Leo: "10 anni fa la scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi, un cittadino europeo nato in terra d’Italia"

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  17 settembre 2026 09:29

di MAIA GRAZIA LEO

 Il 16 settembre del 2016 scompariva una personalità che ha fatto breccia negli italiani, prima da cittadino, poi da servitore dello Stato e da uomo delle istituzioni, senza appartenenze politiche: Carlo Azeglio Ciampi. Scoprire -nella varietà dei contesti e nella complessità dei tempi e delle circostanze- la sua vita, la sua formazione educativa e culturale, la sua tempra morale, i suoi viaggi, così come i suoi incontri pubblici o privati, gli ostacoli ed i relativi superamenti degli stessi da lui riscontrati soprattutto nel periodo della seconda guerra mondiale  e del ventennio fascista, nella sua amata Patria, è stato un balsamo di stupore, di pura gioia dell’anima, di sentita ammirazione e stima verso una figura che non tutti hanno conosciuto interamente, umanamente e nella pienezza delle funzioni pubbliche espletate. Dalla maggior parte degli italiani Ciampi viene ricordato in particolare come il presidente della Repubblica -eletto quasi all’unanimità dal Parlamento al Colle più alto, il 13 maggio del 1999 e restato in carica fino al 2006- che ha ridato lustro e vigore al concetto di patriottismo repubblicano e costituzionale e per il suo profondo ed infinito spirito europeista che lo hanno contrassegnato in tutti i suoi momenti, le sue azioni, le sue riflessioni,  i suoi messaggi alla Nazione ed i suoi incontri con i rappresentanti o con le molteplici autorità internazionali.

Ma Carlo Azeglio Ciampi è stato molto, molto di più per tutti noi italiani e cittadini d’Europa. Ovviamente non possiamo scendere nei dettagli della sua lunga biografia e dei suoi alti insegnamenti che ci ha lasciato, uniti anche dai relativi successi e traguardi conseguiti nel suo agire, osservando la Costituzione e rimanendo fedele al senso delle istituzioni. Noi ci proviamo nel modo più semplice e sintetico possibile…invitando però -sommessamente- i lettori a riscoprire con calma l’attualità del suo pensiero e la straordinarietà -poliedrica- della sua persona.

Nato a Livorno il 9 dicembre del 1920, da una famiglia di ottici, appartenente al filone del cattolicesimo liberale di quel periodo che non trascurò o tralasciò mai di arricchire il proprio animo dello spirito laico e risorgimentale. Qualità valoriali che incisero molto nella formazione culturale di Carlo Azeglio. E proprio la sua famiglia e la sua Livorno gli saranno d’ispirazione nell’affrontare gli studi umanistici, nella scuola dei Gesuiti di Livorno prima, seguita da quella statale di Pisa, fino al percorso universitario nella stessa città, che nel 1941 e 1947 lo portò a conseguire due lauree, in Lettere classiche ed in Giurisprudenza con una tesi -in quest’ultimo caso- sostenuta sulla libertà delle minoranze religiose. La sua Toscana e la sua città natia furono pure determinanti nella scelta di principi, valori ed ideali che forgiarono e segnarono la vita di Ciampi. Livorno era una città dalle mille risorse, dalle tante culture, dai più svariati costumi, tradizioni, interessi e diversità soprattutto religiose. In una intervista, così raccontava: “…in una città di mare, il porto è il simbolo stesso dell’apertura e dell’accoglienza, ne racchiude in modo naturale l’essenza più profonda, ne esprime l’anima”. Ecco perché il suo costante interesse e attivismo affinché la libertà di religione venisse riconosciuta come un diritto fondamentale inviolabile della persona, del cittadino. Avrebbe segnato il confine tra sistema democratico e sistema illiberale. E- aggiungiamo noi- probabilmente nasce anche da qui la notevole sensibilità, che poi ha avuto modo di manifestare maggiormente al Quirinale, sul tema dei migranti. Da una città di mare, aperta alle conoscenze, curiosa nei confronti dell’altro senza guardare al colore della pelle è chiaro come la cultura dell’accoglienza e della tolleranza abbiano inciso molto sulla personalità di Carlo Azeglio Ciampi. Era consapevole che “la prima generazione non potrà mai integrarsi del tutto, per troppe diversità di tradizioni, per troppi bruschi cambio di costumi, insormontabili divergenze religiose, ma è con i figli, con la seconda generazione che occorre adoperarsi per l’integrazione più efficace”.  