“La dignità del lavoro”, l’arte di Arcangelo Pugliese dà voce alle donne invisibili

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images “La dignità del lavoro”, l’arte di Arcangelo Pugliese dà voce alle donne invisibili


  09 ottobre 2026 11:29

“LA DIGNITA' DEL LAVORO” questo è il titolo dell'ultima installazione presentata il 3 ottobre 2026 dal creativo Arcangelo Pugliese all'interno della mostra collettiva "Arte esperienza di vita", curata dalla stesso artista. Un progetto nato dalla convinzione che l'arte, quando esce dal laboratorio e incontra la città, torni ad essere quello che è sempre stata: un'esperienza umana condivisa.

L'installazione è dedicata all'accoglienza dei popoli, nel rispetto profondo delle loro radici culturali e umane. Al centro, un manichino femminile. Non una figura anonima, ma il simbolo di migliaia di volti. Indossa un abito di festa, colorato, integro, luminoso. Una scelta volutamente in contrasto con l'immagine con cui spesso si è abituati a raccontare le donne straniere che lavorano nel nostro Paese.

Si incontrano ovunque, eppure quasi non si vedono. Sono sulle spiagge a vendere con dignità sotto il sole, sono nelle famiglie ad accudire anziani e bambini con una delicatezza che è già cura, sono nei campi a raccogliere ciò che poi arriva sulle nostre tavole. Sono donne che hanno attraversato il mare e la paura, che portano con sé lingue, canti, maternità lontane.

A loro, troppo spesso, viene offerto un lavoro ma non un riconoscimento. Un impiego ma non pieni diritti. Viene riconosciuto un bisogno ma non una cittadinanza umana.

Restituire loro un abito di festa significa restituire centralità, bellezza e dignità. Significa affermare che il lavoro non è solo fatica, è identità. Che ogni donna, qualunque sia la sua provenienza e qualunque sia la mansione che svolge, ha diritto a sentirsi non invisibile, non tollerata, ma accolta. La dignità non è un privilegio da concedere, è una condizione da riconoscere.

La scelta del manichino non è casuale. Il manichino è un corpo senza storia, e proprio per questo può contenere tutte le storie. Non ha una nazionalità, e quindi le ha tutte. In quel vestito di festa c'è l'Africa, c'è l'Est Europa, c'è il Sud America, c'è il desiderio universale di ogni donna di essere vista nella sua interezza, non solo nella sua funzione.

"Arte esperienza di vita" nasce con questa intenzione: ricordare che l'arte non è decorazione, è responsabilità. E che la Calabria, terra storicamente di partenze, oggi è chiamata ad essere anche terra di accoglienza consapevole. Un'accoglienza che non cancella le radici di chi arriva, ma le rispetta, le interroga, le fa dialogare con quelle locali.

Spetta alla comunità, come società civile, compiere quel passo in più: passare dalla compassione alla giustizia, dalla tolleranza all'umanità.

Perché un abito di festa, in fondo, è solo un simbolo. La vera dignità è un contratto giusto, una casa dignitosa, il rispetto del riposo, una parola gentile.