Lite nel centro storico di Catanzaro, Brugnano (FSP): "No a etichette preventive prima degli accertamenti"

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images Lite nel centro storico di Catanzaro, Brugnano (FSP): "No a etichette preventive prima degli accertamenti"


  27 ottobre 2026 16:49

 
"In relazione a quanto accaduto nei giorni scorsi nel centro storico di Catanzaro e alle dichiarazioni diffuse in queste ore, con le quali è stata attribuita all’episodio una presunta matrice razzista, riteniamo necessario riportare il confronto pubblico sul terreno della responsabilità, dell’equilibrio e dell’accertamento rigoroso dei fatti.
Parlare di razzismo prima che siano stati chiariti tutti gli elementi della vicenda è, allo stato, inopportuno. Non perché un’eventuale discriminazione debba essere minimizzata o esclusa a priori, ma perché una qualificazione tanto grave richiede elementi concreti e verifiche puntuali, non valutazioni preventive che rischiano di orientare il dibattito prima ancora che gli organismi competenti abbiano completato il proprio lavoro.
La gravità di un’accusa impone serietà, così come il rispetto dei diritti impone di non anticipare conclusioni. Se emergeranno elementi riconducibili a comportamenti discriminatori, sarà doveroso approfondirli e accertare ogni eventuale responsabilità. Ma, fino ad allora, occorre evitare che una lettura ideologica finisca per sostituirsi alla ricostruzione oggettiva dell’accaduto.
Da quanto emerso, il soggetto coinvolto risulterebbe gravato da numerosi precedenti e sarebbe già stato protagonista di episodi di violenza nei confronti delle Forze dell’Ordine. Si tratta di circostanze che dovranno essere verificate nelle sedi competenti, ma che, qualora confermate, non possono essere ignorate nel valutare il contesto complessivo della vicenda e le difficoltà che gli operatori sono chiamati ad affrontare quotidianamente.
Non è accettabile che l’attenzione si concentri esclusivamente su una presunta matrice razzista, trascurando il tema della sicurezza e delle condizioni in cui gli Appartenenti alle Forze di Polizia sono costretti a intervenire. La tutela dei diritti è un principio irrinunciabile, ma lo è altrettanto la tutela di chi indossa una divisa e opera per garantire il rispetto della legge, spesso in situazioni complesse e con margini di decisione estremamente ridotti.
Colpisce, inoltre, la disparità di attenzione che emerge nel dibattito pubblico. Di fronte a episodi che coinvolgono le Forze dell’Ordine, si moltiplicano dichiarazioni, prese di posizione e richieste di chiarimento, mentre non sempre si manifesta con la stessa immediatezza la solidarietà verso gli Operatori che quotidianamente affrontano aggressioni, minacce e rischi per la propria incolumità.
La solidarietà non può essere selettiva. Non può dipendere dalla provenienza, dall’identità o dalla condizione personale di chi è coinvolto, così come la richiesta di verità non può trasformarsi in una condanna preventiva degli Appartenenti alle Forze dell’Ordine.
Sia chiaro: non chiediamo sconti, immunità o trattamenti di favore. Se vi sono stati comportamenti illegittimi, sarà compito degli organismi competenti accertarli e assumere i provvedimenti previsti. Ma lo stesso rigore deve valere per tutti, evitando processi sommari, strumentalizzazioni e giudizi formulati sulla base di ricostruzioni parziali.
Difendere le Forze dell’Ordine non significa sottrarle ai controlli, ma garantire che il loro operato venga valutato sulla base dei fatti, delle regole e delle responsabilità effettivamente accertate.
Esiste poi una questione più ampia che non può essere elusa: la sicurezza non può essere delegata esclusivamente agli Operatori di Polizia. Quando un soggetto manifesta ripetutamente comportamenti violenti, è necessario interrogarsi anche sull’efficacia degli strumenti di prevenzione e sulla capacità delle diverse Istituzioni, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze, di intervenire tempestivamente per impedire la reiterazione di condotte pericolose.
Non si può pretendere che le Forze dell’Ordine risolvano da sole criticità che chiamano in causa l’intero sistema istituzionale. Il lavoro degli Appartenenti alle Forze di Polizia non può diventare il punto di caduta di eventuali inefficienze, ritardi o mancate risposte, né può essere ulteriormente appesantito da dichiarazioni avventate che rischiano di alimentare tensioni e delegittimazione anziché favorire un confronto serio.
La sicurezza è un bene collettivo e richiede responsabilità, collaborazione istituzionale e fiducia reciproca. La tutela dei diritti e la tutela di chi quei diritti è chiamato a garantire non sono obiettivi contrapposti: sono condizioni essenziali di una democrazia solida e rispettosa delle proprie regole.
Per queste ragioni, come Fsp Polizia di Stato, chiediamo che il dibattito si concentri sull’accertamento rigoroso dei fatti, sulla piena tutela degli Operatori coinvolti e sulla necessità di rafforzare un modello di sicurezza condivisa, nel quale ogni istituzione faccia responsabilmente la propria parte.
La verità va accertata, le responsabilità vanno individuate e i diritti vanno tutelati. Ma tutto questo deve avvenire senza etichette preventive, senza strumentalizzazioni e senza dimenticare il valore del lavoro di chi ogni giorno garantisce la sicurezza della collettività".
 
 
Giuseppe Brugnano - 
Segretario Nazionale del Sindacato 
Fsp Polizia di Stato

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