Per questo il presidente livornese invitava sempre la scuola pubblica ad essere promotrice di ciò, assicurando agli italiani e agli immigrati di potersi sedere tra gli stessi banchi, di studiare nelle stesse aule…cemento di istruzione e socializzazione. Per i giovani verso i quali ha riservato la massima attenzione invitandoli ad essere ambiziosi, ad avere il coraggio di osare, a non perdere la speranza, era convinto che l’insegnamento più valido “che si richiama alla coscienza di ciascuno di noi e si sviluppa dentro di noi è il rispetto per il proprio vicino”. Il suo motto era riconoscere a tutti gli stessi diritti che si rivendicano per se stessi. E rispettare il prossimo per lui significava anche lottare per la sua dignità, anteponendo anche la propria. È in questo modo che si sviluppa e acquista importanza il senso della collettività, della solidarietà ed appartenenza allo Stato italiano, visto nella sua unitarietà nazionale ed integrazione europea.  Sul tema dell’immigrazione è nettissimo:<< occorre che gli immigrati dimostrino un genuino desiderio di diventare cittadini italiani…certo che da parte nostra serve un atteggiamento di aiuto convinto e profondo. Solo così si potrà raggiungere quell’ideale che io chiamo, la pace europea>>. Ma gli anni universitari e di crescita di Carlo Azeglio Ciampi si sviluppavano in un periodo non facile per il paese. Eravamo e vivevamo nel pieno degli anni bui del ventennio dittatoriale fascista, delle famigerate leggi razziali e per finire dell’entrata -nel 1940- dell’Italia nella seconda guerra mondiale a fianco della Germania nazista. Ed anche per il giovane Ciampi avvenne nel 1941 la chiamata alle armi, durata fino al 1944. Gli toccò di andare a combattere in Albania. Svolse i suoi incarichi militari per dovere verso la Stato, ma non con entusiasmo visto che non amava le armi o i gradi e le divise. Ma ciò che importa ricordare è come Carlo Azeglio affronta e vive l’8 settembre del 1943 – in divisa- e come lo interpreterà nella sua veste istituzionale da Presidente della Repubblica. Il giorno della proclamazione dell’armistizio da parte di Badoglio, l’Italia ripiomba nell’incertezza più acuta, nello sconforto, nello smarrimento del che fare, del capire da che parte stare, quale sarebbe stata la parte giusta o sbagliata, con chi stare, quale fosse lo Stato a cui rispondere e servire. Da una parte c’era la Repubblica di Salò creata ad arte da Mussolini per spirito di “orgogliosa” sopravvivenza, da un’altra parte al Sud si era rifugiato il Re Vittorio Emanuele III. Mentre piano piano in tutto il paese avanzava l’ondata della Resistenza partigiana, aspettando l’arrivo delle forze alleate, inglesi e americani in primis. Questo era il quadro della situazione in cui si trovava -in particolare- ed era chiamato a scegliere chi apparteneva alle forze armate italiane. Il sottotenente Ciampi visse in prima persona il collasso dell’Italia, l’incredulità dovuta all’assenza di ordini, l’umiliazione della disfatta, l’amarezza della dissoluzione dell’esercito, la rabbia per non essere stati messi nelle condizioni di reagire. Ma alla fine prese una decisione, fece la sua scelta; non aderì alla Repubblica di Salò ma si rifugiò in Abruzzo, camminando per giorni e giorni- tra la neve, il gelo, le avversità dei percorsi, la fatica fisica e il morale a terra- attraversando i monti della Majella- insieme a tanti altri partigiani e antifascisti che avevano un unico obiettivo, raggiungere gli Alleati. Ormai i suoi ideali di gioventù, ai quali era stato avviato ed educato dalla sua famiglia, dalla scuola ed in particolare dal mondo accademico iniziarono a riacquistare animo in lui e si caricarono di quella voglia di ottenere la libertà perduta, di recuperare la dignità della persona e di cittadini appartenenti ad una Patria con la spina dorsale. Grazie agli