale Marco Calabrese.
Nel contesto della Settimana Santa, è stato proposto un percorso originale all’interno del Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Il racconto è stato alternato all’ascolto della versione incompiuta della composizione, in cui manca buona parte dell’orchestrazione.

Il momento più intenso è stato l’ascolto del Lacrimosa che Mozart non concluse, lasciando solo le prime otto battute, al culmine di un intenso crescendo. Da qui è partita la riflessione chiave di questo incontro.
"Il Lacrimosa - spiega Marco Calabrese - non si conclude, non trova una risoluzione. Si spezza. E si spezza in un punto preciso, non casuale: “Judicandus homo reus” l’uomo colpevole sarà giudicato. Qui la musica si ferma. Non nella speranza. Non nella consolazione, ma esattamente nel momento del giudizio.
È una sospensione che non è solo musicale, ma fortemente umana e spirituale. È lo stesso momento in cui, nel Getsemani, risuona una delle frasi più intime e drammatiche: “Padre, allontana da me questo calice.”

Non siamo ancora nella Pasqua. Non siamo ancora nella luce della resurrezione. Siamo prima. Nel tempo dell’attesa e della paura, in cui il dolore è reale, e non ancora trasfigurato. E allora quella musica incompiuta di Mozart, è una musica che rimane nel punto della domanda, non della risposta; ed è proprio per questo che ci tocca così profondamente.
Non ci porta oltre, non ci consola, ma ci lascia dentro il mistero. In quel mistero dove l’uomo e il Cristo, per un istante, restano davanti al calice, chiedendo che sia allontanato. La musica si ferma nel punto in cui nessun uomo, da solo, può andare oltre".
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