Montauro, quando il passato torna a suonare: un antico armonium riannoda il filo della memoria

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Montauro, quando il passato torna a suonare: un antico armonium riannoda il filo della memoria


  20 settembre 2026 16:54

di SETTIMIO PAONE


Ci sono giorni nei quali una comunità costruisce il proprio presente. E ce ne sono altri, più rari, nei quali è il passato a riaffiorare quasi in punta di piedi, riportando alla luce un frammento di memoria capace di raccontare chi siamo stati e, forse, anche chi siamo oggi.
A Montauro è accaduto attraverso la musica.
La vita della parrocchia di San Pantaleone continua a delinearsi attraverso un percorso che, accanto alla fede e alla liturgia, sta facendo riscoprire anche una lunga tradizione musicale. Uno dei segni più significativi è la rifondazione della Schola Cantorum San Pantaleone, che nel giro di poco tempo è riuscita a diventare una realtà apprezzata anche oltre i confini del paese.

Ne è testimonianza l'invito ricevuto ad animare la Santa Messa di chiusura della novena in onore di San Vitaliano, patrono della città di Catanzaro e compatrono dell'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace. Un appuntamento importante e motivo di soddisfazione per i componenti della Schola, uomini e donne guidati dal maestro Pantaleone Clericó.
Persone diverse per età ed esperienze che hanno scelto di mettere a disposizione tempo e passione per offrire un servizio alla comunità. Senza protagonismi, con discrezione e umiltà, lasciando che sia la liturgia a rimanere al centro. La presenza delle voci maschili, accanto a quelle femminili, ha inoltre dato nuove sonorità al coro, rendendone sempre più ricco e curato l'impasto vocale.
Ed è proprio mentre questa nuova pagina viene scritta che, quasi per una singolare coincidenza, dal passato è tornata una voce.
Nella piccola chiesa di San Sebastiano, custodita tra le case e i vicoli dell'antico borgo di Montauro, è stato ritrovato un vecchio armonium risalente ai primi anni del Novecento.
Era rimasto lì, silenzioso, forse dimenticato.
La polvere, gli anni, il trascorrere delle generazioni sembravano averlo consegnato definitivamente al passato. Poi qualcuno lo ha tirato fuori, lo ha ripulito e ha poggiato nuovamente le mani sui suoi tasti.
E l'armonium ha suonato.

Dopo più di un secolo dalla sua costruzione, quelle ance hanno ricominciato a respirare. Il suono, prodotto dall'aria, ha riempito nuovamente la piccola chiesa di San Sebastiano con quella voce particolare, antica e quasi fragile che soltanto un armonium sa restituire.
Per un momento è sembrato che il tempo si fosse fermato.
Si potrebbe poeticamente parlare di un piccolo miracolo. Ma forse la verità è ancora più semplice e più bella: la musica possiede una straordinaria capacità di sopravvivere al tempo.
Non sappiamo quante mani abbiano sfiorato quei tasti nel corso degli anni, né quante celebrazioni o momenti della vita religiosa montaurese quelle note possano avere accompagnato. E proprio per questo l'antico strumento conserva intatto il suo fascino.
La sua presenza rappresenta una testimonianza della lunga tradizione musicale e della cantoria montaurese. Non si tratta di stabilire una successione tra strumenti né di immaginare che quell'armonium abbia avuto il ruolo oggi affidato all'organo presente nella chiesa parrocchiale. Il suo valore è un altro: essere una traccia concreta di una cultura musicale e religiosa che a Montauro affonda le proprie radici nel tempo.
Ed è qui che il ritrovamento assume un significato particolare.
Da una parte ci sono le voci della Schola Cantorum di oggi, nuovamente riunite attorno al servizio liturgico. Dall'altra c'è un armonium del primo Novecento che, dopo anni di silenzio, torna improvvisamente a far sentire la propria voce.
Due epoche lontane che, senza essersi cercate, sembrano essersi incontrate.
Forse qualcuno, molti decenni fa, ha suonato quegli stessi tasti mentre nella piccola chiesa si pregava. Forse quelle note hanno accompagnato le gioie e i dolori di uomini e donne dei quali oggi rimane soltanto il ricordo. Non possiamo saperlo. Ma possiamo immaginarlo.
Ed è proprio questa incertezza a rendere tutto ancora più suggestivo.
Oggi altre mani dirigono, altre voci cantano, altre generazioni entrano nelle chiese di Montauro. Sono cambiati i tempi, gli strumenti e il modo stesso di fare musica. Ma qualcosa continua a passare silenziosamente da una generazione all'altra.
È il filo della memoria.
Un filo che unisce le voci della Schola Cantorum di oggi a quelle di chi ha cantato prima di loro; che attraversa le pietre delle antiche chiese del paese e arriva fino a quel piccolo armonium rimasto per anni in silenzio nella chiesa di San Sebastiano.
È bastato liberarlo dalla polvere e premere nuovamente quei tasti.
L'aria è tornata a passare attraverso le sue ance. Le note hanno ricominciato a vivere.
E per qualche istante, nel cuore antico di Montauro, non è stato soltanto un armonium a tornare a suonare. È stata la memoria di un paese a ritrovare la propria voce.