La storia di Piera Aiello, testimone di giustizia per amore: a Catanzaro racconta la sua candidatura

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images La storia di Piera Aiello, testimone di giustizia per amore: a Catanzaro racconta la sua candidatura

  28 maggio 2024 10:11

di TERESA ALOI

Piera Aiello è una donna libera. Nel significato più ampio della parola. Oggi come ieri. Lo è sempre stata. Libera e coraggiosa. Una storia, una vita, rivoluzionata dalla morte. Lo ricorderà più volte. E sempre con emozione ma mai con rabbia.  Perché passando attraverso il dolore, i ricordi si smussano e la sofferenza si affievolisce. Volto dell'antimafia, ex deputata con il Movimento 5 Stelle. Prima parlamentare nella storia della Repubblica con lo status di testimone di giustizia, Piera Aiello è candidata alle elezioni Europee con la lista "Libertà" di Cateno De Luca. In Europa porterà la sua voce e quella di chi non ne ha. Si batterà  per portare la sua esperienza, la sua vita vissuta "perché dalla mafia si può uscire, si può cambiare, ma non è compito solo di un testimone di giustizia". 

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La sua storia inizia da Partanna, provincia di Trapani, piccolo comune del Belice, quella vasta zona divenuta famosa perché distrutta dal terremoto. E' il 1968 e la cultura mafiosa permea ambiente ed esistenze. Piera ha 14 anni quando conosce Nicola Atria, tre anni più grande, figlio del  boss don Vito Atria. Nasce un amore. Uno di quelli che ti fanno battere il cuore ancora acerbo.  Da lì al matrimonio il passo è breve. "Un matrimonio obbligato"  racconta Piera Aiello. Obbligato da colui che diventerà il suocero e che morirà, nel 1985, in un agguato nella sanguinosa faida di Partanna tra vecchie e nuove famiglia mafiose mentre Piera e Nicola stanno ancora trascorrendo la luna di miele. Quel giuramento di vendetta da parte del marito sul cadavere del padre, segna la svolta per Piera. Lei non fa parte di quegli ambienti. Inizia  una vita di violenze e soprusi fino all'uccisione del marito da parte dei killer davanti ai sui occhi il 24 giugno 1991. Ha solo 24 anni e una bimba di 3. La sua vita, ancora una volta, rivoluzionata dalla morte. E non sarà l'ultima volta.

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Lega il suo nome a quello della cognata, Rita, sorella di Nicola. Insieme lasciano la Sicilia per Roma. Cominciano il loro "percorso" . Con loro c'è Paolo Borsellino, "la svolta della sua vita", "zio Paolo come lo chiamavamo". Un volto amico. "Una persona umile. Una spalla amica dove piangere. Quando lasci tutto, affetti compresi è difficile andare avanti". Quando il magistrato viene ucciso, dopo una settimana, Rita muore suicida.  Per Piera è un nuovo dolore. Una ferita che non si rimarginerà mai. La sua vita rivoluzionata, ancora una volta, dalla morte. 

 "Quando muore Rita - racconta Piera Aiello -  sul suo diario lascia scritto una sorta di testamento". Le sue volontà. Le ultime. "Aveva lasciato scritto come voleva essere vestita: un pantalone nero, una giacca nera, una camicia bianca e un papillon rosso". 

Piera Aiello, in quella bara appoggia anche una spazzola. "Rita passava ore ad aggiustarsi i capelli. Le piaceva tanto.  Aveva anche chiesto che al suo funerale non ci fossero la madre che l'aveva ripudiata,  la sorella, ma solo quelle  persone che le erano state vicine". E poi, un cuore di rose rosse con un giglio bianco al centro come voleva Rita e che ancora oggi Piera le porta  ogni anno il 26 luglio. 

"La verità vive"  la frase che Piera Aiello fa incidere sulla lapide della "picciriddà" come la chiamava Paolo Borsellino - oltraggiata qualche anno dopo dalla madre di Rita - ma rimessa al suo posto da Piera. 

Quella stessa verità che Piera Aiello,  per la BBC tra le 100 donne più influenti del pianeta, unica italiana,  insegue e insegna. Anche fuori dai confini italiani.

 

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