insegnamenti e agli esempi di vita antifascista, praticata sul campo, si iscrive al Partito d’azione (anche se per breve tempo e solo in quel contesto legato alla Liberazione del Paese, in quanto con la nascita della Repubblica non fece mai politica o aderì a nessun partito) e si arruola nel nuovo esercito italiano. Da presidente della Repubblica- sulla scia di quanto vissuto in prima persona quegli anni- Carlo Azeglio Ciampi dà una sua interpretazione diversa del giorno dell’armistizio del 1943, rispetto alla linea di tendenza che optava nel considerarlo come la disfatta della nazione, la fine di un popolo e della sua dignità, affermava che: “l’8 settembre non fu la morte della Patria ma la rinascita della Patria nel cuore degli italiani… Certo ci fu la dissoluzione dello Stato. Vennero meno tutti i punti di riferimento ai quali eravamo stati educati nel periodo monarchico. Ma fu in quelle drammatiche giornate che la Patria si è riaffermata nella coscienza di ciascuno di noi”. Da queste affermazioni emerge lo spirito risorgimentale che lo ha sempre guidato e caratterizzato in tutti i momenti in cui è stato chiamato a servire le istituzioni, da Governatore della Banca d’Italia, a Presidente del Consiglio, da ministro della Repubblica a Capo dello Stato e in ultimo da Senatore a vita. Si è sempre prodigato a sottolineare ed evidenziare l’esistenza e la relativa importanza del filo unificante e di continuità tra Risorgimento, Resistenza e Costituente. Per Ciampi la nostra Costituzione ha origini risorgimentali, nasce da quegli ideali di indipendenza, libertà, unità, per i quali si spesero Mazzini, Garibaldi ed in particolare Cavour definito da Ciampi “il padre dello Stato unitario, liberale, moderno, che ha fatto crescere gli italiani in conoscenza, educazione, benessere, sicurezza e orgoglio, l’unico uomo veramente europeo del Risorgimento”. Il patriottismo repubblicano e costituzionale di Carlo Azeglio Ciampi, ha un’essenza di nobiltà, di valori lungimiranti di mazziniana memoria, in cui si ha la consapevolezza della coscienza di Patria intesa come associazione, come sentimento di libertà per raggiungere l’indipendenza nazionale, ponendo fine alle nazionalità oppresse. Per Ciampi la Patria si basa sull’identificazione nelle istituzioni come garanzia di libertà dei singoli e di tutti i cittadini, non deve essere considerata solo sul piano culturale, etnico o religioso perché altrimenti si potrebbe sconfinare in un malsano nazionalismo. Questa sua idea la si può tranquillamente ritrovare anche quando si parla della Resistenza, del periodo della Liberazione dal nazifascismo che ha permesso all’Italia repubblicana di essere una, indivisibile e democratica. Non smetteva mai di far cenno al valore dell’unità d’Italia, all’essere onorato di vivere in un paese ricco di storia, di tradizioni, di costumi, di cultura, di passione per le arti, caratterizzato dalle più svariate espressioni dialettali ramificate maggiormente nelle città di provincia e soprattutto nei piccoli borghi, che lui amava spesso chiamare contrade. Un’unità nella bellezza delle diversità che nel 1947 i costituenti resero più forte e stabile, sul piano politico e morale, ridando a tutti gli uomini e a tutte le donne la possibilità di ritrovare e attuare in pieno il sentimento perduto -fino ad allora- di libertà, di eguaglianza, di giustizia. Non per caso visitò – nel corso del suo mandato al Quirinale- tutte le 103 province italiane ed incontrò moltissimi primi cittadini degli 8000 comuni d’Italia. Fu un viaggio nell’anima del paese, accompagnato anche dai viaggi della memoria, aventi lo scopo di trasmettere orgoglio repubblicano, passione civica, spirito di resilienza. Mentre la Costituzione era per lui la Bibbia civile, due erano le stelle polari che lo illuminarono e che cercò di diffondere nel sentimento della nazione: dignità e speranza. “…ciò che conta per essere felici non è il benessere acquisito ma lo stato d’animo di vivere la speranza e la certezza che si progredisce, che si va avanti. Questa è la vita. Senza la dignità e la speranza si perde il senso dell’esistenza”.

