L'intervista. Anna Falcone: "Vedo un Pd bloccato, serve allargare il campo. Il mio interesse è la vittoria del centrosinistra non la candidatura"

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  30 gennaio 2021 18:55

di ENZO COSENTINO

Anna Falcone, cosentina, avvocato cassazionista è “nata” con una vocazione che va al di là del suo titolo accademico: la politica. Quella politica sana di cui ha respirato il profumo nella sua famiglia. Un profumo all’aroma di “garofano”. Un richiamo che da giovanissima l’ha portata agli ideali socialisti nel tempo diventati squisitamente quelli della sinistra. Quindi non è nuova sulla scena politica. Tra soddisfazioni e delusioni è sempre rimasta sulla scena. Una convinta assertrice dei diritti delle donne, della giustizia sociale, della legalità, spinta dall’entusiasmo per il fare potrebbe essere una protagonista nelle prossime consultazioni regionali. Il suo nome è circolato negli ambienti del centrosinistra. Tante sostenitrici e tanti sostenitori calabresi hanno fatto il tifo per l’avvocatessa per una sua candidatura alla presidenza della Regione Calabria. Ma il Pd ed evidentemente anche altre forze della sinistra sono andati oltre. Tuttavia il nome di Anna Falcone per un impegno politico per la sua Calabria comunque è in evidenza su diversi taccuini. Fra questi, forse, anche quelli di De Magistris, Tansi, e movimenti civici. Sempre e solo rigorosamente di sinistra con una visione progressista per il futuro della Regione. Vi proponiamo l’intervista che ha rilasciato al nostro giornale e di cui proponiamo la lettura.   

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 Avvocato Falcone pronta a tornare sulla scena? C’è stato un momento nel corso delle interpartitiche del centrosinistra che il suo nome era nella “rosa” dei candidati alla presidenza della Regione Calabria ma, si dice per colpa del Pd, si è verificato un cortocircuito politico. Eppure in Calabria lei, calabrese, è affrancata in molti ambienti.  

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La ringrazio, ma il mio nome non è nato su quei tavoli: è stato portato nel dibattito da cittadini che lo hanno proposto in modo spontaneo e trasversale, dentro e fuori dai partiti politici. Da quel tavolo – dove il mio nome è stato rilanciato da Sinistra Italiana e dallo schieramento civico di Calabria Aperta – è arrivata solo una proposta di candidatura molto prestigiosa, ma per me irricevibile perché assolutamente avulsa da un serio progetto di rinnovamento. Io, del resto, non ho mai avanzato la mia candidatura e non gioco partite personali. Mi interessa la partita politica della vittoria del centrosinistra: lavoro come molti altri per costruire uno schieramento unitario e in netta discontinuità con il passato per nomi, metodi e qualità della proposta politica. Tutti elementi coessenziali e indispensabili, se davvero si vuole vincere la peggiore destra di sempre”.

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Il Pd, secondo lei, oggi, che partito è?

È un partito da troppo tempo bloccato, nelle sue potenzialità, da un commissariamento permanente e da un ceto politico che condiziona ogni scelta politica alla garanzia della sua perpetuazione. La base scalpita, chiede rinnovamento e ripristino di una normale agibilità democratica, ma non viene ascoltata. E finisce per andar via, per votare altro, o per non votare affatto. In quel 54% di astensionisti ci sono molti elettori delusi del centrosinistra. Occorre dimostrare, a loro innanzi tutto, che il futuro della Calabria viene prima delle carriere politiche di chi ha tradito la loro fiducia. il giudizio politico, non morale, non personale, ma politico dei cittadini verso la classe dirigente al potere, da quasi trent’anni, è impietoso. O si riannodano i fili con la sua base e con i calabresi, o il PD rischia di implodere e restare isolato alle prossime elezioni. Cosa più grave, rischia di far vincere la destra e frustrare le speranze di quanti insistono nel lavorare per questo progetto unitario e rinnovato”.

Perché si insegue in Calabria un accordo con i 5Stelle? Un accordo che, fra le altre cose, sembra non convincere gran parte del gruppo pentastellato.

