
Il Tribunale di Lamezia Terme ha assolto nella giornata di oggi K.S., imputato per false attestazioni finalizzate all’ottenimento del reddito di cittadinanza, con la formula «perché il fatto non sussiste». Accolta la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Rosario Perri.
La decisione pone al centro il principio secondo cui la responsabilità penale non può essere affermata sulla sola base di eventuali irregolarità documentali, ma richiede l’accertamento degli elementi costitutivi del reato contestato.
La strategia difensiva si è concentrata, in particolare, sull’assenza dell’elemento soggettivo del reato e del dolo specifico, contestando che l’imputato avesse agito con la consapevolezza e la volontà necessarie a integrare l’illecito penale.
Nel corso del procedimento, la difesa ha evidenziato le difficoltà dell’imputato nella conoscenza della lingua italiana, circostanza ritenuta rilevante per valutare la sua effettiva comprensione della procedura e delle dichiarazioni contenute nella domanda per ottenere il beneficio.
Un ulteriore aspetto ha riguardato il ruolo del patronato, al quale era stata affidata la gestione concreta della pratica. Sul punto, la difesa ha prospettato una condotta ingannevole, sostenendo che l’imputato non fosse pienamente consapevole delle irregolarità contestate.
L’argomentazione dell’avvocato Perri ha quindi mirato a dimostrare l’impossibilità di attribuire al proprio assistito una condotta penalmente rilevante in assenza dei necessari presupposti soggettivi e della consapevolezza richiesta dalla fattispecie contestata.
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