Montauro, arriva l'agognata stabilizzazione dei TIS

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  05 maggio 2026 15:36

di SETTIMIO PAONE


 Una storia lunga, fatta di attese, promesse e incertezze, trova finalmente il suo epilogo. Dopo anni di precarietà – difficili anche da quantificare con precisione, ma certamente tanti – per i lavoratori TIS della Calabria è arrivata, nei giorni scorsi, la parola più attesa: stabilizzazione.
Un percorso complesso, iniziato formalmente nel 2016 con l’avvio dei Tirocini di Inclusione Sociale (TIS), ma che affonda le sue radici ancora più indietro nel tempo, negli anni della mobilità in deroga. Un periodo lungo, segnato da difficoltà economiche e personali, in cui tanti lavoratori hanno continuato a garantire il proprio contributo, pur senza certezze e senza una prospettiva definita.
Per troppo tempo queste persone sono rimaste sospese in un limbo, tra proposte di legge mai concretizzate, annunci e rinvii, tra la sfiducia che cresceva e la speranza che, nonostante tutto, non si è mai spenta. Anni segnati anche da quelle “chiacchiere da bar” che spesso accompagnano le vicende più delicate, senza però offrire soluzioni reali.
Oggi, invece, quella parola – stabilizzazione – assume un significato concreto, tangibile. Non è solo un atto amministrativo, ma rappresenta un passaggio fondamentale: restituisce dignità lavorativa a uomini e donne che hanno continuato a svolgere il proprio ruolo con serietà, pur senza certezze.
A Montauro, i volti di questi lavoratori diventano simbolo di un percorso lungo e difficile, che ha tenuto tante famiglie con il fiato sospeso. Una conquista sociale che va oltre il singolo risultato: è un segnale di civiltà, un riconoscimento dovuto.
In questo percorso non è mancata la sensibilità del Commissario Prefettizio di Montauro, Francesco Giacobbe, che con impegno e abnegazione ha seguito da vicino le vicende, mostrando attenzione concreta verso i lavoratori e le loro famiglie.
“Mi sono sentito finalmente una persona con dignità lavorativa” – racconta uno dei protagonisti. Parole semplici, ma che racchiudono il senso profondo di questa vicenda.
Resta però aperta una speranza: che questo lieto fine possa presto essere condiviso anche da tutti coloro che, ad oggi, sono rimasti fuori dal processo di stabilizzazione. Perché il lavoro, come sancisce la nostra Costituzione, non è un privilegio, ma un diritto.
E oggi, più che mai, questa storia lo ricorda a tutti.


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