
C’è un’immagine che più di altre racconta il senso profondo del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026: i padiglioni del Lingotto attraversati da scolaresche, lettori, editori, autori, artisti, curiosi. Una folla composita, intergenerazionale, che restituisce al libro la sua natura più autentica: non un oggetto del passato, ma uno strumento ancora vivo, capace di interrogare il presente e aprire possibilità di futuro.
La XXXVIII edizione del Salone, in corso di svolgimento al Lingotto Fiere, ha scelto come tema “Il mondo salvato dai ragazzini”, titolo che richiama l’opera di Elsa Morante e che gli organizzatori presentano come una chiave aperta sul mondo dei ragazzi, delle ragazze, dell’immaginazione e delle nuove forme della parola.
Il dato della giornata inaugurale conferma la forza della manifestazione: giovedì 14 maggio sono stati superati per la prima volta i 40mila visitatori, con un incremento del 20% rispetto al giovedì dell’anno precedente. Un’apertura da record, accompagnata da un trend positivo anche nelle giornate successive, in attesa dei dati definitivi.
Dentro questo scenario, la Calabria ha portato al Salone una presenza articolata: editoria, arte, territorio, giovani autori. A dare profondità al racconto è stata anche la voce di Florindo Rubbettino, editore tra i protagonisti del panorama culturale italiano. Intervistato al Salone, Rubbettino ha offerto una lettura netta e controcorrente dello stato dell’editoria.
«Lo stato di salute dell’editoria in Italia è buono – ha affermato – perché il libro, nonostante molte narrazioni continuino a raccontarci una crisi, resta uno strumento molto vitale, molto vivo. Lo dimostrano soprattutto gli indici di lettura tra le giovani generazioni, che hanno saputo integrare i nuovi strumenti della comunicazione con uno strumento bello e innovativo quale rimane il libro».
Per Rubbettino, il libro conserva una centralità insostituibile perché rimette al centro l’umano. «Il libro è quell’oggetto che mette al centro la vita – ha aggiunto –. Nel libro è raccontata la vita, le vite sono nei libri. E allora che cosa c’è di più profondo che leggere un buon libro per scoprire il grande mistero della vita, le grandi traiettorie possibili attraverso le vite dei personaggi e delle storie raccontate?».
È proprio questa idea del libro come luogo della vita a collegare l’intervento dell’editore con la presenza dell’artista Massimo Sirelli, che ha contribuito alla realizzazione dello stand della Regione Calabria. La sua partecipazione ha permesso di allargare il discorso oltre la pagina scritta: il libro, al Salone, non è soltanto testo, ma anche spazio, immagine, materia, esperienza visiva. Lo stand calabrese è diventato così non solo un contenitore di eventi, ma una vera scena culturale, capace di raccontare una regione attraverso segni, forme e linguaggi contemporanei.
In questo intreccio tra editoria e arte si inserisce anche la voce di Gabriele Ruggiu, giovane autore soveratese, presente al Salone con “L’identità dell’anima”. Il romanzo breve sarà presentato lunedì pomeriggio come una riflessione sul confine tra umano, tecnologia, identità digitale e intelligenza artificiale, in dialogo con Francesco Pungitore nello stand della Regione Calabria, Padiglione Oval.
La presenza di Ruggiu assume un valore particolare proprio dentro il tema scelto dal Salone. Se “Il mondo salvato dai ragazzini” chiama in causa le nuove generazioni, la sua opera intercetta una delle domande più urgenti del nostro tempo: che cosa resta dell’identità umana nell’epoca delle tecnologie intelligenti, degli ambienti digitali e delle nuove solitudini?
Il filo logico che unisce Rubbettino, Sirelli e Ruggiu è dunque chiaro: il libro come vita, l’arte come forma visibile dell’identità, la scrittura giovane come interrogazione sul futuro. Tre prospettive diverse, ma convergenti. Da un lato l’esperienza editoriale di chi continua a credere nella forza culturale del libro; dall’altro la creatività artistica che traduce il territorio in immagine; infine la voce di una nuova generazione di autori chiamata a misurarsi con le grandi trasformazioni del presente.
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