Le Vibrazioni, una voce che canta nel deserto: il rock di Francesco Sarcina conquista Catanzaro

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  11 agosto 2026 17:23

di MARCO CALABRESE

Ieri sera Catanzaro ha accolto una delle tappe del Summer Tour 2026 de Le Vibrazioni, una serata che ha restituito al pubblico il volto più autentico e viscerale di una band capace, ancora oggi, di rinnovarsi senza rinnegare la propria storia.

Parafrasando — e chiedendo già venia per l’ardito accostamento — la celebre immagine biblica della “voce di uno che grida nel deserto”, quella di Francesco Sarcina oggi è la voce di uno che canta nel deserto.

Un deserto musicale nel quale, in mezzo a una moltitudine di proposte spesso costruite secondo logiche di mercato, la sua voce continua a distinguersi per personalità, intensità e autenticità.

Sul palco, Sarcina ha alternato momenti solistici potenti ed espressivi a passaggi più intimi e raccolti. Il suo falsetto, poetico e morbido, capace di farsi malinconico e quasi confidenziale, ha convissuto con l'impeto della sua anima rock, dando vita a una miscela sonora difficilmente riconducibile a formule precostituite.

È proprio in questo contrasto — tra delicatezza e irruenza, introspezione e potenza — che si ritrova una delle caratteristiche più interessanti della sua cifra artistica.

Al fianco di Sarcina, del batterista Alessandro Deidda e del chitarrista Alessandro Verderi, Le Vibrazioni si presentano oggi con una formazione ampliata che vede l'ingresso del bassista Roberto Dellera, storico componente degli Afterhours, e del tastierista Carmine Calia.

Una scelta che non appare semplicemente come un ampliamento dell'organico, ma come una vera evoluzione del progetto musicale.

La nuova formazione, infatti, concede a ciascun musicista la possibilità di ritagliarsi spazi di autentico virtuosismo, trasformando il concerto in un continuo dialogo tra strumenti, timbri e personalità. La batteria, le chitarre, il basso e le tastiere non sono semplicemente elementi di accompagnamento, ma diventano protagonisti di una concertazione nella quale ogni intervento contribuisce alla costruzione del suono complessivo.

E così anche i brani più conosciuti del repertorio de Le Vibrazioni acquistano una nuova dimensione.

Non vengono semplicemente riproposti come fotografie di un passato glorioso, né eseguiti con la prevedibile piattezza di chi deve soltanto soddisfare la memoria del pubblico. Al contrario, vengono riletti, diluiti e arricchiti attraverso una maturità musicale acquisita nel tempo, fino a diventare materia viva, capace di respirare ancora.

È questa forse la vera forza della band: non limitarsi a suonare le proprie canzoni, ma continuare a interpretarle.

Ed è proprio qui che la metafora della voce che canta nel deserto torna a farsi strada.

Il deserto, oggi, è una certa parte del panorama musicale contemporaneo: una moltitudine di interpreti e produzioni spesso condizionate dalle dinamiche delle grandi case discografiche, dove la ricerca musicale rischia di lasciare spazio alla necessità di confezionare rapidamente un prodotto.

Brani armonicamente elementari, troppo spesso sostenuti dall'autotune, costruiti per raggiungere immediatamente il pubblico e altrettanto rapidamente essere sostituiti dalla novità successiva. Canzoni nate per accompagnare una stagione, magari una serata in spiaggia, un'estate, un tormentone da ballare, e destinate poi a perdersi nel vortice della memoria.

In questo scenario, la voce di Sarcina appare quasi controcorrente.

Non perché Le Vibrazioni appartengano a un passato da difendere a tutti i costi, ma perché dimostrano che il tempo può essere un alleato della musica, quando viene utilizzato per maturare, sperimentare e ricercare.

Sul palco di Catanzaro, Le Vibrazioni hanno dimostrato che il rock non ha bisogno di essere rumoroso per essere potente e che una canzone non deve necessariamente inseguire le classifiche per lasciare un segno.

Francesco Sarcina continua a cantare.

E, in mezzo a questo deserto, forse è proprio questa la cosa più importante: continuare ad avere una voce riconoscibile quando tutti sembrano cantare la stessa canzone.