‘Ndrangheta nel catanzarese: tentano di estorcere denaro per i carcerati, tre arresti all’alba (NOMI)

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  27 marzo 2026 07:59

Le ombre della criminalità organizzata tornano a allungarsi sui territori di Borgia e Gimigliano, ma la risposta dello Stato non si è fatta attendere. Nella mattinata di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone, ritenute gravemente indiziate di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'operazione, denominata convenzionalmente “Pay Up”, è il frutto di una serrata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) del capoluogo calabrese.

I NOMI - Destinatari della misura cautelare risultano essere tre soggetti residenti nel circondario catanzarese: Angelo Mazza, cl. '96 di Borgia, difeso dall'avv. Isabella Camporato; Saverio Ciambrone, cl. '64 di Gimigliano, difeso dall'avv. Laura Moschella; Salvatore Montesano, cl. '95 di Catanzaro, difeso dall'avv. Antonio Ludovico. 

L’inchiesta ha tratto linfa dal coraggio di due imprenditori locali che, nel maggio del 2025, hanno deciso di denunciare le pressioni subite. Da quel momento, i militari del Nucleo Investigativo hanno avviato una complessa rete di accertamenti tecnici, avvalendosi di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e l’analisi meticolosa dei sistemi di videosorveglianza. Gli elementi raccolti hanno permesso di ricostruire tre distinti tentativi di estorsione finalizzati, secondo l'ipotesi d'accusa, a rimpinguare le casse della storica cosca “Catarisano” per sostenere le spese di mantenimento dei sodali detenuti, appartenenti sia al clan di Borgia che alla famiglia “Scalise” di Decollatura.

Il quadro delineato dagli inquirenti conferma l'attuale operatività della consorteria dei Catarisano, realtà criminale attiva nell'area di Borgia e storicamente legata alle influenze delle potenti locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro. La pressione del clan sul tessuto economico locale appare come un tentativo di riorganizzazione dopo i duri colpi subiti in passato. Solo due anni fa, infatti, l'operazione “Scolacium” aveva portato all'arresto dei vertici della stessa cosca, molti dei quali sono stati già condannati in primo grado nel dicembre del 2025.

L’intervento odierno sottolinea la continuità dell’azione di contrasto della Procura Distrettuale, guidata da una sinergia operativa che mira a recidere i legami tra le cosche della provincia catanzarese e i loro referenti nel crotonese. Resta ferma, come previsto dalla legge nella fase delle indagini preliminari, la presunzione di innocenza per i tre indagati fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.


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