
Quello a cui stiamo assistendo da mesi in questa città, potrebbe appartenere senza
dubbio all’onirico, alla fantascienza. Purtroppo, è tutto vero.
Non voglio riferirmi a colori e bandiere di partito, perché ognuno sceglie le sue
appartenenze sulla base del proprio sistema di valori. Il fatto che io sia un dirigente di
Azione a Lamezia Terme, fa di me un osservatore attivo della questione politica
cittadina si, ma non sostituisce o annulla il mio ben più importante ruolo di cittadino
attivo che chiede semplicemente buon senso nell’attuazione dei compiti che spettano a
qualunque amministrazione in carica. Stiamo assistendo a delle manifestazioni di
assoluto disagio nella gestione della cosa pubblica e quindi nell’adempimento di azioni
che dovrebbero essere pensate e attivate nel puro e semplice interesse della
cittadinanza. Questo, a mio avviso, non sta avvenendo in pieno e comunque non in
maniera soddisfacente e adeguata ad una realtà importante come quella del comune di
Lamezia Terme. Si osservano continue bagarre e mini-bagarre interne, passaggi da una
parte all’altra, cose che, come minimo, dovrebbero far riflettere dal punto di vista etico
e del mandato elettorale di chi ha votato. Emerge in maniera chiara, una volontà dei
singoli individui, di soddisfare delle ambizioni personalissime, come se l’imperativo
della politica fosse solo quello di vincere. Ma non è questo il ruolo istituzionale che si è
chiamati a rivestire col mandato della gente. Il ruolo dovrebbe essere prima di ogni
cosa quello di comunicare con onestà agli elettori l’andamento e le difficoltà della
gestione, le cose che si vogliono e si devono fare e i tempi precisi entro i quali bisogna
necessariamente portarle a compimento. Il famoso “mettersi a servizio” che fine ha
fatto? Lo teniamo per i manifesti elettorali e per le interviste? Chi scende in campo e si
propone di mettersi alla testa dei popoli (piccoli o grandi) dimentica spesso che si
appresta a vivere una completa missione di servizio pubblico, qualcosa di totalizzante
e oserei dire, quasi sacro. Non un modo per avere una via intitolata. Questo principio
basilare che dovrebbe guidare l’azione politica, non si confà per niente con l’ego
smisurato e il culto della propria personalità che imperversano indisturbatamente. Io
non ho ricette miracolose per ovviare alle annose questioni che attanagliano la nostra
comunità. Sono un uomo di 36 anni che ci ha perfino scritto un libro sui disagi della
mia generazione e che partecipa alla vita di questa città in maniera attiva perché
desidera vederla brillare, desidera vedere una macchina amministrativa attenta e
realmente vicina alle istanze territoriali, al di là di chi ha “l’ultima parola” in questo
momento storico. Io non posso essere certo del fatto che altri avrebbero fatto meglio.
Posso però proprio per questo, osservare che le cose non funzionano come
dovrebbero, non si fanno passi avanti e non si capisce qual è la visione. Smettiamola di
buttarla sempre sull’antagonismo delle bandiere e dei colori politici, è desolante e di
una pochezza degna della situazione globale. Noi possiamo scegliere di distinguerci nel
dialogo e nel compromesso e nell’atteggiamento, ma in concretezza e tempi definiti
però. Una città come Lamezia deve poter ragionare sull’oggi ma sempre con un
concreto sguardo al futuro. Questo territorio, questa gente (tanta gente) piena di
speranze e di talento, merita molto di più e lo merita da sempre. La città è stanca di
essere umiliata e di non avere mai l’occasione di proporsi come modello di testa, come
esempio sul panorama regionale e nazionale.
Cristiano Matarazzo
Dirigente Azione Lamezia Terme
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