La decisione del Tar sui sottosegretari, i commenti di Filomena Greco, Pd ed Enzo Bruno

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  11 settembre 2026 16:36

«Occhiuto deve assumersi una responsabilità politica: tornare in Consiglio regionale per cancellare la riforma dei sottosegretari oppure dare la parola ai calabresi. Continuare a cercare nei tribunali una via per fermare il referendum significa sottrarsi al confronto su una scelta che riguarda le istituzioni e i soldi dei cittadini».

È quanto afferma Enzo Bruno, consigliere regionale e capogruppo di Tridico Presidente, dopo la pronuncia con cui il Tar Calabria ha dichiarato inammissibile, per difetto relativo di giurisdizione, il ricorso della Regione sul procedimento referendario.

La vicenda riguarda la revisione dello Statuto che ha reintrodotto i sottosegretari e ampliato la Giunta a nove componenti. Dopo l’ammissibilità della richiesta di referendum riconosciuta dalla Corte d’appello di Catanzaro e il rigetto dell’istanza cautelare della Regione a luglio, il Tar ha ora indicato nel giudice ordinario l’autorità dotata di giurisdizione, facendo salva la possibilità di riproporre l’azione.

«È una decisione sulla giurisdizione, non sul merito della riforma. Ma il dato politico è chiaro: il tentativo della Regione di fermare il percorso referendario davanti al Tar non ha raggiunto il risultato. Chi ci aveva liquidati come “sfigati” dovrebbe adesso misurarsi con le nostre ragioni, anziché continuare a trattare il dissenso come un fastidio».

«La possibilità di un nuovo ricorso non cancella il dovere di scegliere. Occhiuto può riportare la questione in aula e promuovere il ritiro della norma contestata. Se invece vuole mantenerla, accetti il referendum fissato per il 29 novembre e spieghi ai cittadini perché la Calabria avrebbe bisogno di sottosegretari da circa 14 mila euro al mese ciascuno».

«Una regione alle prese con sanità in affanno, dissesto idrogeologico, disoccupazione ed emigrazione giovanile merita altre priorità. Ogni scelta di spesa deve essere giustificata da un’utilità pubblica, non dagli equilibri della maggioranza. Quali problemi risolvono queste nuove figure? Quali benefici portano ai calabresi?».

«La nostra battaglia continuerà in difesa dello Statuto e del diritto dei cittadini a pronunciarsi. Il presidente smetta di rinviare il confronto: venga in aula a cambiare rotta o si assuma fino in fondo la responsabilità di sottoporre questa riforma al voto popolare», conclude Bruno.

“È stato ancora bocciato il tentativo di Roberto Occhiuto di fermare per via giudiziaria il referendum sui sottosegretari regionali. Il ricorso della Regione Calabria al Tar è stato dichiarato inammissibile. Adesso il presidente la smetta con la sua ostinazione e rispetti il diritto dei calabresi a pronunciarsi”. È la posizione che in una nota esprime il Pd Calabria, dopo il verdetto del Tar Calabria sul ricorso presentato dalla Regione contro il decreto dell’Ufficio centrale regionale per il Referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro. “Questa vicenda – afferma il senatore Nicola Irto, segretario del partito – conferma un brutto atteggiamento castale del potere regionale. Prima il centrodestra modifica lo Statuto per introdurre nuove poltrone, poi prova a impedire ai cittadini di esprimersi su quella scelta. Il presidente della Regione dovrebbe spiegare perché la Calabria, sempre alle prese con problemi enormi nella sanità, nei trasporti, nel lavoro e nei servizi, abbia bisogno di altri due sottosegretari”. “Il Tar non è entrato nel merito del referendum e ha passato la palla al giudice ordinario. Sul piano politico, però, la questione – continua la nota del Pd Calabria – è fin troppo evidente. Il presidente della Regione sta difendendo fino all’ultimo una scelta di potere funzionale agli equilibri del centrodestra e che ai calabresi costa una barca di soldi. Il Pd gli intima di fermarsi”. “Occhiuto – conclude il segretario dem – rinunci a trascinare ancora questa vicenda nelle aule giudiziarie e riporti la questione in Consiglio regionale. La Calabria deve avere istituzioni attive sui problemi dei cittadini e non per la moltiplicazione delle cariche pubbliche”.

«Il Tar dice no alla Regione con parole nettissime. Non si limita a dichiarare inammissibile il ricorso: indica anche la strada del giudice ordinario. A questo punto Occhiuto ha davanti quattro possibilità, e su ognuna dovrà prendersi la responsabilità di una scelta. Può lasciar correre verso il voto del 29 novembre, già fissato. Può andare al Consiglio di Stato per provare ancora a bloccare tutto. Può seguire il suggerimento del Tar e rivolgersi al giudice ordinario, allungando ulteriormente i tempi. Oppure può tornare in Aula e chiudere lui stesso la partita sulla modifica statutaria che ha aperto questo contenzioso.

Non è la prima volta che vediamo questo schema. È lo stesso metodo che denunciamo sull'autonomia differenziata: chi vince le elezioni pensa di poter riscrivere da solo le regole del gioco. Le regole fondamentali di una comunità non si toccano a colpi di maggioranza, servono il confronto e il rispetto di chi vota.

Ci hanno accusato di ostruzionismo per aver scelto la strada del diritto, ma il tempo ci dà ragione sul metodo. Occhiuto deve smettere di trattare la Regione come un affare personale: prima ha imposto i sottosegretari senza un vero confronto in Aula, poi ha speso mesi e risorse pubbliche in tribunale per evitare che i calabresi ne discutessero. Ogni tentativo di aggirare il giudizio dei cittadini gli si è ritorto contro, ma lui continua a cercare la scorciatoia invece della responsabilità. La Regione ha già messo in bilancio 7 milioni di euro per questa consultazione: se il presidente crede davvero in quello che ha fatto, deve avere anche il coraggio di difenderlo alle urne. Ma i calabresi sapranno rispondere con un no netto a questa imposizione».