'Ndrangheta nel crotonese: villaggio turistico nel mirino cosca Isola

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  16 febbraio 2026 10:55

C’era il villaggio turistico ‘Seleno-Margheritissima’ di Isola di Capo Rizzuto nel mirino delle sette persone arrestate all’alba di oggi dai carabinieri del comando provinciale di Crotone con accuse che vanno dall’estorsione alla turbata libertà degli incanti fino ai danneggiamenti con incendi, tutte condotte aggravate dall’aver agito con modalità mafiose, nello specifico di aver agevolato la cosca Arena.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice distrettuale delle indagini preliminari di Catanzaro, Fabiana Giacchetti, su richiesta della Procura antimafia, riguarda Pasquale Arena, 35 anni; Giuseppe Bruno, 56 anni; Domenico Muraca, 74 anni; Michele Nicoscia, 46 anni; Rosario Scerbo, 58 anni; Vincenzo Scerbo, 63 anni; Carmine Antonio Timpa, 75 anni.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli indagati, con diversi ruoli e condotte, hanno imposto la cosiddetta guardiania al villaggio turistico Seleno-Margheritissima di Isola di Capo Rizzuto, costringendo l’amministratore della struttura ad assumere persone da loro indicate, realizzando così una tipica forma di estorsione attuata da decenni ai danni delle strutture ricettive del territorio isolitano oltre ad esercitare la loro influenza sulla gestione del villaggio.     L’amministratore, inoltre, è stato costretto ad affidare i servizi di manutenzione del verde condominiale e la gestione della spiaggia ad alcune imprese riconducibili alla famiglia degli Arena, da sempre attiva nel controllo del comparto turistico locale. Alcuni degli indagati, ancora, avrebbero truccato un’asta nella quale erano state messe in vendita unità immobiliari dello stesso villaggio.
    Secondo quanto emerge dagli atti, Timpa e Bruno, nella qualità di soci dell’impresa ‘Igb Immobiliare srl’ attiva nella costruzione di unità abitative all’interno del villaggio, insieme ad altri componenti del gruppo criminale hanno minacciato i partecipanti a una procedura di vendita per mantenere bassi i prezzi degli immobili. Tramite loro prestanome, poi, hanno partecipato all’asta e costretto alcuni acquirenti a rinunciare agli appartamenti oppure a versare ulteriori somme di denaro per perfezionare l’acquisto.


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