Perché il M5S è parte essenziale di questo progetto, avendo colto e interpretato prima di altri la forte volontà di cambiamento di questa terra. Ma da solo non è sufficiente, né per numeri, né per proposta, come non lo è – e non può esserlo – nessun partito e nessuna candidatura di vertice. Il punto rimane sempre quello: si corre per perdere da soli o per vincere insieme? Anche per questo bisogna insistere affinché lo schieramento vada ben oltre le sigle partitiche del centrosinistra e aprirsi alla società attiva, alle organizzazioni e alle parti sociali. In questo Calabria Aperta e i movimenti civici possono svolgere un importante ruolo di stimolo e di raccordo”.

È ricorrente la considerazione che in Calabria il centrosinistra non vince per indebolimento delle sue radici ideologiche. Una considerazione campata in aria?

Credo che le radici ideologiche, i valori del centrosinistra siano molto radicati nell’elettorato, ma non adeguatamente rappresentati da buona parte dell’attuale ceto politico, che, rispetto ai fini di emancipazione e garanzia dei diritti, propri del centrosinistra, predica male e razzola peggio. È  un’incoerenza che non si perdona e che porta, inevitabilmente, all’astensionismo o al voto di protesta. Comunque a un disimpegno di tantissimi cittadini che cercano luoghi alternativi di partecipazione. Ne è prova il grande attivismo delle associazioni, dei movimenti, delle formazioni civiche, su cui sempre più spesso pesa il ruolo della ricostruzione di quella cinghia di trasmissione fra cittadini e istituzioni locali, fra ideali professati e scelte politiche praticate. Sono esperienze importanti, preziose, ma non possono sostituire il ruolo dei partiti che, soprattutto in un momento così difficile e importante, devono dire chiaramente che cosa vogliono fare. Tirare la corda e perdere tempo in estenuanti liturgie, per imporre in “zona cesarini” soluzioni improvvisate sarebbe l’ennesimo autogol. I partiti del centrosinistra tutti devono tornare a garantire un impegno serio sui diritti e sulla qualità della rappresentanza”.

Le hanno quindi tagliato la strada verso la Regione. Ma lei non demorde e sarebbe pronta a salire sul tram guidato da De Magistris. Vi sono le condizioni politiche che ciò avvenga?

Come le ho detto, non ho mai cercato candidature. Temo, al contrario, che sia stato il mio rifiuto di quella candidatura al buio ad aver “tagliato le gambe” all’ennesima operazione verticistica, al solito rinnovamento di facciata che lascia, accuratamente, intatti gli assetti di potere dati. Del resto, quel tavolo non è più stato convocato, Il PD non da segni di vita, mentre io e tanti altri continuiamo a lavorare per un vero progetto di rinnovamento. Le ultime elezioni lo hanno dimostrato: quel metodo non funziona e non ce lo possiamo più permettere. Non basta un candidato presidente o vicepresidente credibile, devono esserlo anche le liste e i programmi. Bisogna portare a compimento quel percorso di rinnovamento iniziato alle scorse elezioni regionali, non tornare indietro. Così come bisogna dire chiaramente che la Calabria presenta problemi così complessi e gravi che nessun uomo o nessuna donna “della provvidenza” potrebbe porvi rimedio da solo/a! Serve una squadra, plurale e coesa. In Calabria sono molte le persone che da tempo lavorano per quel quella rinascita civile, politica, culturale, economica. Chiunque si muova in questa direzione, dovrà trovare il modo di convergere su un programma che metta al centro i diritti delle persone e la rinascita della regione, senza veti personali o ambizioni egemoniche. Tutti, con pari dignità. Credo che, in questo, il lavoro delle donne, la loro concretezza, il loro senso di responsabilità sarà determinante. E ci sono donne che hanno dimostrato ampiamente, con la loro storia e con i risultati ottenuti, di non aver bisogno di “tram” o sponsor per fare politica“.

Anna Falcone, che Calabria vorrebbe nel prossimo futuro?

Una Calabria in piedi, capace di prendere in mano il proprio destino e costruire il proprio futuro con consapevolezza e a testa alta, senza complessi di inferiorità verso le altre regioni italiane. Perché ha saputo mettere a frutto le sue tante risorse e potenzialità. Perché ha saputo investire sulle sue eccellenze, a partire dalle persone, premiando i talenti e risollevando chi era rimasto indietro. E per sperare che si realizzi, dobbiamo riportare alla politica quanti se ne sono allontanati o sono stati allontanati. Solo unendo le forze si può uscire dalla condizione “paracoloniale” a cui siamo stati relegati dall’ordoliberismo di destra e dal silenzio di troppi nostri rappresentanti nelle istituzioni democratiche nazionali".

