
Al Caffè Letterario di Piazzetta San Domenico l'autore lametino ha dialogato con Rita Giura davanti a un pubblico chiamato a intervenire, leggere e provocare. Un'ora di conversazione sul senso di colpa, dipendenza affettiva e sulla capacità di scegliere oltre che l'annuncio di un terzo romanzo attualmente in fase di lavorazione: «Sei anni di vuoto». La registrazione integrale è disponibile su YouTube.
28 luglio 2026 21:28Si è svolta sabato 25 luglio, alle 18, al Chiostro Caffè Letterario di Piazzetta San Domenico, la presentazione di «Il Dieci di Agosto», secondo romanzo dello scrittore lametino Salvatore Molinaro (Youcanprint, 2026). A dialogare con l'autore è stata Rita Giura, in un incontro di quasi un'ora che ha coinvolto direttamente il pubblico in letture e interventi. La registrazione integrale della serata è stata pubblicata sul canale YouTube dell'autore.
Fine luglio in Calabria, l'orario meno favorevole possibile per un incontro letterario, e Molinaro lo sa bene: apre ringraziando chi ha rinunciato al mare. «Quando si fa una scelta sempre si rinuncia a qualcosa, la parola stessa implica una rinuncia», dice. Non è una formula di cortesia: è già il cuore del libro, e la moderatrice se ne accorge subito. Rita Giura ribatte al primo minuto utile e stabilisce il tono dell'ora successiva: «La rinuncia potrebbe presupporre invece la scelta di qualcosa di diverso, una scelta che potrebbe essere anche migliore rispetto alla rinuncia». Da lì in poi l'incontro smette di somigliare a una presentazione e diventa un confronto, con Giura nel ruolo, dichiarato, delle domande scomode.
UN ROMANZO CORALE, E UN TERRITORIO CHE È PERSONAGGIO
«Il Dieci di Agosto» parte dalla notte del 10 agosto 1989 sul Monte Reventino, quattro ragazzi saliti a vedere le stelle cadenti, e da lì apre a decenni di conseguenze che intrecciano le vite di Eleonora, Aurora, Lisa e Claudio. Traumi che passano di madre in figlia, amori che si logorano fino a diventare abuso. La Calabria interna non fa da sfondo ma diventa essa stessa personaggio.
È il punto che ha convinto una lettrice, invitata a leggere ad alta voce il passaggio che l'ha colpita di più: ha scelto le pagine di Lamezia deserta nel primo pomeriggio d'agosto e del carro attrezzi che porta Lisa, romana in panne, verso un'officina di Platania, «il paese di mia nonna». Una scelta, ammette, «per un fattore romantico». Ma il romanzo, aggiunge, l'ha portata anche a Monteriggioni, in Norvegia, in Venezuela: luoghi che le appartengono per motivi diversi e che ha ritrovato tra le pagine.
LA COLPA, E UNA VOCE NARRANTE CHE SI RIFIUTA DI GIUDICARE
Giura incalza sul sentimento che attraversa il libro, il senso di colpa, e non si accontenta della risposta teorica: «Ma ti incuriosiscono o ti riguardano?». Molinaro racconta di una conversazione con amici da cui è nata l'intuizione, l'idea che nella società occidentale il senso di colpa sia più sviluppato che altrove, sedimentato da secoli di educazione al perdono e alla condiscendenza. Da lì, dice, è nato un personaggio di questo romanzo, che di senso di colpa ci ha vissuto.
Sul metodo è netto: non trasferisce mai episodi autobiografici nel romanzo e individua una radice locale della difficoltà a dire no: «Noi abbiamo scambiato, specie qui in Calabria, per anni, l'invadenza per calore».
Il passaggio più netto della serata riguarda però la scelta di scrittura. Molinaro spiega di aver lavorato per sottrazione sulla voce narrante, tenendola fuori da ogni giudizio, anche verso il personaggio che il pubblico ha imparato a detestare: «La voce narrante del libro non la condanna né la assolve, semplicemente si astiene dal giudicare». Il vero protagonista, sostiene, non è nessuno dei quattro: sono le dinamiche. «Una dinamica malata, a prescindere da quali siano gli attori che la compongono, rimane comunque una dinamica malata. Non ha più colore, non ha più genere.»
Gli fa eco un secondo lettore chiamato a intervenire, che indica proprio lì il rischio maggiore del libro: «Salvatore, è riuscito a descrivere un rapporto di dipendenza affettiva tra due donne coinvolte in una relazione omosessuale. E la cosa bella è che non è una violenza fisica, è proprio la violenza psicologica». Un'operazione che, dice, «era difficilissima, e ci è riuscito benissimo. Il libro di Salvatore è uno di quei libri "pericolosi" perché ti incolla alla lettura per ore facendoti perdere la cognizione del tempo.»
AMORE COME SCELTA, E UN FINALE CHE NON CHIUDE
Il filo torna dove era partito. «Amare significa scegliere, perché non si può amare una persona se non si è scelto di amare quella persona, e soprattutto non si può amare se stessi se non si sceglie se stessi.» Molinaro cita una frase che si porta dietro da quando aveva diciotto anni, detta da un allenatore di pallavolo e annotata subito: «Le scelte le sbaglia chi non le fa». Quando non si sa cosa scegliere, aggiunge, una possibilità resta sempre disponibile: se stessi.
Sul finale aperto, Giura non nasconde la reazione da lettrice, la sensazione di restare sospesi a libro chiuso. La spiegazione arriva in diretta, con tanto di spoiler autorizzato: «Il Dieci di Agosto» è il secondo capitolo, leggibile anche separatamente in quanto autoconclusivo seppur facente parte di una saga aperta da «Il vento del mare del Nord», e il terzo romanzo si intitolerà «Sei anni di vuoto». Non solo. Secondo l'autore i capitoli 10 e 15 di questo romanzo contengono la chiave per rileggere il romanzo precedente, dove al capitolo 7 un bambino dice che «l'acqua trattiene i segreti e certe parole hanno senso solo se lette al contrario.» un modo per voler anticipare al lettore che il successivo romanzo avrebbe fornito una ulteriore chiave di lettura.
IL GIOCO FINALE
L'ultima parte della serata Molinaro la consegna al pubblico, invitando a fare le domande più imbarazzanti e proponendo un gioco: aprire il libro a caso, leggere quattro righe, discuterle. Tocca a Fabrizio, autore della copertina, arrivato per l'occasione da circa 250 chilometri di distanza. Capitolo 13. Un telefono sul tavolo della cucina, un messaggio di Aurora, poche parole che Lisa rilegge tre volte. Il pubblico prova a dire cosa si sente in quel momento. Spaesamento, distanza, il terreno che manca sotto i piedi. È esattamente lì che l'autore voleva arrivare.
L'AUTORE. Salvatore Molinaro è nato e vive a Lamezia Terme. Scrive dall'adolescenza. «Il Dieci di Agosto» è il suo secondo romanzo pubblicato, dopo «Il vento del mare del Nord» pubblicato lo scorso anno. Sta lavorando al terzo, «Sei anni di vuoto».
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