L'intervista, Donatella Monteverdi: "Un centro di produzione creativa in ogni quartiere"

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Donatella Monteverdi
  14 agosto 2022 00:00

di ENZO COSENTINO

La Città di Catanzaro può aspirare ad avere un ruolo di primissimo piano nel processo culturale della Regione. Vi sono tutte condizioni che questo “sogno” si realizzi. Il Sindaco Fiorita ha già messo il suo “imprimatur” con il conferimento della delega assessorile alla docente universitaria Donatella Monteverdi. Delega cui si aggiungono i settori Pubblica Istruzione e Università. Un triangolo perfetto se si uniscono per una visione d’assieme i vertici. Strada da percorrere ve né tanta. Forza d’urto con le difficoltà, competenza e tanta passione sono indispensabili. L’assessore Monteverdi ha preso un impegno funzionale e politico: lavorare tanto e credere in quel che si fa. Le idee non mancano. All’assessore Monteverdi abbiamo posto delle domande. Vi proponiamo l’intervista anche come possibile punto di discussione ampia fra strati diversi ma interessati esistenti nel Capoluogo.

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Assessore Monteverdi, deleghe che le stanno a pennello. Catanzaro ha bisogno di tanta Cultura. Ma di una cultura che non sia di élite.

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“Considero la premessa alla Sua domanda un complimento, e non perché io mi reputi una intellettuale, termine spesso usato in una accezione negativa, e non sempre senza ragione. Dal mio punto di vista le politiche culturali di una comunità devono avere come fine la realizzazione di un “senso comune” e la formazione di una educazione sentimentale, capace di farci vivere insieme nel migliore dei modi possibile. E dunque certamente no, non penso si debba fare una politica culturale riservata a pochi.  Avere una offerta di qualità, come quella già presente nella nostra città, è una condizione importante, ora dobbiamo portare sempre più cittadini a goderne. Alcune azioni si stanno già facendo insieme ad associazioni ed agli organizzatori degli eventi culturali. Sono esperimenti, vediamo quali effetti produrranno. Sotto questo punto di vista ci sono tante buone pratiche, alcune delle quali già testate a Catanzaro, penso al cinema nelle periferie, altre da implementare, come il ‘biglietto sospeso’, altre ancora da inventarci. Per fortuna la fantasia non manca. Una sola cosa non faremo: creare ghetti culturali, penso sia sbagliato costruire iniziative per i quartieri, ma sia invece necessario farle nei quartieri. Il mio sogno è un centro di produzione creativa in ognuno di essi ma che tutta la città senta come casa propria. In una città frammentata, come la nostra, è un punto di partenza imprescindibile.  

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Vi è un secondo elemento che considero indispensabile: la condivisione della visione che deve guidare le politiche culturali della nostra città.  Non esiste un assessore tuttologo, bisogna ascoltare, saper imparare e costruire una idea di città. Questa è la ragione che mi ha spinto ad impegnare molto del mio tempo negli incontri con associazioni, cittadini ed operatori culturali. Non è soltanto un problema di programmazione, pur molto importante, ma di progettazione. Le porte dell’assessorato sono aperte. Dobbiamo avvalerci dei talenti che operano nella nostra città, attori di primo piano dell’organizzazione dello spettacolo e della cultura, capaci di creare relazioni notevoli in Italia ed all’estero, sono sicura che insieme potremo crescere sempre più”.

 

Fra i suoi compiti allora potrebbe essere preminente e importante una politica culturale che tenga conto delle aspettative dei giovani in particolare.? Ma non solo fatta di intrattenimenti spettacolari. 