Nel cuore di Carlo Azeglio Ciampi c’era un altro sogno da vivere, da conseguire; quello dell’Europa unita, politicamente, economicamente e nella pace. Un sogno che partiva dalla consapevolezza storica che egli si era, insieme a noi tutti lasciata alle spalle, fatta di violenze, autoritarismi, scontri etnici, ingiustizie, persecuzioni varie fino ad arrivare ad una riconciliazione con il passato, con delicatezza e rispetto sempre per ciò che è stato e la veridicità dei fatti, distinguendo tra vinti e vincitori. Ai giovani che incontrava, diceva sempre di non dimenticare che la Comunità europea ha consegnato e regalato a tutti -dal 1945 in poi- anni di vita pacifica, di serenità, benessere, sviluppo. Si definiva un cittadino europeo nato in terra d’Italia. Parlava di Patria europea che era il frutto degli ideali del Risorgimento, una Patria che iniziava a distinguersi oltre che sul piano culturale ed economico, anche per la nascita e per l’affermazione dei diritti civili, sociali e questo la rendeva più tutelata e più forte difronte al resto del mondo. Ecco perché ha decisamente e convintamente perorato l’idea di mettere su carta una Costituzione europea, in cui scolpire giuridicamente oltre che politicamente e geograficamente un’Europa federale integrata in tutto e maggiormente solidale. Solo in questo modo -secondo il presidente Ciampi- si poteva fare da argine ai nazionalismi, alle demarcazioni etniche, alle tendenze secessionistiche che avrebbero logorato, ribaltato e spaccato di nuovo il mondo, riportandolo ad un passato di sangue e di odio tra le nazioni, alla crisi della democrazia. Il suo contributo notevolissimo se non proprio- diremmo noi- determinante, Carlo Azeglio Ciampi lo diede, lo impresse, lo firmò materialmente quando- nella seconda metà degli anni novanta- ricoprì la carica di ministro -tecnico- del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica in due governi di centro-sinistra…riuscì ad imbastire un lavoro certosino, paziente, serio, credibile al cospetto degli altri paese europei, soprattutto della Germania, della Francia paesi trainanti  e più forti sul piano economico ed istituzionale, che portò l’Italia ad entrare subito nell’Euro, nel sistema della moneta unica europea, senza rischiare di entrare in un successivo momento, tra i secondi della classe. Non è stato facile quel periodo per il nostro Paese, si viveva un’instabilità politica continua, c’erano questioni sociali da affrontare, insicurezze economiche ma l’autorevolezza, la credibilità, la stima che si riponeva in Europa e non solo, nella figura di Carlo Azeglio Ciampi, fece la differenza. Bastò la sua parola dopo tante rassicurazioni e compiti portati a casa, per convincere i tedeschi. “Ero convinto- affermava- della rilevanza non solo monetaria-economica, ma anche politica della creazione dell’euro e dell’importanza per l’Italia di parteciparvi dall’inizio”. La preoccupazione per il ministro del Tesoro era quello di evitare all’Italia di andare incontro alle crisi inflazionistiche e al baratro finanziario che già il nostro Stato aveva vissuto di striscio, nel 1992.   

