La riflessione. Stefania Valente: “Il valzer dei moscerini nell’avanspettacolo della politica”

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  27 gennaio 2021 16:07

di STEFANIA VALENTE

Qualcosa sarà sicuramente andato storto nella formazione culturale e morale della nostra classe politica, soprattutto calabrese, se tanti anni di disastri nella gestione della “cosa pubblica” ed innumerevoli inchieste giudiziarie presentano costantemente all’opinione pubblica una vergognosa situazione di intrecci tra politica ‘ndrangheta e massoneria deviata.

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Probabilmente molti di essi avranno optato per un’interpretazione estremamente creativa de “Il principe” di machiavelliana memoria, pensando che il fine ultimo fosse l’interesse personale e non, invece, la sopravvivenza dello Stato (quella che più tardivamente verrà definita come Ragion di Stato) ed il mezzo fosse la perpetrata violenza esercitata ai danni dell’etica e della morale per perseguire potere personale, anziché il dominio esercitato sugli uomini in vista di un interesse superiore.

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Ma se il nostro illustre connazionale era lontanissimo da qualunque visione democratica dello Stato, che la cultura occidentale avrebbe elaborato solo più tardi, i nostri professionisti della politica hanno conosciuto statisti illustri del calibro di De Gasperi, Togliatti e Nenni passando per Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, Nilde Iotti e Tina Anselmi, solo per citarne alcuni.

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La democrazia oggi, invece, si è trasformatada “patrimonio comune e prezioso”, da ”espressione più alta della potenzialità politica”, in una pura mise en scène, specchio riflesso dei variegati interessi privatiche, in un valzer di ideali ballerini, sacrificasul palcoscenico della vacuità dei valori, qualsiasi coerenza ideologica ed esistenziale.

Ed ecco che per un colpo di bacchetta magica il Capitale di Marx diventa all’improvvisola Bibbia dei democristiani mentre il pensiero di De Gasperi e di Aldo Moro folgora sulla via di Damasco le menti dei più ostinate social-marx-lenin-stalin-trotsk-mao-castr-guevar-isti.

In questo clima di povertà concettual-dottrinale un significato dirompente assume la concezione della politica di Ronald Regan, il 40° Presidente degli Stati Uniti: “La politica è stata definita la seconda più antica professione al mondo. Certe volte trovo invece che assomigli molto di più alla prima”.  

Senza però alimentare un clima di antipolitica, dal momento che tale parola esprime non senso, un non concetto perché privo di logica quantomeno formale, posto che l’uomo è, aristotelicamente parlando, un animale politico,credo, invece, che si possa recuperare l’essenza della vera politica, “quella scienza architettonica di massimo grado”, il cui fine unisce in sé tutti gli altri, il più alto di tutti i beni raggiungibili attraverso l’azione, ossia la felicità.

Quella politica che è servizio ed impegno, sacrificio e trasporto, passione e tensione ideale. Per utilizzare le parole di un nostro politico e fine intellettuale contemporaneo,il prof. Franco Cimino, quella Politica che “non sia officina degli imbrogli e dei raggiri, ma la più alta attività umana. Quella che rende possibile le imprese impossibili. Che realizza cose concrete nel mentre insegue l’utopia”.

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