
"La morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, ci impone innanzitutto rispetto e vicinanza umana.
Le decisioni individuali più estreme appartengono a una dimensione personale e insondabile, che non può essere ricondotta semplicisticamente a una sola causa. Ma questa tragedia richiama inevitabilmente una storia che appartiene alla memoria più dolorosa della Calabria e dell’intero Paese.
La vicenda di Denise ci ricorda, ancora una volta, quanto profonde e durature possano essere le ferite prodotte dalla criminalità organizzata. La mafia può lasciare segni sulle persone anche a distanza di molti anni, attraverso ricordi, paure, traumi e conseguenze che continuano a incidere sulle vite ben oltre il momento in cui i fatti criminali si sono consumati.
Ed è proprio per questo che la figura di Lea Garofalo conserva una forza straordinaria.
Lea rappresenta uno dei più grandi simboli della Calabria che ha scelto di ribellarsi alla criminalità organizzata. Una donna che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio e di cercare una vita libera dalla ’ndrangheta, pagando un prezzo altissimo.
La sua storia, insieme a quella della figlia Denise, ci consegna una responsabilità precisa: non permettere che il sacrificio di chi ha scelto la strada della legalità venga dimenticato.
La ’ndrangheta non è soltanto un fenomeno criminale fatto di traffici, intimidazioni e violenza. È anche una realtà capace di condizionare le vite, le relazioni, le coscienze e le generazioni, lasciando tracce che possono riemergere anche molti anni dopo.
Per questo la lotta alla ’ndrangheta, alla corruzione e all’illegalità diffusa non può essere affidata soltanto alla magistratura e alle forze dell’ordine. È una responsabilità che riguarda le istituzioni, la politica, la scuola, la cultura e l’intera società civile.
Come Commissione consiliare sentiamo il dovere di ribadire che nessuna forma di intimidazione, sopraffazione o cultura mafiosa può trovare spazio nella nostra comunità.
Dobbiamo continuare a costruire istituzioni credibili e trasparenti, sostenere chi sceglie la legalità e mantenere viva la memoria di coloro che, con coraggio, hanno deciso di opporsi alla ’ndrangheta.
La morte di Denise Cosco non deve diventare soltanto una pagina di cronaca.
Deve essere, nel rispetto del dolore e senza facili semplificazioni, un ulteriore motivo per riflettere sulla profondità delle ferite che la criminalità organizzata può infliggere e sulla necessità di contrastarla in ogni sua forma.
Nel ricordo di Denise e, attraverso di lei, di Lea Garofalo, rinnoviamo dunque il nostro impegno contro ogni mafia, ogni corruzione e ogni forma di illegalità.
Perché la Calabria migliore è quella che non dimentica chi ha avuto il coraggio di dire no".
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