Leo: "Papa Francesco, instancabile artigiano della Pace e strenuo protettore dei migranti"

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  21 aprile 2026 07:51

di MARIA GRAZIA LEO 

Un anno fa se ne andava in punta di piedi, con la stessa umiltà e semplicità con la quale aveva varcato la soglia di Pietro, Jorge Mario Bergoglio, il Papa venuto dalla fine del mondo. E proprio per rimarcare la sua provenienza, oltre che sul piano dellimportanza  geografica e logistica, anche e soprattutto per omaggiarla sul piano della spiritualità e dellumanità cristiana, il Cardinale Bergoglio- in quel 13 marzo del 2013, giorno delle sua elezione da parte del conclave cardinalizio- scelse una nome inedito, inaspettato, il primo della storia dei 266 papati susseguitisi fino ad allora, che la dice tutta su come avrebbe condotto e prima di tutto sentito la sua” Chiesa, servendola da buon pastore disarmato ma animato da una luce di naturalezza e semplicità da lasciare tutti basiti: quel nome era Francesco! Una decisione che sorprese la collettività nella sua universalità . Il messaggio era chiaro, lineare, diretto, voleva essere il Papa dei poveri, degli ultimi, dei diseredati, degli inascoltati …della riconciliazione, della pace, fin dal primo giorno dellesercizio delle sue funzioni apostoliche.

Il suo ispiratore, la sua guida principale se non assoluta sarebbe stato San Francesco, il frate poverello dAssisi che si spogliò delle sue ricchezze terrene per rivestirsi di quelle spirituali, autenticamente religiose, dedicate  e donate al servizio dei più bisognosi, dei malati, dei mendicanti, degli indifesi.

Questo è stato il sigillo, il testamento papale più identificativo che Francesco ha voluto tracciare, diffondere, trasmettere sul piano culturale/ educativo, morale , umano a tutto il mondo nella sua vastità e complessità inteso,  ai credenti e non credenti, ai laici e ai cattolici, ai musulmani, agli ebrei, agli atei e agli agnostici . Uneredità adamantina -che seppur interrotta nella vita terrena, quel triste lunedì santo del 21 aprile 2025- ha continuato e continuerà ad ardere e pulsare per sempre nei cuori di tutti coloro che lo hanno conosciuto, ascoltato e seguito - con occhi attenti- la gestualità delle sue mani, i sorrisi e le espressioni del suo volto ed in generale i riti della sua comunicazione che hanno fatto breccia, dai più piccoli ai più grandi dei fedeli o dei semplici curiosi di conoscerlo. Le intense emozioni, la genuina e spontanea empatia che ha irradiato in tutto noi, hanno segnato le nostre anime pienamente, tanto profondamente che le hanno lasciate accese , pronte ad illuminarsi con il suo ricordo e il suo coraggio fattosi speranza in ogni momento di buio, di crisi, di cedimento o di difficoltà durante il nostro vivere quotidiano .