“Come dicevo, considero fondamentale la progettazione. Da questo punto di vista credo essenziale non tanto o almeno non soltanto mettere in atto proposte che possano – secondo il nostro punto di vista – soddisfare i nostri giovani nei loro bisogni. Non saremo mai in grado di vedere le cose con i loro occhi: c’è bisogno del loro sguardo sul mondo. Bisogna costruire insieme a loro. E non soltanto per loro. Forse questa Città, ed in genere questa Regione, dovrebbe cambiare prospettiva e pensare alla migrazione giovanile anche come possibile risorsa. Come già mi è capitato di dire, siamo di fronte ad una generazione “nomade”, che vive la propria vita aperta all’idea che si possa nel corso della propria esistenza appartenere a luoghi diversi. Tra questi, in particolare, giovani donne e giovani uomini che hanno in vari ruoli maturato esperienze artistico-culturali in altri contesti e continuano a voler essere protagonisti nel luogo di origine; ciò determina, dal mio punto di vista, un’apertura straordinaria. Forse se provassimo a trovare strade per favorire scambi di idee e di progetti, invece di attribuire ai nostri ragazzi meriti e demeriti sulla base delle scelte effettuate, faremmo cosa utile. Non voglio illudermi né illudere, ma penso che la costruzione di legami tra esperienze diverse possa permetterci di elaborare modelli e proposte di grande interesse. Devo confessare che proprio dai molti incontri di questi giorni con tanti giovani talentuosi sono venute fuori idee e percorsi entusiasmanti. Voglio dire grazie a tutti coloro che in questo periodo mi hanno regalato i loro pensieri, ma un grazie particolare va a loro. Già da settembre potremmo vedere i primi frutti. Dobbiamo togliere la cappa che da tanto tempo opprime la nostra città e che, finita la scuola, li spinge fuori dalle sue mura. Dobbiamo offrire spazi nei quali la loro creatività possa assumere il respiro che merita”. 

Assessore, si può dire, di una attività culturale capace di attrarre e far stare insieme?


“E certo che si può dire. Anzi lo dobbiamo fare. Viviamo in un mondo in cui, per un verso, siamo sempre interconnessi, per altro profondamente soli. Credo che una delle funzioni più importanti di un assessorato alla cultura sia stimolare occasioni che possano destare più interesse possibile e capaci di creare coesione. Occasioni in cui ognuno si senta partecipe del momento che vive e non semplice spettatore”.

Come e cosa farà per far dialogare settori come Cultura, Pubblica Istruzione e Università?

“Ho vissuto la maggior parte della mia vita nella doppia veste di cittadina e docente della mia Università. Il fatto di aver visto le cose dai diversi punti di osservazione, costituisce una buona base di partenza. I rapporti non sono stati sempre facili, sarebbe ipocrita dire il contrario. A me piace vedere il bicchiere mezzo pieno e – con un approccio condiviso – mi auguro si possano ottenere risultati sempre migliori. Il dialogo è già aperto, e non soltanto con l’UMG. Sul nostro territorio abbiamo anche l’Accademia e l’Istituto superiore di Studi musicali. La condivisione dei fini – nel rispetto della reciproca autonomia – è la condizione per fare e fare bene. Proporrò una serie di incontri su temi d’interesse comune, così da costruire una visione condivisa e soprattutto organica. Si deve avere una maggiore attenzione verso i servizi, anche promuovendo azioni verso le altre Istituzioni regionali ed il Governo.  Dobbiamo uscire fuori da un approccio in cui rincorriamo le soluzioni ad i singoli problemi. Ora è il tempo della costruzione, il fine di questa Amministrazione è il benessere dei suoi cittadini e dei tanti studenti ospiti nella nostra città”.

UMG, un mondo ricco di tante potenzialità ancora da tirare fuori ma un mondo che sembra non dialogare e volersi integrare nel cuore della Città.

"L’Università può dare tanto anche per le altissime competenze che esprime. Credo che, se si parte dalle cose da fare, otterremo i risultati sperati da tutti noi.

Come si dice: bisogna saper chiedere. È indispensabile lavorare per obiettivi costruiti non nell’interesse reciproco, ma nell’interesse comune: far crescere il nostro territorio. Ciascuno dev’essere disponibile a buttare il cuore oltre l’ostacolo, altrimenti non faremo un buon servizio e non daremo un buon esempio alle nuove generazioni che inevitabilmente sceglieranno di vivere la loro vita in città più coese ed accoglienti”.

 

Assessore che ne pensa di istituire – come c’è stato in passato- un premio letterario “Città di Catanzaro”?

“Ma lei mi legge nel pensiero Direttore o ha qualche spia nel mio telefono? Ovviamente scherzo. Proprio qualche giorno fa in una conservazione telefonica con una delle tante intelligenze ‘emigrate’ abbiamo ragionato su questo”.

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