'Ndrangheta a Isola Capo Rizzuto, i dettagli del sequestro ai beni di Leonardo Sacco

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  15 gennaio 2026 11:56

 E’ Leonardo Sacco, 47enne ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto ed ex vice governatore nazionale della stessa confraternita, la persona alla quale questa mattina i militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro e del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata, in esecuzione di un decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda, hanno sequestrato un ingente patrimonio immobiliare valutato 7 milioni di euro. Nello specifico i sigilli sono stati apposti a 22 unità immobiliari e a 10 appezzamenti di terreno tutti riconducibili a Sacco. Il provvedimento prende le mosse dall’indagine della direzione distrettuale antimafia che nel maggio 2017 sfociò nell’operazione denominata ‘Jonny’ che fece luce sulle infiltrazioni delle cosche di Isola Capo Rizzuto nella gestione del centro di accoglienza per migranti di Sant’Anna, all’epoca gestito dalla Misericordia della quale Sacco era il presidente e legale rappresentante.  LEGGI QUI LA NOTIZIA DI STAMATTINA

  A Sacco, in particolare, veniva contestata una serie di capi d’imputazione per malversazione, ovvero l’utilizzo fraudolento dei fondi stanziati per l’accoglienza dei migranti, nonché di essere stato l’organizzatore e il promotore dell’associazione mafiosa sgominata con l’inchiesta Jonny, oltre a una serie di aggravanti e a una truffa. Per tutti questi reati l’ex governatore della Misericordia era stato condannato in primo grado a 17 anni e 4 mesi di reclusione, poi aumentati a 20 anni nel primo processo d’appello. La suprema corte ha poi escluso la sua responsabilità nelle malversazioni e ordinato un nuovo processo d’appello escludendo il ruolo di organizzatore e promotore dell’organizzazione mafiosa che gestiva i proventi destinati ai migranti.

   In questo secondo processo, conclusosi a luglio dello scorso anno, a Sacco la pena è stata quindi ridotta a 8 anni di reclusione per i reati di associazione mafiosa, truffa e trasferimento fraudolento di valori. I giudici, in sostanza, hanno ritenuto che Sacco fosse il broker finanziario delle cosche Arena e Nicoscia e che avrebbe orchestrato un meccanismo fraudolento per distrarre i fondi pubblici destinati al servizio mensa del centro d’accoglienza, dirottandoli successivamente nelle casse dei clan. Il nuovo sequestro scaturisce dalle indagini economico-patrimoniali del Gico che hanno evidenziato una netta sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, suggerendo l’origine illecita delle risorse utilizzate per l’acquisizione del patrimonio. Nell’ambito della stessa inchiesta, le fiamme gialle avevano già eseguito sequestri nei confronti di altri indagati per un valore di oltre 9 milioni di euro. (AGI)  


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