




Alla Feltrinelli di Cosenza l’ex magistrato presenta “Attuare la Costituzione” e denuncia le resistenze che ostacolano i diritti fondamentali
01 aprile 2026 11:28di GIOVANNA BERGANTIN
"La Costituzione italiana è il battito cardiaco della democrazia. È una delle più belle del mondo, scritta bene, in maniera semplice, democratica. Si percepisce che deriva dal periodo più buio della storia ed è scritta da giganti della politica, uomini e donne. Poi però lo Stato, da tempo, vede che è la Costituzione meno attuata. Allora una domanda bisogna porsela…"
È da questa premessa, pronunciata con la nettezza di chi ha attraversato le istituzioni “dalla prima linea”, che Luigi de Magistris ha aperto ieri sera la presentazione alla Feltrinelli di Cosenza del suo nuovo libro Attuare la Costituzione (PaperFIRST) offrendo a un pubblico attento e numeroso un intervento che intreccia esperienza istituzionale e visione civile. L’incontro si è rapidamente trasformato in un’analisi critica della storia repubblicana e dei meccanismi – politici, istituzionali e culturali – che ancora oggi ostacolano la piena attuazione della Carta del 1948.
A sostegno della sua tesi, de Magistris richiama la propria biografia istituzionale: "Io, avendo attraversato la vita delle istituzioni di questo Paese, – specifica – ho incontrato il potere e gli abusi del potere. Facendo il PM, facendo il sindaco, mi sono fatto la convinzione – non l’idea – che la Costituzione è profondamente tradita proprio da chi la deve attuare. C’è una volontà precisa di non attuare la Costituzione per un motivo preciso: perché la Costituzione dà diritti forti. Dà il diritto al lavoro, alla giustizia sociale, economica, ambientale, alla pace, alla promozione della cultura e della ricerca, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, all’istruzione pubblica e alla salute. E se i diritti fossero realmente realizzati per tutti, il potere perderebbe potere".
Secondo de Magistris, il potere preferisce mantenere i cittadini in una condizione di attesa: «Non vuole che il diritto sia veramente un diritto, perché il potere perde potere. Vuole che ci sia l’aspettativa di diritto e poi, di volta in volta, se lo ritiene, lo trasforma in diritto».
Da questa analisi prende forma una riflessione più ampia, che assume i toni di una diagnosi del sistema Paese: "Più si cerca di attuare la Costituzione, più si trovano ostacoli. Ci sono professionisti che cercano di prestare ossequio alla Costituzione, ma più sei fedele alla Costituzione, più incontri resistenze. Noi dobbiamo andare in analisi: capire la storia di questo Paese, gli influssi dei poteri sovranazionali, lo Stato nello Stato, i poteri occulti, le deviazioni diventate ordinarie. Se non capiamo tutto questo, non ne usciamo. Abbiamo il coraggio? – si chiede de Magistris – Ma prima del coraggio abbiamo la voglia? La voglia di capire che Paese siamo? O preferiamo un atteggiamento di superficialità? O c’è paura?» Chiude con un appello alla responsabilità individuale: "Dobbiamo conoscere, guardarci allo specchio e decidere se rimanere agnostici, indifferenti – o peggio ancora complici, conniventi – oppure, senza essere eroi, provare a dire: a me la Costituzione piace, ed è il battito cardiaco della democrazia".
Proseguendo nel ragionamento, de Magistris si sofferma sul recente referendum, che interpreta soprattutto come un segnale di partecipazione: "Il popolo, quando è chiamato, fa la sua parte. Il referendum non è una vittoria del ceto politico o dell’opposizione: è stata innanzitutto una pagina di partecipazione". Tra gli elementi più significativi, sottolinea il ruolo dei giovani: "I giovani sono stati determinanti smentendo quella retorica insopportabile secondo cui non si interessano di politica. Io sono testimone del contrario. Faccio politica con lo zainetto, nei vicoli, nelle piazze". E ricorda come, su molte questioni internazionali, "prima siano arrivati i giovani e poi gli adulti".
Per de Magistris, il voto non rappresenta un semplice pronunciamento tecnico, ma un segnale di consapevolezza civica: "Il popolo ha capito che la Costituzione è meglio tenercela cara. Stessero lontani dalla Costituzione". E aggiunge: "La classe dirigente politica non è all’altezza morale, ancor prima che politica, di intaccare una Costituzione che più che essere difesa va attuata".
La sua lettura sulla riforma della magistratura segue la stessa logica: distinguere ciò che è migliorabile da ciò che incide sull’architettura costituzionale. "Alcuni degli argomenti posti si potevano affrontare con leggi ordinarie. L’obiettivo – secondo de Magistris – non era migliorare la giustizia, ma colpire al cuore la Costituzione, scardinare l’unità della giurisdizione".
Il ragionamento si amplia ulteriormente quando richiama la sua esperienza amministrativa, utilizzata come esempio concreto di attuazione dei principi costituzionali nella gestione quotidiana di una città complessa come Napoli: "Alcuni pensano che fare il sindaco significhi riempire buche o pensare agli alberi. È anche questo, ma è soprattutto visione: che città vuoi? Una città che accoglie o che respinge? Solidale o egoistica? Dei beni comuni o dei beni privati? Vuoi le mani per la città o le mani sulla città?" Rivendica l’autonomia politica delle sue amministrazioni: "L’esperienza napoletana è frutto dell’autonomia della città, senza legami di apparato. Un consiglio comunale espressione del popolo ci ha consentito di essere liberi, protagonisti del cambiamento e connessi con la gente".
In questo percorso rientrano anche i gesti simbolici compiuti durante il suo mandato – dalla cittadinanza palestinese (ha il passaporto n. 6) al sostegno ai curdi, fino all’intitolazione di una strada a una bambina ebrea morta a Dachau – che richiama come applicazione concreta del principio costituzionale del ripudio della guerra: "Napoli era diventata una città rifugio per la pace", ricorda.
Nel tratto conclusivo del suo intervento, de Magistris torna al nucleo della sua riflessione: la Costituzione come strumento vivo, non come testo da commemorare. La sua analisi converge su un punto: la democrazia non si difende da sola e non si attua per inerzia. Il richiamo alla responsabilità individuale si intreccia con una visione collettiva della cittadinanza. La partecipazione al referendum, la presenza dei giovani, le esperienze amministrative e i gesti simbolici richiamati nel corso della serata diventano indicatori di un potenziale democratico ancora attivo nel Paese.
L’incontro alla Feltrinelli si chiude così come era iniziato: con un invito a non considerare la Costituzione un patrimonio distante, ma un compito quotidiano. Un testo che, per essere realmente efficace, richiede conoscenza, vigilanza e una scelta di campo. Una scelta che, nelle parole di de Magistris, non chiede eroismi, ma consapevolezza e coerenza.
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797