L'avvocato Claudia Conidi sui collaboratori di giustizia: "Continuo a dare voce a chi non ne ha"

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images L'avvocato Claudia Conidi sui collaboratori di giustizia: "Continuo a dare voce a chi non ne ha"
L'avvocato Maria Claudia Conidi
  25 gennaio 2021 21:40

*di Claudia Conidi

"Continuo a dare voce a chi non ne ha. Il difficile mondo degli invisibili, di coloro cioè che sono cioè costretti a vivere mimetizzandosi come camaleonti tra  gli anfratti dello Stato che li dovrebbe “proteggere” ,è sempre più impervio. Questo popolo sommerso grida con urla soffocate i suoi disagi. Troppa gente che non riesce ad avere ciò che la legge dovrebbe assicurargli. Gente messa in protezione ,insomma, costretta a vivere dell’elemosina, sin tanto che gli addetti ai lavori si degnano di consegnare loro il giusto per vivere. Donne sole, con figli appresso, anche minori, senza nessun tipo di aiuto economico."

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"Accade, è bene dirlo, perché è così che succede davvero, e in un Paese di diritto ciò non dovrebbe assolutamente accadere ,che le famiglie dei collaboratori di giustizia siano provvisoriamente allocate in residence, alberghi di quarta categoria, senza neanche un centesimo in tasca e stiano così, chiedendo tramite il loro legale che qualcuno si faccia vivo per dare loro il necessario per vivere. Appiedati, senza mezzi, sono  costretti a rimpiangere glia agi della vita passata, perché troppo è il disinganno ,troppo il disagio, lo sconforto nel quale piombano, non appena si avvedono di come lo Stato li lasci annaspare nell’indifferenza di tutti."

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"E pure le  dichiarazioni dei loro congiunti sono utilizzate, portate avanti dagli organi competenti. Scattano le operazioni anticrimine ,fioccano le conferenze stampa, le interviste ,il plauso generale ,verso un sistema che sembra fiorire in tutta la sua efficienza. Dall’altra parte di questa onorevolissima medaglia, però, esistono le vittime sacrificali del sistema. Accade che, ad esempio, i parenti degli ammessi alla protezione, siano prelevati con immediatezza dalle loro case, così come accade agli indagati che i loro congiunti fanno arrestare in piena notte o alle primi luci dell’alba tra elicotteri e sirene spiegate. Anche loro, in silenzio, alla chetichella, vengono portati via."

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"Via dal calduccio dei loro lettini, bimbi compresi, per essere catapultati in un mondo estraneo, dove sono solo “terroni”, nella migliore delle ipotesi. Gente che resta senza l’uso della sua autovettura, pur dovendone continuare a pagare il bollo, le tasse, in attesa di fantomatiche autorizzazioni, bonifiche, e quant’altro costituisca mera scusa per dire loro: per ora no! Costretti ad  andare a piedi, ad accompagnare i figli a scuola per chilometri, sotto le intemperie, senza persino l’assistenza sanitaria perché sprovvisti di documenti idonei ad assicurarla. Ragazzi che perdono anni di scuola ,o che vedono svanire i loro sogni di poter frequentare questa o quella branca universitaria ,sol perché in quella zona dove essa è ubicata non possono andarci per  esigenze di sicurezza!"

"Ragazzi che perdono posti di lavoro pur ambiti e per i quali sono assolutamente meritevoli, perché non possono esporsi col loro nome. Questo è davvero assurdo. Il reinserimento sociale è solo una chimera per i collaboratori di giustizia. Se riescono infatti a trovare lavoro ,possono farlo solo esponendosi con il loro documento reale ,così   vanificando ogni misura di sicurezza. Ergo, il lavoro ,per loro, è solo un’ illusione. Fiocca così lo sfruttamento ,il lavoro nero, ogni forma di gli abuso. Questa gente deve pur lavorare . Non può accontentarsi di quella miseria che lo Stato riserva  loro. Ed è più che giusto ,anche verso chi li mantiene, ovvero il popolo dei contribuenti tutti, che questa gente sia posta nelle condizioni effettive di poter lavorare."

"E così, si accontentano di uscire dal sistema e di perdere la “protezione”. Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio, frase di un mio assistito morto improvvisamente e fuoriuscito volontariamente dalla protezione per la sua inefficienza e per le prevaricazioni subìte. “Il NOP non viene Avvocà!  E’ una settimana che lo chiamo! Mi scade il permesso di soggiorno per la mia compagna e nessuno si fa vivo! Non ho i soldi per le medicine.!” Queste solo alcuni esempi dei loro SOS. E tu, avvocato, che chiami e richiami mille volte gli uffici di Roma al  SCP  e nessuno risponde o se risponde chi se ne occupa   è fuori sede , o fuori stanza ,o oggi non viene ,è in quarantena o ha il giorno libero! Insomma è un vero e proprio macello!"

"Ma la cosa che più mi sconvolge è di essere la voce nel deserto. Spero di poter portare questo articolo al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Dr Morra, assumendomene ogni responsabilità, perché di questo sfacelo se ne prenda atto al più presto e si adottino le dovute modifiche a un sistema che fa acqua da tutte le parti. Se lo Stato si serve dei collaboratori deve assicurare  loro e ai loro familiari  un’esistenza dignitosa, senza scuse, né abusi."

* avvocato

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