Ma chi era Bergoglio? Jorge Mario, nato nel 1936- a Buenos Aires in Argentina-da famiglia di emigranti italiani ( di origine piemontese) si forma come sacerdote nella Compagnia del Gesù o dei gesuiti nel 1969, che proprio grazie a Bergoglio vedrà per la prima volta un Papa appartenente al suo ordine religioso . Nel corso degli anni diventerà vescovo e nel 1998 arcivescovo della Capitale argentina . Nel 2001 sarà nominato cardinale da Papa Wojtyla. La vita ecclesiastica, nonostante gli agi o i privilegi” che gli incarichi che riceverà e assumerà nel corso del suo mandato gli consentiranno di usufruire, dalla residenza episcopale ad altre utilità pratiche o riverenze formali, si svolgerà diversamente, in un certo senso sarà originale, improntata sempre nella normalità delle azioni, tipiche di un uomo semplice prima, e di un sacerdote di strada, dopo. Bergoglio preferiva vivere in piccoli appartamenti , da vescovo visse anche in coabitazione con un suo collega, le sere di solito cucinava lui; non amava viaggiare in auto ufficiali e spesso e volentieri si spostava in taxi o in autobus, indossando sempre la tonaca di semplice prete. Ma a questa normalità  e semplicità di vita e dellessere, si affiancava una sua postura carica di determinatezza nei principi e di rigore etico che molte volte - sembrerebbe contraddittorio ma non lo è- lo faceva apparire controcorrente. Si oppose fermamente a mani nude, con la sola voce del Vangelo alla dittatura di Videla, che dilagò e prese definitivamente corpo nel 1976, nella sua Argentina. Cerco’ di aiutare e salvare con tutti i mezzi possibili, chi si opponeva- protestando democraticamente -al regime autoritario di destra, cercando  di fermare, di porre un argine alle violenze, alle torture e alle deportazioni di massa di civili inermi alle quali erano sottoposti quei cittadini, quella parte di popolo  che aveva idee politiche diverse rispetto a chi aveva preso il potere con la forza . Sul piano dottrinario Papa Francesco era un conservatore, contrario allaborto ad esempio ma era allo stesso tempo un visionario realista e appassionato alla causa dell’eguaglianza, della  giustizia e della dignità sociale per tutti. Era un aperturista” selettivo nei confronti della modernità, del progresso ma sempre  pronto allascolto, al dialogo, al confronto. Si approcciava con curiosità disarmante alla conoscenza. Senza giudicare il prossimo ma abbracciandolo con la misericordia divina e la comprensione laica e mondana. Chi non ricorda -ancora oggi- quella indimenticabile e straordinaria risposta che rilascio’ ad un giornalista sulla questione dell’amore tra gli omosessuali che cercavano il Signore: “ Chi sono io per giudicare”. Appoggio’ le unioni civili gay ma non la possibilità di un matrimonio inteso come sacramento. Per Bergoglio era fondamentale che venisse loro garantita tutela e assistenza legale, in quanto anche gli omosessuali “ hanno il diritto di essere una famiglia”. Perciò era favorevole ad un’accoglienza pastorale, rispettosa dell’evoluzione dei tempi e dei costumi nei rapporti delle coppie in senso lato, senza farle sentire discriminate, abbandonate, incomprese ma rimase contrario alla dottrina matrimoniale per i gay o le lesbiche, poiché il matrimonio appartiene sempre all’unione di un uomo e di una donna . Invitava- con il suo entusiasmo lessicale - a raggiungere l’armonia nell’amore e nella famiglia usando spesso tre semplici parole: “chiedere permesso, chiedere scusa e dire grazie” .

Il suo pensiero emerge molto bene durante il pontificato: “Dobbiamo ridisegnare l’economia in modo da offrire a tutte le persone una vita dignitosa e al tempo stesso proteggere e rigenerare la natura”. Francesco era convinto che ci fosse bisogno di una cultura del servizio, non di una cultura dello scarto… “ aprendo gli occhi e lasciandoci toccare dalla sofferenza che c’è attorno a noi, perché con la cultura dello scarto la vita umana non è più sentita come valore primario da rispettare e tutelare”.

Un ulteriore punto saliente che ha segnato la sua attività pastorale, è stato il tema della difesa e della valorizzazione sociale degli ultimi. E se nel Medioevo del poverello d’Assisi costoro li potevamo incrociare nelle figure dei lebbrosi, dei mendicanti, dei poveri, degli infermi, dei bistrattati, nella contemporaneità del XXl secolo di Francesco gli ultimi sono maggiormente identificati nei migranti e nella loro “Passione”. Costretti a lasciare i loro paesi d’origine perché afflitti da fame, persecuzioni, violenze, soprusi di ogni genere essi dovranno poi affrontare- a rischio della vita- prima e dopo l’attraversamento del mare con barche e gommoni insicuri, ancora torture, vessazioni  e atti disumani a partire dalle accoglienze negate, dai salvataggi respinti o ignorati . Papa Bergoglio sosteneva che :“La dignità dei nostri popoli richiede che per i migranti e i rifugiati si aprano corridoi protetti, in modo che possano viaggiare senza paura dalle aree di morte ad altre più sicure. Non è accettabile che si lascino morire centinaia di migranti in pericolose traversate marine o nell’attraversamento dei deserti. Il Signore ci chiederà conto di ciascuno di loro”. La migrazione è un problema globale e Francesco ne è consapevole a tal punto che il suo pensiero è continuo e costante nelle preghiere e nei moniti verso i governanti e i potenti della Terra. Essi sono chiamati “ dalla storia” e dalle coscienze alle loro responsabilità politiche. “Nessuno dovrebbe essere obbligato  a fuggire dal proprio paese. Ma il torto raddoppia quando per attraversare le frontiere il migrante viene costretto a mettersi nelle mani di trafficanti di esseri umani, e il torto si triplica quando raggiunge la terra ferma che pensava gli avrebbe dato un futuro migliore solo per ritrovarsi disprezzato, sfruttato, abbandonato o ridotto in schiavitù’”. Accoglienza, protezione, integrazione, solidarietà queste in pillole le “regole” morali, umane, politiche alle quali si è più volte rivolto affinché venissero applicate, il Papa argentino. Non è stato un caso se il primo viaggio del suo pontificato lo abbia desiderato fare, recandosi a Lampedusa, per rendere omaggio con la sua presenza fisica e spirituale a tutte le vittime che erano state inghiottite dal mare Mediterraneo, il cimitero dei migranti senza corpi e senza nomi. L’8 di luglio del 2013 Francesco abbracciò quell’isola siciliana, espresse la sua vicinanza ed il suo affetto verso coloro che erano sopravvissuti e “gridò” contro l’indifferenza globale e l’anestesia dei cuori.

