La moda delle primarie e le debolezze contrapposte

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Palazzo De Nobili
  28 luglio 2019 17:02

Equilibri mobili, perimetri da definire e, ancora, tanta incertezza sulle prossime elezioni Regionali che a catena condizionano gli assetti locali. Con questo scenario di fondo la parola magica in bocca alla politica catanzarese, almeno negli ultimi giorni, è diventata primarie. Una moda bipartisan destinata però a durare il tempo di un acquazzone estivo.

Le primarie sono lo strumento elevato a condizione per restare in Forza Italia dalla componente totiana del partito azzurro che nel capoluogo ha assunto le vesti di Catanzaro da Vivere. L’ex senatore Piero Aiello, uno dei leader di questa compagine, le ha chieste esplicitamente per sfidare il blocco “ortodosso” (a Catanzaro, capitanato Tallini e Parente) da mesi militarizzato in difesa della scelta di Mario Occhiuto come candidato governatore. In attesa dell’evoluzione nazionale che seguirà il partito di Berlusconi, per cui non può escludersi l’epilogo della scissione della corrente di Giovanni Toti, lo schema forzista regionale e locale resta ancora da decifrare. Con ogni probabilità la decisione definitiva su chi tenterà la scalata alla Cittadella sarà assunta solo dopo l’estate e più che con le primarie con un accordo politico molto poco “consultivo”. Fermo restando che a Catanzaro c’è sempre il terzo incomodo. Il sindaco Sergio Abramo per scelta evita di esporsi in pubblico sulla candidatura, sebbene riservatamente continui a coltivarla. Gli uomini più fidati di Abramo non mancano di sottolineare l’anomalia dei “non inviti” al presidente della Provincia nei vari livelli del coordinamento azzurro (provinciale e regionale) seppure lo statuto li imporrebbe.

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Le primarie del Pd sarebbero la scelta indiretta di tentare con l'Oliverio bis, vista la relativa supremazia interna su cui pare possa contare il governatore. A livello locale, il centrosinistra catanzarese ha una struttura friabile. Quasi per scherzo, anche nell’ultima seduta del Consiglio comunale catanzarese si è parlato di nuovo di primarie, sebbene non per la presidenza della Regione bensì per scegliere il candidato sindaco che sfiderà il successore di Abramo. In questo caso parliamo di una mera suggestione, soprattutto perché non ci sono tuttora esponenti che abbiano imposto la propria leadership con i fatti più che con le parole. Il prof. Nicola Fiorita ha messo le mani avanti già all’indomani della sconfitta di due anni fa, ma finora nessun progetto di allargare la sua piattaforma civica ad altri partiti si è concretizzata. Senza dimenticare che eventuali patti con la politica tradizionale rischiano di scombussolare alcune anime del suo movimento Cambiavento, come quella del consigliere Gianmichele Bosco che non accetterebbe alleanze con il Pd. Come per il centrodestra anche per il centrosinistra le candidature delle prossime Regionali segneranno lo spartiacque della consiliatura. Il vessillo delle primarie sembra voler nascondere più che altro debolezze. (g.r.)

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