Tre temi fondamentali sui quali la politica di centrosinistra dovrebbe concentrarsi?

Il primo: colmare il gap infrastrutturale, di investimenti e servizi con il resto del Paese. È la precondizione per garantire l’effettività dei diritti sociali, salute in primis, che deve essere assicurata potenziando la sanità pubblica, sia con i servizi di prossimità e la medicina territoriale, che con centri di eccellenza regionali. Ma anche per mettere chiunque abbia un’idea capace di creare lavoro e sviluppo nelle condizioni di poterla realizzarla nella sua terra. Il secondo è il risanamento ambientale, la messa in sicurezza del territorio e gli investimenti sull’economia e l’energia verde,  da cui far partire un nuovo modello di sviluppo che premi le eccellenze e i settori ad alto valore aggiunto: prodotti unici, ecosistemi unici, ma anche ricerca e digitale, nuove tecnologie e settori innovativi. Tutti asset capaci di innescare processi virtuosi ad alto moltiplicatore e di creare lavoro di qualità, non precariato di basso livello, ricattabile ad ogni tornata elettorale. Il terzo: una seria eco-revisione della macchina amministrativa regionale, lotta agli sprechi, organizzazione più razionale di enti e uffici, procedure amministrative più trasparenti, rapide ed efficienti. Il Recovery Plan è un’occasione irripetibile per il riscatto e il rilancio della Calabria, senza dimenticare i fondi strutturali 2021/2027. Ma non basta assicurarsi le risorse economiche, bisogna saperle impiegare e riuscire a realizzare in tempi certi progetti su cui si punta. Solo le forze progressiste possono credibilmente immaginarlo e realizzarlo. Non certo la destra confindustriale a trazione nordista. O il leghismo sovranista che si indigna per le parole di Augias, ma non disdegna le più opache alleanze e lavora sottotraccia per dirigere al Nord gli investimenti da finanziare con il Recovery Fund. Non può e non lo farà. Anche per questo, all’azione politica regionale, va affiancato un ben più coraggiosa azione a livello nazionale che chieda e ottenga di intervenire alla radice sul riparto di competenze del Titolo V della Costituzione sul federalismo fiscale. L’autonomia è emancipazione, non elemosina o avallo di meccanismi perversi volti a perpetrare emarginazione e sudditanza economica delle regioni più povere”.

Fare previsioni su come andrà a finire la bagarre (perché di bagarre si tratterà) elettorale è difficile. Eppure in tanti si azzardano nel dire che tornerà a vincere il centrodestra. È possibile?

Intanto usciamo dalla “bagarre”: parliamo meno di nomi e più di progetti, meno di veti e più di possibili convergenze. Convochiamo tavoli nuovi e confrontiamoci con chiunque, di area civica e nel centrosinistra, voglia dare un serio contributo per questo riscatto della Calabria. No, liturgie, no impresentabili e niente veti personali per motivi tutt’altro che politici: chi da dirigente dovesse essere un ostacolo per la costruzione di un’alleanza larga e rinnovata ha l’occasione oggi di dimostrare che sa farsi da parte, perché tiene di più al futuro dei calabresi che alla sua poltrona. Se riusciamo a fare questo, non ci sarà nessuna possibilità che un centrodestra, mai così silenzioso perché incapace di rinnovarsi e di opporsi all’egemonia del nord, possa vincere. È la prima forma di credibilità e responsabilità politica che siamo chiamati a dimostrare. L’appello di “Calabria Aperta” che raccoglieva le migliori energie, talenti, esperienze della nostra regione mirava a creare le condizioni di questa vittoria. Va riaperto e rilanciato: siamo molti di più di 140 e siamo da sempre schierati per il rinnovamento, il risanamento, il rilancio della nostra terra".

In Calabria fa più voti parlare “alla pancia” piuttosto che alla “testa” (o intelligenza) dei calabresi. Perché?