In ultimo -ma non per ultimo- vogliamo ricordare Ciampi quando divenne presidente del Consiglio, guidando il primo governo tecnico della Repubblica dal 29 aprile del 1993 fino all’11 maggio del 1994. Nel 1992 lo Stato era stato attaccato duramente dalla mafia che aveva fatto saltare in aria- con bombe micidiali- due magistrati simbolo della lotta alla criminalità, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Dilagava anche la corruzione in tutto il paese a cominciare dalla capitale morale ed economica -Milano- da cui erano partite le famose e numerose inchieste di “Mani Pulite” che avevano messo sotto indagine e arrestato moltissimi esponenti dell’imprenditoria in combutta con politici nazionali e locali corrotti. Insomma la crisi sul piano della legalità, dell’etica, della politica, e dell’economica è così grave che il Presidente della Repubblica dell’epoca, Oscar Luigi Scalfaro non può che rivolgersi ad un cittadino che ha servito sempre le istituzioni con disciplina ed onore sempre, senza avere fatto mai politica attiva: Carlo Azeglio Ciampi. Egli non si sottrarrà alla chiamata e dimostrò con tutte le difficoltà del caso che il governo, lo Stato non si piegherà e non si farà condizionare dall’illegalità, dal degrado morale scoperto in chi avrebbe dovuto essere di esempio per la popolazione. Come presidente del Consiglio preferiamo ricordarlo per il prezioso ruolo che ha avuto nel creare un nuovo metodo di relazione tra imprese e sindacati, ideando la concertazione intesa come mezzo per mettere intorno ad un tavolo governo, imprese e sindacati per tentare di giungere a soluzioni condivise sulle molteplici problematiche strutturali che riguardavano il paese. A quel tavolo ci si sedeva alla pari, ognuno nel rispetto dell’altro senza etichette di rappresentanza o altro. L’unico obiettivo comune- pur nelle discussioni e nei confronti più aspri- che doveva interessare tutti era il miglioramento delle condizioni in cui versava l’Italia, dalla tutela dei lavoratori, alla creazione di nuovi posti di lavoro, dalla sicurezza nei luoghi di lavoro, al generare migliori condizioni per fare buona impresa, per rendere le aziende più competitive e credibili anche sul piano internazionale. Con questo spirito-per favorire e drenare l’economia aumentando anche l’occupazione- venne firmato -nel luglio del 1993 -l’accordo sulla politica dei redditi -che ha disegnato e regolato un nuovo sistema di relazioni industriali e fermò radicalmente l’inflazione agganciando i salari ai tassi programmati, senza più fare ricorso alla cosiddetta scala mobile o adeguamento automatico dei salari. Ci fermiamo qui per rispetto dei lettori, perché come accennato all’inizio si potrebbe ancora con piacere ed entusiasmo continuare a descrivere e raccontare una personalità colta ma semplice e diretta nei messaggi, istintiva e veloce nelle decisioni, dalla pronta e simpatica battuta toscana ma allo stesso tempo di una dirittura morale d’altri tempi, di una persona appassionata del mare e del calcio, oltre che di economia, di Europa o di massimi sistemi. Un cittadino che è entrato con discrezione e passione civile in tutte le istituzioni in cui è stato chiamato ad esercitare la propria missione, svolgendola con senso del dovere, con competenza, con rigore e spirito laico pur essendo un cattolico. Ancora oggi, a distanza di 10 anni dalla sua scomparsa, riscoprire la sua attualità e prenderne esempio per il presente e per il futuro sarebbe il regalo migliore che gli si potrebbe riservare. Solo così potremmo fargli vedere anche da lassù, dal suo cielo stellato di giallo e di blu, il Paese che sognava, l’Europa che sognava in gioventù ma che non ha mai potuto vedere realizzata nella sua completezza. La scommessa -Ciampi- la riponeva nelle nuove generazioni alle quali rivolse quasi una preghiera laica da buon padre di famiglia o da nonno affettuoso e premuroso dicendo loro così: <<Alzatevi all’alba per conoscere meglio il miracolo del risveglio quotidiano della natura>>.  Quel risveglio civile, quell’alba della Patria italiana ed europea di cui abbiamo tanto bisogno, per ridare vitalità e freschezza ai valori offuscati, ai diritti scalfiti, alla coscienza di sé e di un popolo smarrito nell’incertezza e nella paura del domani.