Un altro punto fondamentale che ci permettiamo di analizzare e che si collocava nelle premure e nelle memorie del cuore di Bergoglio era quello dell’ostinata promozione della Pace contro il riarmo continuo di molti paesi e contro il risveglio di tanti focolai di guerre e scontri tra i popoli, ancora in atto. Tra i tanti evidenziamo quelli in Ucraina e quelli di Gaza. Nei suoi numerosi  interventi o interviste, non si stancava mai di citare e ricordare  nelle sue più calorose preghiere “ la martoriata Ucraina  e il  popolo della Palestina” Un popolo- affermava di quest’ultimo - sottoposto ad una crisi umanitaria, di una crudeltà indescrivibile ed inaccettabile. “Quanta sofferenza, quanta devastazione, quanto dolore ha portato e porta l’uso delle armi. Mai più la guerra, vogliamo un mondo di pace, una società in cui scoppi la Pace”. Poneva all’attenzione della sua e delle nostre coscienze un potente interrogativo: “ Quando impareremo dalla storia che le vie della violenza, dell’oppressione e dell’ambizione sfrenata di conquistare terre non giovano al bene comune? Quando impareremo che siamo un’unica famiglia umana, che può veramente prosperare solo quando tutti i suoi membri sono rispettati, curati e capaci di offrire il proprio contributo in maniera originale?”. Il suo cruccio dell’anima è stata la profezia che avrebbe più voluto evitare che si verificasse e che ben volentieri avrebbe desiderato non predigere, con il sentimento della ragione e del cuore: il continuare a vivere  e vedere una terza guerra mondiale a pezzi!!!

Siamo consapevoli che per quanto descritto- in queste riflessioni-  non siamo stati sufficientemente esaustivi nel ricordare le azioni, le missioni più importanti realizzate da una figura della Chiesa cattolica caratterizzata da una luce di grandezza e tenerezza  inaudita, da un umanità infinita, da un’immensa statura morale e culturale qual è stato Papa Francesco. Ma allo stesso tempo siamo sicuri che quel che ci ha lasciato in eredità sarà sempre una continua fonte e risorsa preziosa alla quale attingere per ritrovare la serenità dello spirito, per cercare di riaprire i nostri cuori timidi e ancora aridi in modo tale da essere pronti- un giorno- ad amare il prossimo, che è l’ideale di una Chiesa missionaria e povera - pensata, costruita, promossa 800 anni fa da San Francesco d’Assisi- e che era quella voluta e insegnata da Gesu’ e dai suoi discepoli. Forse la migliore descrizione di Jorge Mario Bergoglio ci viene offerta in un’intervista/ Dialogo tra credenti e non credenti  -resa nell’ottobre del 2013- concessa al giornalista e scrittore Eugenio Scalfari. Egli, rivolto al Santo Padre, disse : “Santità, lei è certamente una persona di grande fede, toccato dalla grazia, animato dalla volontà di rilanciare una Chiesa pastorale, missionaria, rigenerata e non temporalistica. Ma da come parla e da quanto io capisco, Lei è e sarà un Papa rivoluzionario: per metà gesuita, per metà uomo di Francesco, un connubio che forse non si era mai visto”. Chiudiamo questo sentito omaggio ad un Papa- venuto da una delle ultime periferie del mondo- con alcune sue splendide parole, balsamo di coraggio e di fiducia contro le crisi esistenziali, le amarezze, le delusioni, le sofferenze, le malattie che possono colpire i corpi e le anime di tutti noi: “Non possiamo mai perdere la speranza. Dio ci inonda con la sua grazia, se lo chiediamo con perseveranza ….perché la speranza non delude mai, è come un’ancora sulla spiaggia alla quale dobbiamo noi restare sempre aggrappati . La speranza è la virtù dell’andare quotidiano, e’ la virtù quotidiana”.

 


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