“Il voto di protesta attecchisce nel deserto della proposta. I populismi non sono un destino ineluttabile, ma molto spesso una deriva voluta e coltivata. Anche tramite la selezione al ribasso dei rappresentanti politici, che svuotano le istituzioni di credibilità e autorevolezza. Ma se la stragrande maggioranza dei calabresi non vota, ma non cede neppure alle sirene del voto di populista e della destra leghista in primis, lo fa proprio perché non si rassegna a quel deserto, alla deriva politica e culturale che prelude, alle crepe che apre nel sistema democratico. Perché l’obiettivo di tutti i populismi è sempre lo stesso: insinuarsi nei vuoti della politica, imbonire i ceti più fragili, offrire soluzioni tanto facili quanto illusorie a problemi complessi. È il tradimento della sovranità popolare, la tomba della democrazia, l’azzeramento dei talenti e del pensiero libero. Del resto, chi da destra amministra su questa linea lo dimostra: si va avanti solo per cooptazione dei fedeli, senza esperienza e con rigoroso curriculum in bianco. Mandiamoli a casa una volta per tutti“.

 Crisi nazionale ore frenetiche. Chi vincerà, secondo lei, fra “San Giuseppe” e i due “apostoli della verità” di nome Matteo?

Spero prevalga il senso di responsabilità nazionale. Anche lì è grave ridurla a un regolamento di conti personale. L’azione del governo è senz’altro migliorabile, e deve essere migliorata. Ma non si fa cadere un governo per evidenti interessi personali e per riconquistare centralità nel dibattito politico e nei futuri assetti di potere. Tutti vogliono garantirsi un posto al sole per il futuro. Tutti vogliono mettere le mani sui soldi del Recovery. Pochi pensano a dove andrà l’Italia e a cosa ne sarà delle future generazioni. Perché, non ce lo dimentichiamo: si chiama “Next Generation UE”, bisogna pensarlo per loro, non per noi, per chi voce, potere, futuro non ne ha e per chi è stato più gravemente colpito dalla crisi pandemica. Io stessa sto lavorando con due diversi gruppi a una proposta di modifica del Recovery Plan, che metta veramente il Sud al centro del piano strategico di ripartenza del Paese e su una nuova legge elettorale. Il primo perché è l’unico investimento capace di provocare a caduta, e su tutto il Paese, una forte spinta per la ripresa, la seconda perché, se si dovesse andare al voto con legge attuale, l’effetto ipermaggioritario dovuto al combinato disposto con il taglio del numero dei parlamentari, mortificherebbe ancora di più il Sud e tutto il Centrosinistra. Come vede anche qui, la sfida non è solo calabrese, ma nazionale: o si cambia o si perde”.

Per la Calabria, De Magistris è più una specie di “messia” o un intruso nella politica calabrese che preoccupa, comunque, gli avversari?

Se si riuscisse a ragionare senza pregiudizi e senza veti dovuti, in verità, più all’astio personale di alcuni dirigenti, che a motivi politici reali, la discesa in campo di De Magistris potrebbe essere vista come un’occasione per allargare il campo di chi vuole lavorare a questo progetto di rinascita della Calabria. Senza nessuna subalternità o subordinazione. Lo stesso vale per Tansi, per i 5 Stelle e per chiunque dia la sua disponibilità a lavorare per un centrosinistra largo, civico e politico, forte di candidature credibili e progetti concreti. Riusciamo a farlo? Non servono tavoli bilaterali o accordi di sottobanco, ma rapporti chiari e aperti. Più di ogni cosa, occorre chiamare a raccolta tutte le calabresi e i calabresi liberi e onesti, tutti quelli che non vogliono più vivere come vassalli e assistere inermi all’avvicendarsi dei “patroni” politici di turno, e chiedere di lavorare con noi a questo progetto. Ogni vera rivoluzione democratica nasce da un atto di coraggio, di giustizia, di libertà. Parole che quando escono da persone credibili, che in vario modo hanno dedicato la loro vita alle battaglie civili e sociali, infiammano anche i più disillusi e fanno vincere le sfide più difficili. Proviamoci! Riusciamoci! Per la Calabria e per il nostro Paese. Nessuna regione è irrecuperabile, se chi ci vive è disposto a lottare per essa”.

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