"Libro nero", attesa per l'interrogatorio di garanzia di Romeo

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Alessandro Nicolò e Seby Romeo
  02 agosto 2019 12:43

di TERESA ALOI

Proseguono in carcere, sono iniziati ieri sera, gli interrogatori delle persone in regime di custodia  cautelare coinvolte nell’operazione denominata  “Libro nero”  con la quale i magistrati ritengono di aver svelato   i rapporti di connivenza tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata, volti alla gestione del potere e degli affari  sul territorio reggiano.  Su tutto la cosca Libri, una delle più potenti articolazioni della 'ndrangheta unitaria che, secondo gli inquirenti, controlla nella città di Reggio Calabria i quartieri Cannavò, Condera, Reggio Campi, Modena, Ciccarello, San Giorgio e le frazioni di Gallina, Mosorrofa, Vinco e Pavigliana.   In carcere sono finiti Antonino Caridi, 59 anni; Giuseppe Libri, 61 anni; Rosa Libri, 58 anni; Saverio Pellicanò, 58 anni; Giampaolo Sarica, 43 anni; Giuseppe Serranò, 45 anni; Giuseppe La Porta, 38 anni; Demetrio Berna, 46 anni; Francesco Berna, 47 anni; Stefano Sartiano, 61 anni; Alessandro Nicolò, 58 anni; Antonio Zindato, 32 anni. I fratelli Francesco e Demetrio Berna, costruttori molti noti in città, hanno risposto alle domande del gip e della pubblica accusa, così come Giuseppe La Porta e Giuseppe Serranò, uomini di stretta osservanza del boss Antonino Caridi, genero del defunto 'Mico' Libri, hanno contestato la veridicità delle affermazioni del collaboratore di giustizia Enrico De Rosa. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Stefano Sartiano, Antonio Zindato e Gianpaolo Sarica.

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Previsto nel pomeriggio l’interrogatorio di Sebastiano Romeo (assistito dall’avvocato Natale Polimeni). E intanto ieri è stato interrogato Alessandro Nicolò, il consigliere regionale calabrese di Fratelli d’Italia. Quattro ore di interrogatorio dinnanzi al gip Domenico Armaleo alla presenza dei pm della Dda Stefano Musolino e Walter Ignazitto durante il quale Nicolò,  assistito dall’avvocato Corrado Politi, ha escluso ogni suo legame con la criminalità.  Ha  respinto le accuse di essere il politico di riferimento della potente cosca Libri,  spiegando di non essere mai stato assessore, di non avere quindi mai avuto ruoli in seno alla giunta della Regione Calabria che potessero essere funzionali a un patto con la ‘ndrangheta. Poi, la bordata a Fratelli d’Italia: ha affermato infatti di avere appreso dalla televisione di essere stato espulso dal partito Fratelli d’Italia  dicendosi rammaricato solo di non avere avuto il tempo materiale di dimettersi.  Poi, ha smentito  categoricamente  di aver partecipato alla cena che il collaboratore di giustizia Enrico De Rosa.  Sulla sua posizione il Tribunale del Riesame si esprimerà tra 20 giorni.  

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